La nuova espansione degli insediamenti israeliani attorno a Jenin isolerà la città palestinese, frammentando ulteriormente il nord della Cisgiordania per consolidare il controllo sul territorio
Fonte: English version
Alessandra Bajec – 27 April, 2026
All’inizio di aprile, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato la costruzione di 34 nuovi insediamenti in Cisgiordania occupata — il più grande annuncio del genere mai registrato — portando a 103 il totale degli insediamenti autorizzati dall’attuale governo.
La Relatrice Speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha definito la mossa «la più grande operazione di pulizia etnica e appropriazione di terre in Palestina dai tempi della Nakba».
I piani comprendono insediamenti del tutto nuovi e avamposti già esistenti, costruiti in precedenza senza permessi israeliani e ora destinati a essere retroattivamente legalizzati.
Sei dei nuovi insediamenti previsti sorgerebbero a sud della città palestinese di Jenin, nel nord della Cisgiordania. Stando alle ricostruzioni dei media, due verrebbero edificati sui siti di Ganim e Kadim — due avamposti non autorizzati nei quartieri orientali della città — smantellati insieme ad altri due insediamenti nel distretto settentrionale, Homesh e Sa-Nur, in applicazione della legge israeliana sul disengagement del 2005.
Domenica scorsa, le autorità israeliane hanno riaperto l’insediamento di Sa-Nur. «In questo giorno emozionante, celebriamo una correzione storica all’espulsione criminale», ha dichiarato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich durante la cerimonia, aggiungendo che le autorità stavano anche «seppellendo l’idea di uno Stato palestinese».
L’ultima offensiva insediamentale rovescia di fatto il precedente piano di ritiro, consentendo agli israeliani di tornare in aree che erano state loro precluse. Il processo di re-legalizzazione dei quattro ex insediamenti nella zona di Jenin era iniziato nel marzo del 2023, quando la Knesset aveva approvato un emendamento alla legge sul disengagement per abrogare gradualmente il divieto di accesso degli israeliani a quelle aree.
A metà dicembre del 2025, i residenti di Jenin avevano segnalato la presenza di gruppi di coloni sulle colline di Ganim e Kadim durante le festività ebraiche, con appelli aperti a una rinnovata presenza ebraica — tutto ciò dopo che il gabinetto di sicurezza del premier Benjamin Netanyahu aveva deciso di regolarizzare 19 insediamenti in Cisgiordania, inclusa la ricostruzione dei due avamposti settentrionali.
Nelle settimane successive, Jenin e altre zone del nord della Cisgiordania sono state sottoposte a una vasta operazione militare israeliana volta a instaurare una «nuova realtà di sicurezza» che consentisse di reinsediare le colonie evacuate: zone militari chiuse, dispiegamento di forze aggiuntive e installazione di basi militari a presidio dei siti.
L’autorizzazione dei 34 insediamenti sarebbe stata approvata alla fine di marzo, ma il gabinetto israeliano l’aveva inizialmente tenuta riservata — si è detto per non provocare reazioni negative da parte degli Stati Uniti nel corso dei negoziati per un cessate il fuoco con l’Iran.
Tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, compresi quelli nella zona di Gerusalemme Est, sono illegali ai sensi del diritto internazionale. Gli avamposti, generalmente edificati da piccoli gruppi di coloni senza autorizzazione ufficiale israeliana, sono considerati illegali persino secondo la legislazione israeliana, almeno nelle fasi iniziali.

L’approvazione, all’inizio di aprile, di 34 nuovi insediamenti rappresenta il dato più alto mai registrato, portando il numero totale di insediamenti approvati dall’attuale amministrazione a 103. [Getty]
«Gli insediamenti sono pensati per cacciare i palestinesi dalle loro terre», ha dichiarato a The New Arab Shaiel Ben-Ephraim, analista indipendente specializzato nel processo di pace arabo-israeliano. L’esperto ha sottolineato come gli insediamenti nella periferia di Jenin — a lungo considerata «una bassa priorità» — siano diventati centrali nell’agenda dell’attuale coalizione di governo israeliana.
Citando le rivendicazioni di Smotrich e del suo movimento colono sulla Cisgiordania come territorio da annettere, Ben-Ephraim ha osservato che, nella loro prospettiva, il vulnerabile distretto di Jenin rappresenta un’opportunità da «rafforzare» sotto la sovranità israeliana e da ripopolare con coloni ebrei.
L’analista ha anche segnalato che il capo di stato maggiore israeliano si oppone al nuovo piano: mantenere quegli insediamenti richiederebbe una presenza militare massiccia, aggravando ulteriormente il peso su forze armate già sovraccariche tra Libano, Siria, Gaza e la Cisgiordania.
Ubai Aboudi, direttore esecutivo del Bisan Center for Research and Development di Ramallah, ha affermato che Tel Aviv punta alla completa «pulizia etnica» dei palestinesi, distruggendo la loro capacità di mantenere contiguità territoriale e un’economia indipendente.
L’ultima decisione che colpisce l’area attorno a Jenin, ha spiegato, porterà a perdite di terre, a un’intensificazione delle attività militari e al ritorno dei coloni, creando inevitabilmente nuovi «focolai di conflitto» con le comunità palestinesi.
“È una scelta ideologica del governo israeliano continuare a suddividere la Cisgiordania in bantustan isolati, non solo per espropriare i palestinesi, ma anche per rendere le loro vite il più miserabili possibile”, ha affermato il direttore di Bisan.
Ha fatto riferimento a scelte politiche incentrate sulla continuazione del conflitto, sulla negazione dei diritti dei palestinesi e sulla protezione dei coloni armati, con attacchi da parte di questi ultimi che spesso avvengono con la presenza o il supporto dell’esercito.
“Le vite e le proprietà dei palestinesi sono diventate un bersaglio legittimo, con coloni e soldati israeliani in grado di agire con scarso o nessun timore di ripercussioni”, ha affermato Aboudi.
L’accesso ai territori palestinesi è stato progressivamente limitato attraverso una rete sempre più estesa di strade e infrastrutture di sicurezza, progettate per aggirare le comunità palestinesi, interrompere la continuità geografica e integrare le aree limitrofe in blocchi di insediamenti e zone militari.
Parallelamente, i coloni israeliani si sono sempre più impegnati nella distruzione di proprietà e negli attacchi contro i palestinesi, nel tentativo di costringerli ad abbandonare le proprie case e terre.

La nuova ondata di insediamenti segue la vasta operazione militare israeliana lanciata nel gennaio 2025 nella Cisgiordania settentrionale, che ha svuotato i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams. [Getty]
Da quando il governo di destra di Netanyahu si è insediato alla fine del 2022, l’espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni sono aumentate vertiginosamente in tutta la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, con un’ulteriore escalation della violenza in seguito all’inizio della guerra di Israele contro Gaza nell’ottobre 2023.
Al suo insediamento, il governo di coalizione si è impegnato a legalizzare gli avamposti costruiti illegalmente, ad aumentare i finanziamenti per gli insediamenti e a promuovere l’applicazione della sovranità israeliana in Cisgiordania. Nel luglio 2025, la Knesset ha rafforzato questa linea approvando una mozione dichiarativa che chiedeva l’applicazione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano.
Nel corso del mese di agosto, Israele ha approvato il controverso piano di insediamento E1, vicino a Gerusalemme Est, autorizzando la costruzione di migliaia di unità abitative tra la città e Ma’ale Adumim, una mossa che porterebbe a un significativo spostamento di palestinesi e alla divisione di fatto della Cisgiordania in due enclavi separate.
I nuovi insediamenti pianificati nella periferia meridionale di Jenin isolerebbero di fatto la città , tagliandola fuori dagli altri centri abitati palestinesi. Ciò altererebbe il paesaggio circostante in modo da acuire l’isolamento delle comunità palestinesi.
In un’intervista con The New Arab , Tahani Mustafa, visiting fellow del programma Medio Oriente e Nord Africa presso l’European Council on Foreign Relations (ECFR), ha sottolineato che l’approvazione del recente avamposto è coerente con la visione israeliana della Cisgiordania come territorio israeliano costellato da sacche di aree palestinesi sottoposte a un’amministrazione locale limitata.
“Questo non fa che accelerare le politiche di annessione di lunga data in Cisgiordania, già in atto sotto le precedenti amministrazioni e radicate nella visione di Israele della Giudea e della Samaria come parte integrante del proprio territorio”, ha affermato l’esperto di Medio Oriente e Nord Africa.
Aboudi, che è anche membro del comitato direttivo della Rete delle ONG palestinesi, ha avvertito che gli avamposti autorizzati assedieranno Jenin, limitando l’accesso ai terreni agricoli, ostacolando i collegamenti, paralizzando il commercio e limitando gravemente la possibilità per i residenti di raggiungere le città della Cisgiordania centrale.
“Si tratta di un’ulteriore frammentazione di un territorio palestinese già profondamente diviso”, ha commentato, sottolineando che l’annessione territoriale è una politica sistematica che si riflette nelle azioni israeliane in Cisgiordania, Gaza, Libano e Siria.
Ben-Ephraim ha avvertito che, insieme a Jenin, presto anche altre importanti città palestinesi saranno circondate da insediamenti, posti di blocco e zone militari chiuse, isolate dal loro entroterra e collegate da autostrade sotto il pieno controllo dell’esercito israeliano.
“Sarà quasi impossibile spostarsi in tutta la Cisgiordania”, ha affermato l’analista. “L’obiettivo è rendere gli spostamenti tra le principali città pericolosi e poco attraenti per i palestinesi”, il che li costringerà in gran parte a rimanere nelle loro zone di residenza.

Negli ultimi anni, le occupazioni di terreni intorno a Jenin sono coincise con rinnovati tentativi da parte dei coloni di ristabilire la propria presenza negli avamposti precedentemente smantellati. Gli accampamenti temporanei, eretti sotto la protezione dell’esercito, si sono gradualmente trasformati in roulotte e case mobili, segnalando un cambiamento verso una presenza stabile e duratura sul territorio.
Questo si è verificato parallelamente a una vasta operazione militare israeliana lanciata nel gennaio dello scorso anno nella Cisgiordania settentrionale, che ha quasi completamente svuotato i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams .
Mustafa, che è anche docente di relazioni internazionali al King’s College di Londra, ha osservato che negli ultimi anni le azioni di Tel Aviv sul campo hanno drasticamente rimodellato i confini fisici nella Cisgiordania settentrionale e, più in generale, in tutto il territorio.
“Israele ha modificato strutturalmente, istituzionalmente e legalmente la geografia della Cisgiordania”, ha affermato l’accademico. “È riuscito a spingersi oltre i limiti di ciò che è accettabile. Sa di potersela cavare impunemente.”
Alessandra Bajec è una giornalsita free lance attualmente basata a Tunisi
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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