Il Genocidio non richiede necessariamente fosse comuni, ma include anche gli sforzi per distruggere la capacità di un popolo di generare la prossima generazione. L’uso sistematico della Tortura e della violenza sessuale contro i palestinesi da parte di Israele rientra in questa definizione.
Fonte. English version
Immagine di copertina: Un’immagine di Ibrahim Salem a Sde Teiman è trapelata alla CNN. (Foto: social media)
Di Ahmad Ibsais – 27 marzo 2026
È difficile descrivere appieno tutti i modi in cui il Genocidio si ripercuote sulla Palestina nel corso dei decenni, in un modo che renda giustizia alla terra e ai martiri la cui morte è stata il prezzo pagato per l’indifferenza e la Disumanizzazione dei palestinesi da parte del mondo. Ma ciò che è chiaro è il semplice fatto che i palestinesi non sono altro che oggetti di Tortura per gli israeliani, in ogni modo possibile.
Per fare solo un esempio, Israele ha costruito l’unica prigione militare al mondo progettata per i minori, minori che vengono detenuti arbitrariamente e in contrasto con i principi della “legge”, minori che vengono picchiati, Torturati e lasciati morire di fame regolarmente. Penso ai minori palestinesi che i soldati israeliani Torturano e bruciano per estorcere confessioni ai loro padri. Penso a Walid Ahmad, un diciassettenne morto di fame nella prigione di Megiddo, restituito alla sua famiglia quasi senza muscoli né grasso.
Ma al di là della sistematica aggressione di Israele contro i minori palestinesi, il modo in cui Israele usa in modo subdolo la violenza sessuale e lo stupro contro uomini, donne e minori nel tentativo di spezzarli come persone, di spezzare il popolo palestinese nel suo complesso, potrebbe essere l’esempio più chiaro del suo intento Genocida.
C’è una lunga storia di violenza sessuale contro i palestinesi, una storia che risale a prima della fondazione dello Stato di Israele. Come dimostrano Nadera Shalhoub-Kevorkian, Sarah Ihmoud e Suhad Dahir-Nashif, “lo stupro e altre forme di violenza sessuale contro le donne palestinesi sono sempre state un elemento dei tentativi dello Stato Coloniale di distruggere ed eliminare i palestinesi autoctoni”. Per Israele, i corpi palestinesi sono sempre stati oggetto di violenza. Storici israeliani, tra cui Benny Morris, hanno documentato stupri commessi da soldati e ufficiali israeliani in almeno dodici città e villaggi palestinesi durante la guerra del 1948. In alcuni casi, i soldati stupravano donne palestinesi dopo aver occupato un villaggio e poi le uccidevano. Ben-Gurion scrisse nel suo diario, nel 1948, di stupri e torture sessuali subite da donne palestinesi. Tuttavia, la portata completa di questi crimini non è mai stata rivelata pubblicamente e potrebbe non esserlo mai, poiché Israele ha distrutto gran parte delle prove dei primi tempi del suo Progetto Coloniale di Insediamento. L’esercito israeliano ha successivamente sviluppato una pratica formale, denominata in arabo isqat siyassy, che prevede l’uso della minaccia sessuale e dell’esposizione dell’identità sessuale per reclutare collaboratori palestinesi e spezzare la Resistenza organizzata, e, per molti aspetti, per il piacere di chi prepara tali azioni, poiché gli psicopatici traggono piacere dall’infliggere crudeltà.
La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso, nel marzo e nel settembre del 2025, che la violenza sessuale e di genere è stata utilizzata da Israele come metodo di guerra, attuata su ordine esplicito o con l’implicito incoraggiamento dei vertici civili e militari israeliani. Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, ha presentato questo mese al Consiglio per i diritti umani un rapporto in cui afferma che Israele ha imposto un regime continuo di terrore psicologico in tutto il Territorio Palestinese Occupato, un regime “progettato per spezzare i corpi, privare un popolo della sua dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra”. Ha concluso che la Tortura, inclusa la violenza sessuale, costituisce una prova da cui si può desumere direttamente l’intento Genocida.
La violazione dei corpi palestinesi e l’appropriazione delle terre palestinesi non sono mai stati progetti separati. Lo stesso permesso che apre la terra al furto apre il corpo al danno. L’insediamento e lo stupro non sono atti diversi, ma la stessa violenza, che si consuma sulla carne e sulla terra.
B’Tselem ha pubblicato le testimonianze di sopravvissuti alla detenzione israeliana nei suoi resoconti “Vivere all’Inferno” e “Benvenuti all’Inferno”. Tamer Qarmut, detenuto a Sde Teiman, ha descritto di essere stato violentato con un bastone di legno, che la guardia gli ha estratto e poi reinserito con la forza, spingendoglielo infine in bocca. Sami al-Sa’i, un giornalista di Tulkarm detenuto per sedici mesi senza accusa, è stato portato in una stanza del carcere di Megiddo dove le guardie lo hanno immobilizzato, bendato e penetrato con un oggetto mentre ridevano e fumavano sigarette. Altri prigionieri gli hanno raccontato che le guardie chiamavano questo atto “la festa di benvenuto”, inflitta all’arrivo. S.S., detenuto a Sde Teiman, ha descritto i soldati che lo picchiavano sul pene e lo legavano con un cordino di plastica fino a farlo sanguinare. Un detenuto nella stessa struttura ha perso un testicolo. Un detenuto identificato come J.M. ha descritto delle soldatesse che gli hanno afferrato i genitali durante una perquisizione corporale forzata, stringendoli fino a farlo urlare, e dicendogli: “Ti stuprerò”. Queste sono solo alcune delle strazianti storie degli oltre 10.000 palestinesi che sono stati arrestati e portati in centri di detenzione militari israeliani dal 2023.
Nel luglio 2024, cinque soldati a Sde Teiman hanno violentato in gruppo un detenuto palestinese ammanettato e bendato con un oggetto appuntito. L’oggetto gli ha lacerato il retto, fratturato le costole e perforato un polmone. L’aggressione è stata filmata. Nel marzo 2026, tutte le accuse sono state ritirate. Netanyahu ha accolto con favore la decisione. Un membro della Knesset (Parlamento) ha dichiarato che la penetrazione anale con un bastone è del tutto legittima.
Una violenza di questo tipo non si limita a distruggere il corpo. Mira a ottenere il dominio totale sul corpo e, attraverso di esso, sull’individuo; a far sentire alla persona che non c’è più nulla di lei che non possa essere preso o distrutto. È così che il Genocidio si perpetua nel tempo. Non solo attraverso le uccisioni, ma attraverso la progressiva distruzione del senso di identità di un popolo.
Eppure, i palestinesi continuano a vivere al di là di ciò che hanno subito. Condividono le loro storie e la loro determinazione a liberarsi si rafforza. I palestinesi, come tutte le vittime di oppressione e di manifestazioni di violenza, sono più delle crudeli azioni dei mostri che li abusano.
La comunità giuridica internazionale ci ha già detto che la violenza sessuale può costituire Genocidio. Nel 1998, il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, nel caso Procuratore contro Akayesu, ha stabilito per la prima volta che lo stupro è un atto di Genocidio quando commesso con l’intento di distruggere un gruppo protetto. La Camera di primo grado ha riconosciuto che la violenza sessuale non distrugge solo un corpo individuale, ma anche la capacità di continuità di un gruppo. Il tormento psicologico che infligge è concepito per far sì che i sopravvissuti non vogliano più continuare, non vogliano mettere al mondo dei figli in un mondo in cui questo è ciò che li attende, non vogliano ricostituire la comunità che è stata presa di mira attraverso i loro corpi. La Corte ha stabilito che questa distruzione della volontà generazionale, quando è deliberata e diretta contro un gruppo in quanto tale, rientra nella definizione di Genocidio ai sensi dell’Articolo II della Convenzione. Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, nel perseguire i criminali coinvolti nel Genocidio bosniaco, ha confermato lo stesso principio nel caso Doe contro Karadžić.
Il Genocidio non richiede solo fosse comuni. Il Genocidio richiede solo la distruzione deliberata della capacità di un popolo di perpetuarsi attraverso i propri corpi, la propria dignità, la propria volontà di dare alla luce la prossima generazione. Ciò che Israele ha fatto ai corpi dei palestinesi nelle sue prigioni e nei suoi centri di detenzione, sistematicamente, su ordine, ripreso in video e senza conseguenze, rientra in questa definizione. Questo è l’aspetto del genocidio quando non si conclude in un singolo momento, ma viene perpetrato attraverso il corpo, ripetutamente. Bombe e proiettili si annunciano, ma questa violenza è più silenziosa, più intima e non per questo meno devastante. Frantuma un popolo dall’interno, ed è proprio questo il suo scopo.
Ahmad Ibsais è un palestinese americano di prima generazione e uno studente di giurisprudenza che scrive la newsletter (bollettino) State of Siege (Stato d’Assedio).
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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