La falsa organizzazione benefica di Gaza collegata alla campagna di disinformazione anti-sinistra di BlackCore in Francia

Una rete di falsi allenatori, bot vietnamiti, annunci Facebook rivolti ai britannici e un fasullo “fondo umanitario” per Gaza. Un’inchiesta di Haaretz e Libération svela un’operazione digitale la cui infrastruttura riconduce a BlackCore, la società israeliana di influenza sotto inchiesta in Francia.

Fonte: English Version

Immagine di copertina: Un post dall’account Instagram della falsa organizzazione benefica sadaqah.palestine. Fonte: screenshot di Instagram

Di Omer Benjakoband e Amaelle Guiton – 11 giugno 2026 

Si faceva chiamare Sadaqah Palestine, sadaqah è il termine arabo per beneficenza volontaria, e si presentava come un’organizzazione non governativa e apolitica senza scopo di lucro che aiutava le famiglie, i bambini e i rifugiati palestinesi colpiti da sfollamento, povertà e guerra. Aveva un sito web con un modulo per donazioni con carta di credito e gestiva pagine sui social media come X, Instagram e Facebook, e aveva persino un bilancio per la pubblicità a pagamento sulle piattaforme di Meta.

Ciò che non aveva era una prova verificabile della sua esistenza. Nessuna organizzazione con questo nome risulta registrata nel registro delle organizzazioni benefiche del Regno Unito, né in registri analoghi negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e in Israele. La nostra analisi ha rilevato che i suoi utenti sui social media erano in gran parte creati ad arte, inclusi profili apparentemente falsi.

Un’inchiesta di Haaretz e del quotidiano francese Libération rivela che la sua infrastruttura digitale riconduce a quella di BlackCore, la società israeliana che si autodefinisce “d’élite nel settore dell’influenza, della sicurezza informatica e della tecnologia”, identificata dalle autorità francesi come la presunta responsabile di una campagna di disinformazione contro i candidati di sinistra alle elezioni comunali francesi del 2026. BlackCore è ora oggetto di un’indagine da parte della procura di Parigi e dell’agenzia di investigazione interna francese, che sta indagando su chi possa aver commissionato la campagna.

Non è chiaro se l’organizzazione benefica di Gaza abbia fatto parte della campagna in Francia, dato che gran parte dei suoi contenuti erano in inglese. Sembra che sia servita come quella che i ricercatori informatici hanno definito una “trappola per attirare persone”: un’esca creata per attirare persone che volevano aiutare, in questo caso, aiutando i palestinesi, e per appropriarsi del denaro dei donatori, dei loro dati personali o di entrambi.

BlackCore è anche sospettata di interferire nelle elezioni a New York e in Scozia, e di operare in Angola e Togo, ha dichiarato giovedì il capo del servizio francese di rilevamento della disinformazione Viginum.

34 minuti di lavoro umanitario

Il dominio sadaqahpalestine.com è stato registrato il 12 febbraio 2025 tramite il servizio GoDaddy ed è scaduto un anno dopo senza essere rinnovato. Oggi non esiste alcun sito a quell’indirizzo, ma le memorie dati di archiviazione temporanea dei motori di ricerca ne hanno conservato i resti. La pagina presentava il fondo sullo sfondo del crollo degli aiuti umanitari ufficiali a Gaza, sottolineando che, poiché USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) e UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego) avevano interrotto la maggior parte delle loro operazioni, i donatori comuni dovevano intervenire.

Le acquisizioni d’archivio raccontano una storia diversa su quanto gli operatori abbiano effettivamente investito nell’organizzazione benefica stessa. Per almeno tre settimane dopo il lancio, il sito web dedicato alla raccolta fondi era un template WordPress predefinito e vuoto. In alcuni casi, i profili attivi sui social media per sollecitare denaro erano già presenti prima ancora che il sito web per le donazioni fosse creato.

L’operazione ha anche investito in copertura: la libreria di annunci di Meta registra quattro annunci acquistati da una “Sadaqah Palestine – organizzazione no-profit” in un arco di due settimane tra il 27 ottobre e il 10 novembre 2025, tutti indirizzati esclusivamente al Regno Unito, raggiungendo circa 2.600 profili, di cui circa l’85% di età pari o superiore a 45 anni.

“URGENTE: Gaza sta affrontando una catastrofe umanitaria”, recitava l’annuncio, visualizzato sopra quella che abbiamo scoperto essere una fotografia rubata. “La vostra donazione fornisce soccorso immediato: cibo, acqua, assistenza medica. Ogni dollaro salva vite. Dona ora”.

La presenza della campagna sui social media mostra segni di attività non autentica: una pagina X, @SadaqahPalestin, non è stata creata per l’operazione, ma piuttosto riutilizzata, probabilmente acquistata. La pagina risale a dicembre 2012, ma il suo nome utente è stato cambiato a febbraio 2025, quando è iniziata la sua cronologia di pubblicazione.

Dichiara come sua posizione la Palestina; i metadati di X la collocano nel Regno Unito. Nei suoi 13 anni di esistenza, la pagina non ha mai messo “mi piace” a nulla. La sua foto di copertina è una fotografia di una donna che culla una bambina tra le macerie di Gaza, scattata il 23 ottobre 2023 da un fotorgiornalista dell’agenzia Anadolu e pubblicata da testate giornalistiche di tutto il mondo.

Su Instagram è stato trovato una pagina con un marchio identico, con lo stesso logo arabo verde e una biografia quasi identica. La pagina ha pubblicato tutti i contenuti che avrebbe mai pubblicato in un’unica sessione di 34 minuti nelle prime ore del 21 febbraio 2025. Tra questi, tre video di bambini di Gaza e una foto di pacchi dell’UNICEF. Da allora è rimasta inattiva.

È probabile che tutti e tre i video siano stati scaricati da altre fonti, rielaborati e caricati sulla pagina di Gaza. Un video breve ha totalizzato oltre 11.000 visualizzazioni, un numero elevato rispetto ai 49 “mi piace” del post, con un tasso di coinvolgimento inferiore allo 0,5%. I video brevi organici in genere hanno un tasso di coinvolgimento tra il 2 e il 7%, il che indica una diffusione non autentica.

Un allenatore dell’Idhao?

Abbiamo scoperto che anche gli utenti erano falsi, proprio come i contenuti. Dei 221 profili unici che seguivano la pagina, circa un terzo erano profili con nomi russi e caratteri speciali inseriti nei nomi utente, un altro indicatore del fatto che gli avatar fossero stati creati in una cosiddetta “fabbrica di bot” che produce profili in massa.

C’erano altri gruppi di utenti, probabilmente falsi, inclusi quelli con nomi occidentali apparentemente generati automaticamente e biografie in inglese vuote. Secondo la nostra analisi, almeno il 59% degli utenti erano profili non autentici e nessuno di essi era verificato. Nel frattempo, la pagina seguiva altre pagine, 46 in tutto, per lo più pagine verificate di celebrità e influencer sauditi e del Golfo, nessuna delle quali collegata ad attività umanitarie, ma che facevano apparire la pagina come un utente autentico del Golfo.

Su X, abbiamo identificato altri 81 profili che hanno pubblicato l’URL (Localizzatore Uniforme di Risorse) dell’organizzazione benefica o risposto ai post della sua pagina ufficiale. Ventisei di questi sono stati creati nelle sei settimane immediatamente precedenti il ​​lancio dell’operazione, avvenuto nel febbraio 2025.

Si dividevano in due gruppi distinti. Il primo: profili di “allenatori di palestra” in stile americano con biografie motivazionali e indirizzi di Stati americani, tra cui un “Idhao” scritto in modo errato che ricorre in diversi profili. Questo gruppo si è attivato tre giorni dopo il lancio e ha generato quasi 80 risposte in 48 ore. Il secondo gruppo era composto da profili con nomi vietnamiti che pubblicavano testi brevi e uniformi come “Ho finito di aiutare” o “Ho fatto la mia parte”.

Cosa collega una finta organizzazione benefica di Gaza a BlackCore, la misteriosa entità accusata dalle autorità francesi di interferire nelle elezioni francesi? I certificati digitali: il registro pubblico e immutabile creato ogni volta che un sito web ottiene un’autorizzazione di crittografia.

Fin dal suo lancio, sadaqahpalestine.com utilizzava il gestore di posta elettronica di un altro dominio: electric-marinade.com. I due nomi compaiono insieme su circa 70 certificati Let’s Encrypt, prova crittografica che chiunque controllasse la posta elettronica dell’organizzazione benefica controllava anche Electric Marinade, emessi tra marzo 2025 e marzo 2026.

Electric Marinade è rimasto attivo per tutto l’ultimo anno sullo stesso gestore britannico che ospitava l’infrastruttura web di BlackCore, insieme a domini le cui pagine di accesso riportavano nomi di quelli che sembrano essere strumenti di influenza, tra cui una piattaforma per la generazione di avatar. I siti web erano inoltre collegati a una società di Tel Aviv, Galacticos, i cui rappresentanti hanno negato qualsiasi collegamento con BlackCore o conoscenza delle sue attività.

L’emissione dei certificati congiunti è cessata nell’aprile 2026, poco prima che la restante infrastruttura del gruppo venisse disattivata, proprio mentre i giornalisti iniziavano a indagare sul caso.

Non si sa per chi fosse stata creata la truffa, se qualcuno abbia effettivamente fatto una donazione e dove siano finiti i soldi. I responsabili dei profili X e Instagram non hanno risposto alle richieste di commento.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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