Israele si presenta come uno Stato equo, ma un’analisi più attenta delle restrizioni discriminatorie al diritto di movimento dei palestinesi rivela il contrario.
Fonte: English version
Di Daoud Kuttab – 3 giugno 2026
Il termine Apartheid viene sempre più utilizzato per descrivere il modo in cui Israele tratta i palestinesi, eppure i suoi difensori a livello globale continuano ad affermare che lo Stato di Israele garantisce l’uguaglianza per tutti. L’accusa di Apartheid viene spesso respinta, sottolineando la continua esistenza di una fiorente comunità di cittadini palestinesi di Israele, rappresentata in diverse professioni, tra cui medicina e farmacia. Questo, sostengono, dimostra l’assenza di discriminazione razziale.
Il fatto è che Israele ha approvato leggi che discriminano tra arabi ed ebrei in Israele. Adalah, il centro legale per la minoranza araba in Israele, ha documentato oltre cinquanta leggi Razziste e discriminatorie che favoriscono gli ebrei rispetto agli arabi in tutti gli aspetti della vita.
La maggior parte di queste leggi è celata da una patina che potrebbe giustificare l’applicazione della legge a gruppi diversi, ad esempio, coloro che hanno prestato servizio nell’esercito israeliano ed erano membri di unità militari ebraiche prima della fondazione dello Stato di Israele, o che sono membri di istituzioni religiose ebraiche. Alcuni coloni sono anche descritti come residenti ebrei della Giudea e della Samaria, il che li qualifica come appartenenti a un “gruppo diverso”.
Restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi
Naturalmente, la discriminazione più grave è quella subita dal popolo palestinese sotto Occupazione, a cui vengono negati i diritti politici e che è soggetto a restrizioni delle libertà più elementari, soprattutto per quanto riguarda la libertà di movimento all’interno dei Territori Palestinesi Occupati da Israele.
La discriminazione israeliana è fin troppo evidente se si esaminano le sue strade, il comportamento delle forze di sicurezza in alcuni posti di blocco rispetto ad altri, e i regolamenti e i trattamenti ai valichi di frontiera. Attraversare i posti di blocco utilizzati da molti coloni, come il posto di blocco di Hizma a Est di Gerusalemme e il posto di blocco del tunnel per i viaggiatori nel Sud della Cisgiordania vicino a Beit Jala, è solitamente veloce, con poche auto fermate. Tuttavia, presso i posti di blocco vicini utilizzati solo dai palestinesi, come Qalandia e la Tomba di Rachele, ogni singola auto e ogni viaggiatore vengono fermati, i documenti d’identità controllati e i bagagliai aperti, causando a volte ritardi di ore.
Diversi studi sono stati condotti da attivisti che hanno testato i risultati di viaggi effettuati nello stesso momento e dallo stesso luogo, ma attraverso percorsi diversi. Chi utilizza i percorsi più battuti dai coloni impiega la metà del tempo o anche meno rispetto a chi utilizza i posti di blocco non attraversati dai coloni.
Gli spostamenti tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono totalmente vietati, così come gli spostamenti in auto palestinese tra la Cisgiordania e Gerusalemme Occupata.
Dal 7 ottobre 2023, Israele ha fortemente limitato l’ingresso e l’uscita attraverso il valico di Rafah con l’Egitto, mentre il Valico di Beit Hanoun (Erez), che collega Gaza con Israele, è rimasto praticamente chiuso. Anche dopo la riapertura del Valico di Rafah, nell’ambito del Piano in 20 punti di Trump, e l’inizio della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la situazione è migliorata solo marginalmente.
L’attraversamento di Rafah è deciso unilateralmente dal governo di destra israeliano, le cui politiche e pratiche sono caratterizzate dalla Pulizia Etnica.
Israele ha arbitrariamente stabilito che l’apertura del valico sia consentita esclusivamente ai gazawi malati, a condizione che il numero di coloro che escono superi il numero di palestinesi autorizzati a rientrare, con un massimo di 50 persone ammesse al giorno. Recentemente, Israele ha negato l’ingresso a 38 dei 50 palestinesi che avevano fatto domanda per rientrare in base alla quota, rafforzando l’idea che siano in corso tentativi di spopolamento della Striscia di Gaza.
Discriminazione documentata
Sebbene tutti questi casi di discriminazione siano evidenti solo a un’analisi più approfondita, è necessario anche un osservatore neutrale per confrontare i posti di blocco israeliani sulle strade frequentate dai coloni con quelli utilizzati dai non coloni. Non esiste alcuna prova scritta o visiva di discriminazione se gli israeliani e la maggior parte dei turisti non sanno cosa accade ai posti di blocco israeliani sulle strade non frequentate dai coloni (ovvero, le strade utilizzate dai palestinesi).
Ai palestinesi di tutte le città, ad eccezione di Gerusalemme Est, non è consentito utilizzare i posti di blocco, facili da usare e raramente controllati.
Tuttavia, di tanto in tanto, emerge un documento che, inavvertitamente, mostra la discriminazione nero su bianco. Recentemente, un documento è stato pubblicato dall’Autorità Aeroportuale Israeliana, che regola tutti i valichi di frontiera internazionali: aerei, marittimi e terrestri. In tutto il mondo, i valichi internazionali sono generalmente aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Tuttavia, in Palestina/Israele, la situazione è molto più complessa.
I giorni e gli orari rivelati in questo documento pubblico mostrano una forma di discriminazione stratificata. I valichi di frontiera utilizzati dagli ebrei israeliani sono aperti per un numero maggiore di ore (la differenza dipende dal Paese confinante e dallo scopo del viaggio), seguiti da quelli utilizzati dai cittadini palestinesi di Israele; poi c’è il valico utilizzato dai palestinesi della Cisgiordania, e infine, il peggiore, quello utilizzato dai palestinesi di Gaza.
In vista delle festività pasquali, il portavoce dell’Autorità aeroportuale israeliana ha pubblicato gli orari di apertura dei vari valichi sotto controllo israeliano. Sebbene la pubblicazione di questi orari in arabo ed ebraico possa essere intesa a informare il pubblico, un esame più attento degli orari rivela la portata della politica discriminatoria. I valichi sono aperti per un numero limitato di ebrei israeliani che desiderano trascorrere le vacanze sulle spiagge della penisola del Sinai in Egitto o visitare Petra in Giordania, mentre gli orari di apertura dei valichi più frequentati dai cittadini arabi di Israele e dai residenti della Cisgiordania (inclusa Gerusalemme) sono più brevi.
E non è tutto. Il Valico di Begin, che collega Israele all’Egitto attraverso la località turistica egiziana di Taba, è aperto 24 ore su 24, come tutti gli aeroporti in Israele e nel mondo. Il Valico di Rabin, che consente agli israeliani di raggiungere Aqaba e Petra, è aperto tutti i giorni fino alle 20:00. Questi due valichi sono utilizzati principalmente da israeliani di origine ebraica provenienti da tutto il Paese, soprattutto dal centro e dal Sud di Israele.
Il Valico di Sheikh Hussein, invece, utilizzato da migliaia di cittadini palestinesi di Israele, principalmente da Haifa e dalla Galilea, è chiuso il sabato e aperto fino alle 16:00 il venerdì. Migliaia di palestinesi utilizzano questo valico durante le festività religiose e, secondo alcune fonti, Israele avrebbe vietato ai viaggiatori di utilizzare le proprie auto in questi periodi, adducendo come motivazione la congestione del traffico.
Nizar, un cittadino palestinese di Israele di Nazareth, ha dichiarato di aver impiegato nove ore per il viaggio, partendo da casa alle 8:00 e arrivando ad Amman, in Giordania, alle 17:00, un tragitto che normalmente richiede dalle 3 alle 4 ore. L’elevato traffico era dovuto alle festività, alla chiusura del valico il sabato e agli orari ulteriormente ridotti dalla domenica al giovedì, con orari ancora più ristretti il venerdì.
Il Ponte Re Hussein, precedentemente noto come Ponte Allenby, ha gli orari di apertura peggiori di qualsiasi altro valico sotto controllo israeliano, nonostante gestisca il maggior volume di viaggiatori durante tutto l’anno, soprattutto in estate e nei giorni festivi. Il Ponte Re Hussein è chiuso anche il sabato e ha orari di apertura ancora più ridotti rispetto a qualsiasi altro valico nel resto della settimana.
I residenti dei Paesi liberi in genere sperimentano le difficoltà del pendolarismo solo durante gli ingorghi stradali, ma le difficoltà di mobilità del popolo palestinese sono aggravate da politiche deliberate e persistenti volte a umiliarlo e costringerlo all’emigrazione.
L’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani garantisce il diritto alla libertà di movimento come diritto fondamentale, sancisce la libertà dell’individuo “di circolare e risiedere entro i confini di ogni Stato e il diritto di lasciare e far ritorno a qualsiasi Paese”. Tuttavia, la Potenza Occupante non solo viola questo diritto, ma anche il principio fondamentale della Dichiarazione stessa.
L’articolo 2 garantisce esplicitamente che ogni individuo ha diritto a “tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna per razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale o sociale, proprietà o nascita”. Questo principio garantisce l’universalità dei diritti e gli Stati sono legalmente obbligati a proibire ogni forma di discriminazione. Sorge quindi spontanea la domanda: se Israele dichiara che gli orari di apertura sono discriminatori in base a criteri razziali, qual è la posizione degli Stati membri delle Nazioni Unite in merito ai loro obblighi di proibire ogni forma di discriminazione?
Daoud Kuttab è un pluripremiato giornalista palestinese e autore del nuovo libro “State of Palestine NOW” (Lo Stato di Palestina ORA).
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

