Detenuti rilasciati rivelano abusi “brutali” e negligenza medica subiti dal dottor Hussam Abu Safiya nelle carceri israeliane.

Ex detenuti palestinesi hanno condiviso testimonianze strazianti sulle condizioni del medico palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto da oltre 450 giorni nelle carceri israeliane dopo essere stato rapito durante il genocidio a Gaza. Secondo le testimonianze, è stato sottoposto a gravi abusi e negligenza medica, e uno di loro ha affermato che le guardie israeliane lo hanno spogliato nudo e gli hanno aizzato contro dei cani poliziotto.

Fonte: English version

Quds News Network, 8 Maggio 2026

Secondo le testimonianze riportate giovedì dall’ufficio stampa di Asra, ex detenuti palestinesi hanno descritto le condizioni strazianti e brutali affrontate dal medico palestinese Hussam Abu Safiya nelle carceri israeliane.

L’ex detenuto Hamza Abu Amira ha affermato che il medico palestinese è stato sottoposto a “trattamenti eccezionalmente duri”, tra cui continue umiliazioni e gravi torture fisiche e verbali da parte di unità carcerarie israeliane specializzate. Ha raccontato che le guardie lo costringevano, in preda ad un dolore lancinante, a ripetere frasi degradanti intese a privarlo della sua dignità umana.

Un altro detenuto rilasciato, Rami Abu Amira, ha descritto quella che ha definito una delle scene più sconvolgenti a cui abbia assistito, affermando che gli agenti dell’Idf “hanno spogliato completamente il dottor Hussam e gli hanno aizzato contro i cani poliziotto”, lasciandogli profonde ferite e graffi.

Ha aggiunto che il medico tornava spesso dagli interrogatori “fisicamente distrutto e quasi privo di sensi”, a testimonianza dell’entità delle sofferenze patite in prigione.

Le testimonianze degli ex detenuti andavano oltre le torture fisiche, indicando quello che descrivevano come un tentativo sistematico di distruggere il medico palestinese “psicologicamente e moralmente”, poiché Abu Safiya era ampiamente conosciuto per la sua resilienza e il suo lavoro umanitario.

L’ex detenuto Ahmad Qaddas ha affermato che “le celle della prigione risuonavano delle urla del medico mentre veniva picchiato brutalmente”, aggiungendo che agli altri detenuti era proibito avvicinarsi alla sua cella o persino chiedere informazioni sulle sue condizioni di salute.

Ha affermato che gli abusi inflitti ad Abu Safiya “non erano solo torture fisiche, ma un tentativo di annientare la sua umanità, la sua identità e la sua dignità”.

Secondo le testimonianze dei detenuti, le condizioni di salute di Abu Safiya sono peggiorate drasticamente. Hanno riferito che soffre di vomito persistente e non riesce a trattenere il cibo, mentre gli viene negata un’adeguata assistenza medica.

Gli ex prigionieri hanno anche affermato che le forze carcerarie israeliane hanno ripetutamente fatto irruzione nella sua stanza e gli hanno lanciato granate stordenti e bombolette di gas lacrimogeno vicino, nonostante le sue condizioni critiche, aggravando ulteriormente le sue sofferenze quotidiane.

Le testimonianze descrivono inoltre il prolungato periodo in cui è stato incatenato a mani e piedi, la privazione di cibo e di servizi igienici di base, e l’essere costretto a insultarsi e a ripetere frasi umilianti, in quello che i detenuti hanno descritto come un tentativo di spezzargli lo spirito.

Il mese scorso, un tribunale israeliano ha prorogato la detenzione di Abu Safiya, a seguito di segnalazioni di gravi torture e altre forme di abuso a cui sarebbe stato sottoposto. Secondo Medici per i Diritti Umani Israele (PHRI), il tribunale ha esteso la sua detenzione amministrativa a tempo indeterminato.

In una dichiarazione di marzo, i relatori speciali delle Nazioni Unite Tlaleng Mofokeng e Ben Saul hanno affermato di aver ricevuto segnalazioni secondo cui le condizioni di salute di Abu Safiya “rimangono critiche”.

«Gli è stato sistematicamente negato l’accesso a esami e cure mediche essenziali, e gli sono state negate le cure fondamentali a tal punto che la sua vita, la sua salute e il suo benessere sono stati gravemente compromessi», hanno affermato.

Abu Safiya, ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, è stato arrestato dalle forze israeliane nel dicembre 2024, nel contesto della guerra genocida condotta da Israele contro i palestinesi nell’enclave costiera.

È stato arrestato dopo essersi rifiutato di lasciare l’ospedale, l’ultima struttura sanitaria ancora funzionante nel nord di Gaza, durante gli attacchi israeliani.

Come molti altri detenuti provenienti dalla Striscia di Gaza, Abu Safiya è stato trattenuto da Israele senza accusa né processo, suscitando un’ampia condanna.

Il suo arresto e la sua detenzione sono “il riflesso del sistematico accanimento di Israele contro gli operatori sanitari palestinesi e della decimazione del sistema sanitario a Gaza, al fine di imporre condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica dei palestinesi”, ha dichiarato Amnesty International.

Nella dichiarazione, gli esperti delle Nazioni Unite hanno affermato che Abu Safiya “ha subito una privazione arbitraria della libertà, una violazione dei suoi diritti umani, compreso il diritto di ogni essere umano a essere libero da torture e maltrattamenti, e che il suo diritto alla salute viene leso”.

Hanno esortato la comunità internazionale, compresi i paesi “con influenza su Israele”, ad agire “per garantire prevenzione, ricorso e giustizia”.

“Israele deve rilasciare il dottor Abu Safiya e tutti gli operatori sanitari, e garantire loro l’accesso a cure mediche adeguate”, hanno affermato.

La rete sanitaria di Gaza è stata decimata dalla guerra israeliana contro l’enclave, con oltre 930 attacchi al settore registrati dall’ottobre 2023, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del mese scorso.

Tutti i 36 ospedali della Striscia hanno subito danni a causa degli attacchi israeliani, ha affermato l’OMS, mentre solo la metà degli ospedali è parzialmente funzionante.

Anche gli operatori sanitari palestinesi sono stati presi di mira durante la guerra.

L’organizzazione umanitaria Medical Aid for Palestinians (MAP) ha affermato che almeno 1.722 operatori sanitari sono stati uccisi tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2025, una media di oltre due uccisi al giorno.

Traduzione a cura di: Nicole Santini 
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