Se c’è un momento della storia di Firenze in cui “risciacquare i panni in Arno” di manzoniana memoria ha avuto un senso diverso da quello attribuito dal suo autore in riferimento alla lingua italiana, questo lo ha senza dubbio trovato nel ruolo che questa città ha assunto nelle ultime due decadi in relazione al sionismo.
Copertina realizzata da Maria Grazia Grella
Angela Mori – Firenze, 7 giugno 2026
Molti sono gli eventi, le circostanze, la fitta trama di connessioni che la politica, quella che si esprime nei partiti, nelle istituzioni, ma soprattutto quella meno evidente espressa dai gruppi di potere che hanno suggellato un “sodalizio romantico” tra Israele e questa città.
L’idillio tra Firenze e il sionismo non è nato in questi ultimi anni in cui si è andato affermando a vari livelli quella politica espressa dal “giglio marcio” che ha trovato in Matteo Renzi e nel suo gruppo di potere la massima espressione.
Già agli inizi del ‘900 quando il fervore del ritorno alla terra dei padri comincia ad affacciarsi nelle comunità ebraiche, Firenze diventa il centro italiano della cultura sionista, ed è proprio qui che vede la luce il settimanale ”Israel”, primo periodico degli ebrei italiani fondato nel 1915 dalle cui pagine emergerà sempre più forte la concreta prospettiva di un “focolare per gli ebrei di tutto il mondo”che sarà sancita pochi anni dopo dalla Dichiarazione di Balfour del 1917 con la quale il governo britannico regalerà la Palestina al movimento sionista.
Negli anni ‘30 l’Italia fascista divenne un centro di attrazione per molti studenti ebrei che simpatizzavano per il sionismo revisionista.
Tra questi, uno spicca su tutti.
Nel 1934 l’Università di Firenze vide tra gli iscritti alla facoltà di lettere e filosofia per il corso di laurea in lingua e letteratura greca, Avraham Stern.
Proprio lui. Non un omonimo, non un cugino.
Avraham Stern fu il fondatore dei Lehi, la banda terroristica attiva tra il 1940 e 1948 nella Palestina del mandato britannico che prese poi il nome di banda Stern e che contribuì alla creazione dello Stato di Israele rendendosi responsabile dei massacri perpetrati nei confronti dei palestinesi come quello tristemente famoso di Deir Yassin. Della banda faceva parte anche Yitzhak Shamir, futuro premier di Israele.
Se fino agli anni ‘40 del secolo scorso il sionismo si era limitato in una certa misura ad attraversarla, dai primi anni del duemila è entrato a far parte dell’architettura politica, culturale e istituzionale della città di Firenze.
Il Giglio marcio
Sicuramente l’ascesa di Matteo Renzi nel panorama politico prima locale e poi nazionale ha favorito e recuperato quell’antico legame.
Grazie anche al suo amico Marco Carrai, il sionismo ha potuto saldarsi ad un sistema di potere di governo della città ottenendo come contropartita, tra le altre cose, la possibilità di sfruttare il “brand Firenze” per normalizzare e rendere accettabile agli occhi delle persone la pulizia etnica, l’apartheid e il genocidio che sono le fondamenta della creazione dello stato di Israele.
L’assunzione di incarichi da parte di determinati personaggi nei CdA di importanti istituti culturali e fondazioni che si muovono e si scambiano in una quadriglia ben orchestrata è la riprova di come il potere pervasivo del sionismo riesca a controllare ampi settori dell’economia, della politica e della cultura.
E’ anche attraverso queste acrobatiche rotazioni di potere che l’hasbara, la macchina propagandistica israeliana, riesce a fare quel lavoro necessario che serve a ripulire l’immagine di Israele ormai decisamente compromessa dal genocidio del popolo palestinese. Il modo in cui lo fa, cioè insinuandosi in certe istituzioni promuovendo attività che rendono presentabile l’entità sionista agli occhi della maggioranza, rappresenta il modo più subdolo e quindi meno evidente per veicolare l’immagine di Israele come un paese normale, democratico e accogliente.
Marco Carrai, è essenzialmente un affarista, uno che in virtù dei legami istituzionali, personali e delle sue numerose attività imprenditoriali, rappresenta la testa di ponte di Israele nel nostro Paese. Ed è questo il motivo per cui è stato nominato Console onorario per la Toscana, Emilia Romagna e Lombardia nel 2019.
Nel corso degli anni ha ricoperto numerosi incarichi pubblici e privati, è stato advisor e consigliere in vari Cda, ha fondato ed è stato socio di imprese detenendo quote percentuali variabili che vanno da: Bassilichi Spa, Firenze Parcheggi, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Banca di Credito Cooperativo dell’Impruneta, Banca di credito cooperativo del Chianti Fiorentino e poi Cgnal SpA, Cys4 Srl, Cki Srl, Cambridge management Consulting Labs, Wadi Ventures Ltd, Università Scienza e vita del San Raffaele, Beauty Lab, Your Future Srl, Panta Rei Srl, ItalianRoom Srl, Imedia Srl, Car.Im Srl, Società Open, Fondazione Big Bang, Enecom, consulenze al MIT di Boston, Florence Multimedia, Malefito holding, Zoe srl, D&C Srl, IMT Foundation inc, Fondazione CERM, ISS global Forwarding Italy SpA, Università LUMSA, Aspen Institute, Advent International, Azzurra Capital Fund, comitato investimenti-fondo Venture Banca Intesa, Scuola Holden, Gabinetto scientifico – letterario Viesseux, per arrivare alla vice presidenza di JSW Steel Italy Srl e alla presidenza di Toscana Aeroporti.
Un caso paradigmatico
Al completamento di questa lista che già da sola fa capire quale sia l’effettivo peso politico del soggetto in questione va aggiunta una realtà che merita una riflessione a parte che ci aiuta a comprendere come il sionismo, attraverso figure come quella di Carrai e di persone che fanno parte del suo entourage, riesca a manipolare la coscienza delle persone fornendo giustificazioni per la legittimazione di Israele.
Mi riferisco alla Fondazione Meyer, un ente che raccoglie fondi per sostenere la ricerca, la cura e l’accoglienza dei bambini del principale ospedale pediatrico di Firenze. Carrai ne è stato nominato presidente nell’ottobre 2023 da Paolo Morello Marchese, direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria Meyer, a sua volta nominato dal governatore della Toscana Eugenio Giani.
Tale nomina ha suscitato la forte e legittima protesta del movimento in solidarietà con la Palestina che ne ha chiesta la rimozione fin dal suo insediamento contestandone l’incompatibilità, in quanto console di Israele, con i valori espressi dal codice etico della Fondazione.
E come avviene questa manipolazione?
Vediamo nello specifico il caso della Fondazione Meyer.
La prima fase consiste nell’“appropriarsi” di qualcosa di prezioso della comunità per farsi ben volere.
L’ospedale pediatrico Meyer ha una storia antica. Firenze lo ha visto nascere nel 1884 e a tutt’oggi costituisce un’eccellenza nel panorama della sanità pubblica Toscana. E’ chiamato dai fiorentini “spedalino” non per sminuirne il valore ma perchè viene sentito da tutti come qualcosa di familiare, qualcosa di importante di cui prendersi cura perchè destinato alla cura dei bambini.
La seconda, consiste nel far arrivare molto denaro attraverso investitori e filantropi per farsi accettare, garantirsi riconoscenza e silenziare la coscienza critica delle persone.
Nella primavera del 2025 Carrai cambia la governance della Fondazione.
Riduce il CdA da 12 a 6 membri in modo da essere affiancato da un “advisory board” composto da miliardari internazionali e figure di rilievo da lui scelte, che sarebbe stato ufficializzato con la prima seduta convocata per il 19 giugno.
I nomi di questo nuovo organismo li conosciamo solo attraverso i media che hanno dato la notizia perchè di fatto, a tutt’oggi, non sono stati resi noti tramite i canali ufficiali della Fondazione.
Nell’elenco dei convocati, tra eredi della dinastia Rothschild, esponenti delle petromonarchie del golfo, imprenditori nostrani, architetti famosi e conduttori televisivi, spicca su tutti un nome, quello di Ronald Lauder.
E chi sarebbe questo signore?
Miliardario americano, erede dell’impero della cosmesi, amante dell’arte come il fratello Leonard che nel 2014 ricevette un importante premio in Palazzo Vecchio a Firenze in occasione dell’anno della Cultura, è stato il maggior finanziatore della campagna elettorale di Trump ed anche di altri candidati alle elezioni USA.
Presidente del World Jewish Congress dal 2007, è stato il principale finanziatore delle campagne elettorali di Netanyahu dal 1996 fino al 2008 ma anche e soprattutto dell’esercito israeliano. Infatti, attraverso il “Lauder employment Centre” di Be’er Sheva in collaborazione con il Jewish National Fund – USA, sostiene i soldati nel sud di Israele fornendo loro equipaggiamenti e beni di prima necessità nonchè supporto lavorativo ai riservisti al termine del servizio nell’IDF.
E’ da tempo oggetto delle proteste del movimento pro Palestina statunitenese che chiede la sua rimozione dal board del MoMA (Museum of Modern Art) di New York di cui è presidente onorario. Nel 2024, in virtù di questo suo doppio ruolo, ha ospitato nel famoso museo americano la cena di gala del “Premio Theodor Herzl” organizzata dal World Jewish Congress.
Prima di essere cooptato nel board della Fondazione Meyer, Lauder aveva fatto alcune comparsate a Firenze, evidentemente propedeutiche al suo ingresso nella Fondazione che, siamo certi, sarà il trampolino di lancio per avviare investimenti in questa città.
Nel 2019 è stato lo sponsor del nuovo premio per le ”Arti decorative o di design” che è stato assegnato nel corso della XXXI Biennale Internazionale dell’antiquariato, ed è stato ospite al Festival delle Religioni in un evento introdotto da Francesca Campana Comparini, ideatrice e organizzatrice del Festival, in cui è intervenuto il Sindaco Dario Nardella e dove Marco Carrai faceva il moderatore.
La dottoressa Campana Comparini, attuale consorte di Carrai, nel 2014 fu al centro di una polemica per essere stata, senza alcun titolo e merito, la curatrice insieme a Sergio Risaliti della mostra “La figura della furia” su Jackson Pollock, in Palazzo Vecchio, promossa dal Comune di Firenze durante il periodo di avvicendamento alla guida della città tra Matteo Renzi e Dario Nardella.
Fulgido esempio di come talvolta il sionismo vada a braccetto anche con l’amichettismo.
L’opera di raccolta fondi da parte di Carrai, console di Israele, alla Fondazione Meyer, uno che a detta dei dirigenti dell’ospedale riesce a portare molti soldi, non è altro che un modo molto subdolo per tacitare qualsiasi forma di dissenso nei confronti dello stato genocida di Israele.
Rimanendo sempre nell’ambito della Fondazione Meyer è interessante vedere il percorso professionale di alcuni membri, in particolare quello dell’avv. Umberto Tombari, ordinario di diritto commerciale all’Università di Firenze, attualmente membro del comitato dei garanti.
Nel 2019 la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, quando lui ne era il presidente, firmò con la Tel Aviv University un accordo che doveva essere il preludio all’insediamento a Firenze della prima sede europea dell’ateneo israeliano che sarebbe stata ospitata nel “Granaio dell’abbondanza”, immobile di proprietà della Fondazione CR.
L’università israeliana intendeva promuovere in particolare “gli insegnamenti nei campi dell’innovazione digitale, dell’internet of things, dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity”.
Nonostante l’annuncio fatto a suo tempo non sappiamo se quell’accordo si sia concretizzato poichè non vi è traccia nel web del conseguente insediamento.
Tuttavia dal 2021 in quell’immobile ha sede l’”Innovation Centre”, polo tecnologico di grande attrazione per i giovani, che ospita più di 60 startup digitali. Dalle ricerche che si possono effettuare in rete non emerge però in modo diretto un legame con l’università di Tel Aviv.
La suddetta università in ogni caso, oltre alle collaborazioni scientifiche con l’ateneo fiorentino, trova comunque altri modi per insinuarsi nel contesto culturale di questa città.
Alla Corte dei Medici
Il 3 e 4 Febbraio 2025, in pieno genocidio del Popolo Palestinese, La Tel Aviv University e l’Irwin Cotler Institute hanno organizzato a Firenze in Palazzo Alberti, dove ha sede il “Medici Archive Project”, un workshop dal titolo “Affrontare l’antisemitismo. Creare la resilienza”. Con estrema sfacciataggine sono stati invitati tra i relatori due ufficiali dell’esercito israeliano:il colonnello Moshe Farchi, responsabile della salute mentale dell’IDF e il dott. Moran Bodas, psicologo del ministero della difesa.
Oltre ai suddetti relatori, uno dei motivi di contestazione da parte del movimento per la Palestina è stata anche l’organizzazione. Tra i docenti intervenuti c’era Silvia Guetta, professoressa associata di pedagogia generale e sociale all’Unifi e coordinatrice dell’evento. Sul depliant che pubblicizzava il seminario campeggiava anche il logo dell’Università di Firenze. L’ateneo però, dopo diverse sollecitazioni da parte del movimento studentesco ad esprimere una posizione riguardo alla presenza dei due esponenti dell’esercito israeliano, ha fatto sapere che la professoressa Guetta partecipava a titolo personale.
Quello che salta agli occhi in questa vicenda è il coinvolgimento del Medici Archive Project (MAP), un importante Istituto di ricerca statunitense che ha la sua base operativa da più di 30 anni nell’Archivio di Stato di Firenze, il cui scopo è la valorizzazione e digitalizzazione dei documenti della dinastia medicea.
Considerando che tra le ricerche condotte dal MAP ci sono quelle che riguardano l’intreccio tra la famiglia dei Medici e la comunità ebraica fiorentina è facile intuire come il sionismo insistendo come sempre sull’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo abbia strumentalizzato un ente importante come è il Medici Archive Project per sciacquare in Arno la divisa del dott. Bodas e del colonnello Farchi intrisa del sangue dei palestinesi.
Una storia inventata
Il sionismo non si infiltra nell’immaginario collettivo solo attraverso la cultura alta. Lo fa anche appropriandosi dei miti della cultura popolare.
E’ ciò che è successo nei confronti di Gino Bartali, uno dei personaggi più popolari del ‘900 ritenuto protagonista del salvataggio degli ebrei attraverso la rete clandestina che nel 1944 permise a molti di loro di sfuggire alle deportazioni, vicenda ricostruita in seguito a postume narrazioni di testimoni che in molti casi non lo hanno mai conosciuto, su cui non esistono fonti documentali storiche e sui cui fatti narrati non vi sono state conferme.
Infatti tutto nasce da un romanzo e poi da un adattamento cinematografico ad opera del regista americano Alexander Ramati pubblicato nel 1978. La figura di Bartali viene usata dall’autore inserendola in un contesto storico, quello della Liberazione di Assisi del 1944, per rendere più avvincente la storia. Ma sempre di romanzo di fiction si tratta.
Lo dimostra anche il fatto che fino a quel momento la vicenda di Bartali non era mai emersa, così come è rimasta sopita per i 40 anni successivi, tornando poi alla ribalta con notevole forza e credibilità nel 2005 nonostante fosse supportata da racconti di coincidenze, ricostruzioni fantasiose e testimonianze di seconda e terza mano che però hanno contribuito a creare il mito. Ma sempre di leggenda si tratta.
Una leggenda che si alimenta attraverso la diffusione in rete che amplifica e dà la possibilita di far circolare notizie false che vengono poi condivise in buona fede da numerosi utenti.
Il 2005 non è un anno qualsiasi. E’ l’anno in cui l’assemblea generale dell’ONU istituisce il giorno della Memoria.
Da lì in poi la leggenda di Bartali conoscerà un’ascesa irrefrenabile che lo porterà al riconoscimento da parte dello Yad Vashem di “Giusto tra le nazioni” il 7 settembre 2013. La notizia diffusa pochi giorni prima dello svolgimento dei campionati del mondo di ciclismo su strada a Firenze non farà altro che dare al sindaco Matteo Renzi l’occasione per sfruttare la vicenda per allargare il suo crescente consenso.
Nel 2017 la vicenda di Gino Bartali sarà per Israele l’ennesima occasione per autolegittimarsi agli occhi del mondo.
Il 16 maggio, alla vigilia della partenza dell’undicesima tappa del Giro di Italia, la squadra israeliana di ciclismo organizza una corsa con partenza da Ponte a Ema, paesino di nascita di Bartali, fino ad Assisi, lungo il tragitto che secondo la leggenda il nostro amato campione avrebbe percorso per trasportare i documenti destinati a salvare gli ebrei.
Questa gara sarà il preludio di ciò che avverrà l’anno successivo.
Nel 2018 infatti il Giro di Italia uscirà dai confini nazionali ed europei partendo da Gerusalemme e in quell’occasione a Bartali, 18 anni dopo la sua morte, verrà consegnata la cittadinanza onoraria.
Per Israele, nell’anno delle celebrazioni per i 70 anni della sua creazione, sarà l’occasione per presentarsi davanti ad un milione di telespettatori con il volto pulito.
Sfruttare l’immagine di Bartali è stata sicuramente una delle operazioni più riuscite dell’hasbara pro – sionista in questi ultimi anni.
Fonti:
– “Un nome” di Paolo Ciampi – edizione Giuntina
– “L’ossessione della memoria – Bartali e il salvataggio degli ebrei: una storia inventata” di Marco Pivato e Stefano Pivato – edizione Castelvecchi
– https://www.freeebrei.com/anno-i-2-luglio-dicembre-2012/una-stella-a-firenze
– https://corrierefiorentino.corriere.it/notizie/cronaca/25_giugno_07/dagli-arabi-agli-indiani-miliardari-e-vip-carrai-convoca-il-suo-board-per-il-meyer-94e60e96-2330-4148-8c4e-7d77b827bxlk.shtml
– https://fondazionecrfirenze.it/wp-content/uploads/2019/06/comunicato190619_2.pdf
– https://www.jpost.com/diaspora/antisemitism/article-842357

