Oltre 2.000 accademici in Libano e nel mondo hanno firmato una petizione online da presentare all’UNESCO e al Segretario Generale dell’ONU António Guterres.
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Immagine di copertina: Studenti, personale e autorità locali partecipano a una cerimonia commemorativa presso l’Università Libanese in ricordo degli accademici Hussein Bazzi e Mortada Srour, uccisi in un attacco di droni israeliani nel campus. [Getty]
Fadia Jomaa – 25 Marzo 2026
Settimane dopo che un drone israeliano ha colpito la Facoltà di Scienze del Campus Rafik Hariri dell’Università Libanese a Hadath, un sobborgo meridionale di Beirut, uccidendo due illustri professori, l’episodio continua ad alimentare indignazione nazionale per quelli che in molti descrivono come attacchi israeliani senza precedenti contro istituzioni accademiche, in particolare l’unica università pubblica del Libano.
In un post su X, il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato duramente l’attacco, che ha ucciso il direttore della facoltà Hussein Bazzi e il professore di chimica Mortada Srour, definendolo “un crimine condannato da ogni punto di vista” e “un nuovo capitolo nel bersagliamento dei civili.”
Il bombardamento di istituzioni accademiche e scientifiche rappresenta “un’aggressione alla conoscenza e all’umanità, e al diritto del popolo libanese all’istruzione e a una vita sicura,” ha dichiarato Aoun, esortando la comunità internazionale ad agire per proteggere le istituzioni educative e civili del Libano.
Condanne ufficiali sono giunte rapidamente anche dal Ministero dell’Istruzione, dalle associazioni accademiche e dal Preside della Facoltà di Scienze dell’Educazione, che hanno espresso lutto e reso omaggio al contributo dei professori Bazzi e Srour alla scienza.
Il bersagliamento di accademici in Libano si inserisce in una escalation israeliana contro civili e personale medico iniziata il 18 marzo, che ha lasciato finora un bilancio di oltre 1.070 civili morti, tra cui 116 bambini e 40 operatori sanitari, e 2.966 feriti, secondo il Ministero della Salute Pubblica libanese.
Il lutto della comunità accademica libanese
Decine di accademici libanesi si sono riuniti in una veglia di solidarietà presso l’edificio dell’amministrazione centrale dell’università a Beirut.
Il professor di chimica Rami Akoum ha dichiarato a The New Arab che Bazzi era “un leader dedito al lavoro, che si impegnava giorno e notte, dormendo spesso in ufficio per sostenere i colleghi, soprattutto nei momenti più difficili per l’università.”
Parlando di Srour, Akoum ha spiegato che viveva a Tiro, a circa 80 chilometri da Beirut, a causa dei bassi stipendi e dei costi del trasporto; portava un materasso in ufficio per fermarsi tre giorni a settimana e garantire la continuità dell’insegnamento.
“Aveva l’anima di un bambino e rimaneva allegro nonostante le difficoltà che affrontava,” ha detto Akoum.
I membri della facoltà hanno condiviso anche un messaggio vocale WhatsApp che Srour aveva inviato la sera prima dell’attacco, in cui esortava i colleghi a portare avanti gli esami in caso di emergenza. “Nessuno sa cosa gli può capitare,” aveva detto.
Oltre 2.000 accademici in Libano e nel mondo hanno firmato una petizione online da presentare all’UNESCO e al Segretario Generale dell’ONU António Guterres.
La petizione ha condannato gli attacchi contro le istituzioni educative e il loro personale, sottolineato la necessità di proteggere le università durante i conflitti, e sostenuto gli sforzi internazionali per garantire la continuità dell’istruzione e della ricerca nelle zone di crisi.
La professoressa di scienze politiche libanese Laure Abi Khalil ha dichiarato a TNA che la comunità accademica sta vivendo “uno shock senza precedenti.”
“Avevamo visto violazioni nei rifugi, nei siti di sfollamento e negli ospedali, ma non ci aspettavamo attacchi sui campus universitari, con l’uccisione di un preside e di un professore che si trovavano lì solo per svolgere lavoro amministrativo,” ha detto Abi Khalil.
Alcuni accademici hanno esitato a firmare la petizione a causa della crescente sfiducia nelle organizzazioni internazionali, ha spiegato Abi Khalil, ma nonostante questo dubbio, “sentiamo il dovere morale di difendere la nostra università e i colleghi caduti,” rispettati dagli studenti in lutto che stanno pianificando proteste in risposta all’accaduto.
Le dichiarazioni israeliane
Una dichiarazione di Avichay Adraee, portavoce in lingua araba dell’esercito israeliano, ha avanzato accuse non dimostrate secondo cui Srour era un membro attivo di Hezbollah, che avrebbe utilizzato le sue competenze scientifiche per scopi militari.
“È un operativo terrorista nell’unità aerea di Hezbollah (Unità 127),” ha sostenuto Adraee, senza fare menzione di Bazzi, mentre un’emittente locale ha ripreso le non verificate affermazioni israeliane secondo cui Bazzi avrebbe partecipato a corsi di formazione in scienze nucleari in Iran.
“La continua attenzione sul presunto legame di uno dei professori con Hezbollah è esattamente l’effetto che i media cercano,” ha dichiarato a TNA Maha Zaraket, professoressa presso la Facoltà di Media dell’Università Libanese.
“Israele ha spostato il dibattito dall’uccisione di due professori universitari su un campus al mettere in discussione l’identità delle vittime, privandole di fatto del loro status di vittime,” ha spiegato Zaraket.
Ha illustrato come post sui social media abbiano prima tentato di giustificare l’uccisione diffondendo un’immagine fuorviante che collegava Bazzi a Ibrahim Aqil, uno dei leader militari di Hezbollah.
“Si è poi puntato il dito sulla sua specializzazione in nanotecnologia come se fosse un’accusa,” ha continuato Zaraket. “Quando altri accademici hanno contestato entrambe le narrazioni, il portavoce israeliano ha dirottato l’attenzione sul dottor Srour, collegandolo a Hezbollah.”
La professoressa di letteratura moderna dell’Università Libanese Rima Mawloud ha dichiarato a TNA che, sebbene non conoscesse personalmente i due professori, è evidente che “prendere di mira due professori dell’università ufficiale del Libano, indipendentemente dall’affiliazione politica o settaria, è un tentativo di soffocare il sapere che la nostra università contribuisce a diffondere nel paese.”
“Anche se il dottor Srour avesse avuto legami con Hezbollah, ciò non giustificherebbe questo attacco e l’uccisione di un altro professore. La dichiarazione israeliana ha menzionato solo il dottor Srour, facendo apparire la morte del dottor Bazzi come accidentale. L’inviolabilità del campus universitario deve essere rispettata,” ha sottolineato Mawloud.
Prima Gaza, ora il Libano
In Libano cresce la preoccupazione per un possibile schema di attacco sistematico di istituzioni accademiche e del loro personale, che richiama alla memoria l’uccisione di almeno 190 accademici a Gaza dall’ottobre 2023.
Abed Kataya, esperto digitale di SMEX, un’organizzazione di Beirut che si occupa di diritti digitali e libertà, ha avvertito che il Libano è un paese ad alto rischio perché i dati sono scarsamente protetti, inclusi i registri delle telecamere stradali e le liste anagrafiche. “Le comunicazioni vengono violate frequentemente,” ha detto Kataya a TNA. “Tutto ciò mette a rischio i civili, compresi i professori universitari.”
Kataya ha spiegato che le guerre moderne hanno subito un cambiamento significativo con lo sviluppo di sistemi di analisi dei dati e di intelligenza artificiale per l’individuazione degli obiettivi.
“L’IA e l’analisi dei dati vengono usate per identificare i bersagli dal 2021,” ha dichiarato Kataya. “Sono stati usati a Gaza nel 2023 e in Libano nel 2024. Gaza è stata trattata come un laboratorio vivente per testare armi e IA nei conflitti.”
Il Monitor Euro-Med per i Diritti Umani ha riferito che gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 94 accademici e dipendenti universitari a Gaza, insieme a centinaia di insegnanti e migliaia di studenti.
“Gli eserciti si affidano ora ad algoritmi che raccolgono dati — movimenti, segnali telefonici, schemi di spostamento e informazioni biometriche — e li analizzano in pochi secondi per valutare individui o luoghi prima di colpire. Sistemi simili sarebbero stati utilizzati in recenti attacchi dell’esercito americano in Iran e in Venezuela,” ha spiegato Kataya.
All’indomani della guerra Gaza-Israele, la Commissione d’Inchiesta dell’ONU (OHCHR) ha avvertito che gli attacchi contro civili e infrastrutture civili, come scuole e università, configurano crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Il professor di diritto internazionale Hassan Jouni ha dichiarato a TNA che il diritto internazionale umanitario offre “una protezione chiara ai civili, inclusi giornalisti, personale medico e coloro che lavorano nelle istituzioni educative e nel mondo accademico.”
Ha spiegato che sono tutelati sia “come civili in primo luogo, sia da norme specifiche aggiuntive.”
“Tutte le parti devono rispettare il principio di distinzione tra obiettivi militari e civili,” ha affermato, citando gli articoli 48 e 58 del Primo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra e le disposizioni a tutela delle strutture mediche ed educative.
Ha avvertito che colpire gli accademici è particolarmente grave, dato il loro ruolo nella produzione del sapere, nell’istruzione e nella ricostruzione della società.
“Tali attacchi costituiscono anche una forma di guerra psicologica contro i civili libanesi, violando diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all’abitazione e alla libertà di espressione,” ha aggiunto Jouni.
Jouni ha poi richiamato il diritto internazionale umanitario consuetudinario, che comprende 161 norme vincolanti sul diritto dei conflitti armati codificate dal Comitato Internazionale della Croce Rossa.
“Queste norme vincolano tutti gli stati, indipendentemente dalla ratifica dei trattati, impedendo a qualsiasi parte, Israele inclusa, di sottrarsi ai propri obblighi,” ha concluso.
Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Egab.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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