Politica USA, Israele-Palestina e lo strapotere dell’AIPAC
Un paese in preda alla follia
Fonte: English version
MJ Rosenberg – Apr 14, 2026
L’articolo di Mairav Zonszein sul New York Times è così sconvolgente non solo per ciò che racconta, ma anche per chi lo dice, dove lo dice e per quanto poco senta il bisogno di smorzarne l’impatto.
Non si tratta di un’estranea che lancia accuse.
Zonszein è una nota giornalista israeliana che scrive sul New York Times, e ciò che descrive è un paese che ha superato il limite: del combattere.
Inizia con un dettaglio che sembra quasi surreale nelle sue implicazioni. Con l’avvicinarsi del cessate il fuoco, «i funzionari israeliani temevano che la guerra potesse finire presto». L’implicazione è lì, inequivocabile: la paura non è la sconfitta, è la fine della guerra stessa.
Zonszein non insiste su questo punto. Non ne ha bisogno. Il significato è ovvio. Quando la prospettiva della pace produce ansia anziché sollievo, qualcosa di fondamentale è cambiato. La guerra non è più un mezzo per raggiungere un fine. È diventata il fine.
Poi arriva il momento che fa piazza pulita di ogni residuo di finzione. Proprio nel giorno in cui il cessate il fuoco è entrato in vigore, quando i civili «hanno cominciato a tirare un sospiro di sollievo», Israele ha lanciato «uno degli attacchi più letali… senza alcun preavviso», uccidendo più di 350 persone e ferendone oltre 1.000, «molte delle quali civili».
Zonszein non usa eufemismi, né un linguaggio distaccato. La giustapposizione è l’accusa: sollievo da una parte, uccisioni di massa dall’altra – simultanee, deliberate e normalizzate.
Esprime poi il giudizio fondamentale, che colpisce con la forza di qualcosa di a lungo osservato e finalmente detto ad alta voce: per gli israeliani, i cessate il fuoco sono visti come fastidiosi ostacoli alla guerra.
Non si tratta di un singolo leader o di una singola decisione. È una diagnosi di una società. I cessate il fuoco non sono obiettivi. Sono ostacoli. La diplomazia non è il punto di arrivo. È un’interferenza.
Da lì, Zonszein allarga l’obiettivo. «La guerra è sempre più spesso la risposta automatica dello Stato… non solo la strategia, ma la norma».
Non una tattica. Una condizione di esistenza
E una volta che la guerra diventa la norma, acquisisce una logica autosufficiente che è quasi impossibile da spezzare: «Se la guerra è lo status quo, il lavoro non è mai finito e non si può mai perdere, perché si è sempre e ancora al fronte».
Quella frase dovrebbe far riflettere. Perché descrive un sistema senza via d’uscita. Senza obiettivo finale. Senza un momento in cui basta. La guerra diventa permanente – non perché ha successo, ma perché non deve mai finire.
Zonszein è esplicita nell’affermare che la cosa non è imposta dall’alto. L’opinione pubblica è profondamente coinvolta. Anche dopo settimane di distruzione e paura, «il 78 per cento degli israeliani ebrei sostiene ancora la guerra contro l’Iran».
Quel numero non è una nota a margine. È la storia. Significa che non si tratta semplicemente di una politica; è un consenso. La normalizzazione della guerra è penetrata profondamente nella società israeliana. È sostenuta, giustificata e richiesta da una larga maggioranza.
Ecco perché alle prossime elezioni in Israele i principali contendenti saranno tra vari gradi di Netanyahu. Tutti falchi. Tutti odiatori dei palestinesi. E nessun candidato di rilievo che, come fece Rabin, voglia un cambio di rotta. È come se qui sapessimo che nel 2028 i repubblicani nomineranno un sostenitore di Trump, e i democratici nomineranno qualcuno che promette di essere una versione più efficace e meno rozza di Trump. Una situazione senza speranza, ma non è la nostra realtà. È quella di Israele.
Zonszein spiega perché. La “definizione di vittoria degli israeliani è inquadrata da una realtà distorta”, in cui le minacce possono essere eliminate con la forza e i risultati politici ottenuti attraverso campagne di bombardamenti, mentre i costi umani rimangono in gran parte invisibili.
Ma nel 2026, l’ignoranza è una scelta. Gli israeliani non vivono in un vuoto informativo. La devastazione a Gaza e altrove è documentata senza sosta: sui social media, nei resoconti internazionali, ovunque. L’idea che la gente “non sappia” crolla sotto il peso di ciò che è chiaramente visibile.
Zonszein coglie l’inutilità di questo intero approccio sottolineando la ripugnante metafora di stampo nazista, popolare in Israele, che è diventata sinonimo della politica israeliana: uno “sforzo senza fine di falciare l’erba ancora e ancora, non importa quanto velocemente o con quanta forza ricresca”. L’«erba», ovviamente, sono i palestinesi. O qualsiasi altro musulmano che debba essere falciato, abbattuto.
E questo porta alla conclusione più devastante del saggio: ciò che la società israeliana sostiene ora non è un percorso verso la sicurezza, ma un impegno verso la guerra perpetua.
Perché quando la guerra diventa normalizzata – accettata, prevista, persino desiderata – smette di essere una risposta alla minaccia e diventa il principio organizzativo dello Stato stesso.
Nel momento in cui scrive questo, il caso è già chiuso. Ciò che ha descritto non è solo una serie di campagne militari, ma una trasformazione: una società che ha interiorizzato la guerra come impostazione predefinita, come collante politico, come sostituto della strategia.
E una volta che quella trasformazione è completa, il pericolo non è solo che le guerre non finiscano.
È che la società stessa non vuole porvi fine.
Traduzione a cura di: Leila Buongiorno
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

