Annessione digitale della Cisgiordania: Israele sposta online il furto di terre palestinesi

Un nuovo registro digitale israeliano impone di fatto la sovranità sul 60% della Cisgiordania. I palestinesi devono registrarsi presso le autorità israeliane o rischiano di perdere le loro terre, ma le scappatoie legali israeliane sono concepite per invalidare le loro rivendicazioni in entrambi i casi.

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Immagine di copertina: Bandiere sraeliche piantate vicino a un sito archeologico nella città palestinese di Sebastia, a ovest di Nablus, il 20 febbraio 2026. (Foto: Mohammed Nasser/APA Images)

Di Qassam Muaddi – 3 giugno 2026 

L’annessione della Cisgiordania da parte di Israele procede a pieno ritmo sul terreno, ma si sta spostando anche sul web. Mercoledì scorso, il governo israeliano ha lanciato una nuova piattaforma digitale per la registrazione dei terreni in Cisgiordania, aperta all’uso da parte di israeliani e aziende israeliane.

La nuova piattaforma consente la registrazione delle proprietà e si applica ai terreni nell’Area C della Cisgiordania, che comprende oltre il 60% del territorio stabilito dagli Accordi di Oslo del 1993. Il resto della Cisgiordania è diviso in Aree A e B, dove l’Autorità Palestinese esercita diversi livelli di controllo civile e di sicurezza.

Il lancio della piattaforma fa seguito a precedenti iniziative israeliane volte a modificare il sistema di proprietà fondiaria in Cisgiordania, a partire dalla decisione del governo israeliano del giugno 2025 di rendere i terreni palestinesi nell’Area C accessibili alla registrazione da parte di chiunque, compresi i coloni israeliani. Da allora, il governo israeliano ha intrapreso ulteriori passi per portare avanti l’annessione della Cisgiordania, non solo con leggi che pongono le basi per l’annessione, ma anche esercitando di fatto l’autorità israeliana sui terreni palestinesi.

Ora, queste misure si sono spostate nel mondo digitale, rendendo ancora più facile per gli israeliani assumere il controllo dei terreni palestinesi in Cisgiordania. L’Autorità Palestinese ha già condannato il registro fondiario digitale israeliano definendolo “un passo verso l’annessione vera e propria”, invitando i palestinesi ad astenersi dall’utilizzare la piattaforma.

Il Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich e la Deputata israeliana Orit Strock, entrambi sostenitori intransigenti del Movimento dei Coloni israeliani, hanno definito il progetto “un pilastro fondamentale per l’attuazione della sovranità israeliana” sulla Cisgiordania.

Accaparramento di terre e scappatoie legali

In teoria, la nuova piattaforma di registrazione fondiaria è aperta sia agli israeliani che ai palestinesi, ma con diverse clausole che rendono estremamente bassa la probabilità che Israele accetti le rivendicazioni di proprietà palestinese, nonostante la presenza di documentazione e atti di proprietà. Secondo Khalil Tafakji, geografo palestinese ed esperto di insediamenti israeliani, Israele potrebbe respingere tali rivendicazioni sulla base di un cavillo legale insito in una vecchia legge israeliana relativa alla proprietà degli “assenti”. Nel 1950, Israele approvò la Legge sulla proprietà degli assenti, che legalizzò la confisca da parte dello Stato delle terre di oltre 700.000 palestinesi che erano stati espulsi dalle loro case con la Pulizia Etnica nel 1948, definendo i rifugiati sfollati con la forza come “assenti” residenti al di fuori di quello che sarebbe poi diventato Israele.

Oggi in Cisgiordania, la stessa legge potrebbe essere utilizzata per privare i palestinesi della loro terra semplicemente perché vivono all’estero. Molti di questi palestinesi che vivono nella Diaspora non possono risiedere in Palestina nemmeno volendo, perché i diritti di residenza in Cisgiordania richiedono l’approvazione israeliana, procedure complicate e lunghissimi tempi di attesa.

“Se un palestinese tenta di registrare il proprio diritto di proprietà su un terreno presso le autorità israeliane tramite questa piattaforma digitale, gli verrà richiesto di fornire informazioni su tutti gli eredi”, ha dichiarato Tafakji. “Molti membri di famiglie palestinesi che detengono diritti di successione sono nati e vivono fuori dal Paese, quindi le loro quote sarebbero inevitabilmente soggette alla Legge sulla Proprietà degli Assenti”. In sostanza, se i palestinesi utilizzano la piattaforma, Israele potrebbe usarla contro di loro.

Un altro aspetto di questa nuova piattaforma digitale, secondo Tafakji, è che è aperta ai cittadini israeliani, mentre fino a poco tempo fa la registrazione delle proprietà era riservata esclusivamente alle società israeliane. Ciò si aggiunge a una precedente decisione del governo israeliano, approvata dal gabinetto nel febbraio di quest’anno, che abroga una precedente legge giordana che vietava la vendita di terreni a palestinesi non residenti in Cisgiordania.

L’abrogazione di tale legge ha aperto la strada all’acquisto di terreni da parte di cittadini israeliani da palestinesi bisognosi o da società locali e non. Questo, insieme all’apertura della registrazione delle proprietà ai cittadini israeliani, “trasformerebbe l’Occupazione israeliana della Cisgiordania da un’espropriazione di terre guidata dallo Stato a un processo aperto all’intera popolazione israeliana”, ha sottolineato Tafakji, evidenziando come ciò renderebbe molto più difficile la tutela dei diritti di proprietà dei palestinesi.

Il dilemma per i palestinesi

La dimensione politica della nuova piattaforma va oltre l’accaparramento di terre e costringe i proprietari terrieri palestinesi a una scelta impossibile: utilizzare la piattaforma digitale e accettare di fatto l’autorità israeliana sulla registrazione dei terreni in Cisgiordania (e sull’intero territorio), oppure rifiutarsi di utilizzarla e rischiare di perdere i diritti di proprietà ereditati dai propri antenati per generazioni.

L’utilizzo della piattaforma da parte dei palestinesi creerebbe un canale diretto con le autorità israeliane, costringendole non solo a sottomettersi a un’annessione di fatto, ma anche eliminando di fatto il sistema burocratico dell’Autorità Palestinese. Ciò si integra inoltre con la decisione del governo di febbraio, che ha revocato il riconoscimento del sistema di registrazione delle proprietà dell’Autorità Palestinese nell’Area C, dove quest’ultima non ha alcuna presenza civile o di sicurezza.

Questo pone l’intero processo di registrazione fondiaria nell’Area C pienamente sotto il controllo della legge israeliana, il che, secondo Tafakji, è “totalmente illegale, perché secondo il Diritto Internazionale, Israele, in quanto Potenza Occupante, non ha il diritto di modificare le leggi e i sistemi di proprietà fondiaria nei Territori Occupati”. Tafakji ha però anche avvertito che il Diritto Internazionale “non prevede strumenti per tutelare i diritti della parte più debole”.

Sebbene il Diritto Internazionale non disponga di meccanismi di attuazione, gli Stati che vi aderiscono hanno l’obbligo di promuoverne l’applicazione. Il mese scorso, nove Paesi occidentali hanno firmato congiuntamente una dichiarazione che denuncia l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e le politiche israeliane di annessione e sfollamento dei palestinesi. Una condanna espressa più volte negli ultimi anni, ma a cui sono seguiti ben pochi fatti concreti.

Qassam Muaddi è il redattore palestinese di Mondoweiss. Si occupa di sviluppi sociali, politici e culturali in Palestina e ha scritto per diverse testate in inglese e francese, tra cui la rivista cattolica Terre Sainte Magazine e altre.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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