L’approvazione di un’altra legge sulla pena di morte dimostra l’unico tema su cui gli israeliani riescono a unirsi: la Pena di Morte per i palestinesi.

Dopo aver approvato due leggi sulla Pena di Morte in sei settimane, Israele sta investendo centinaia di milioni di dollari per tentare di giustiziare palestinesi in diretta televisiva. Il sostegno unanime a queste leggi dimostra che la società israeliana è assolutamente unita attorno al tema “Pena di Morte per i palestinesi”.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Itamar Ben Gvir partecipa alla parata dll’alzabandiera a Gerusalemme , il 18 Maggio 2023(FOTO: ILIA YEFIMOVICH/DPA VIA ZUMA PRESS/ APA IMAGES)

Di Jonathan Ofir – 14 giugno 2026

Il 30 marzo, Israele ha approvato una legge sulla Pena di Morte destinata esclusivamente ai palestinesi, estendendo l’uso della pena capitale sia nei tribunali militari che civili. La legge è stata promossa dal Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, esponente di spicco dell’estrema destra israeliana e guida del partito Potere Ebraico. Il 17 maggio è stata firmata dal capo del Comando Centrale israeliano, Avi Bluth, e applicata ai palestinesi della Cisgiordania.

Ma la legge sulla Pena di Morte è stata solo l’inizio. Da allora, una valanga di provvedimenti legislativi ha attraversato il sistema legale e politico israeliano, ampliando significativamente la possibilità per lo Stato di infliggere la Pena di Morte ai palestinesi.

La più recente di queste leggi è stata approvata l’11 maggio e riguarda specificamente i palestinesi sospettati di qualsiasi coinvolgimento negli eventi del 7 ottobre e nel periodo immediatamente successivo (legalmente definito come il periodo dal 7 al 10 ottobre 2023).

Questa nuova legge, considerata gemella della prima, è probabilmente ancora più radicale: si applica retroattivamente e consente condanne sulla base di prove estremamente blande. Ciò include le “prove” raccolte in condizioni di tortura, che, secondo numerose fonti, sono una caratteristica sistemica delle carceri israeliane, descritte da B’Tselem come “una rete di Campi di Tortura”.

La legge è stata approvata con un consenso di 93 a 0, abbracciando praticamente l’intero spettro politico Sionista.

Criteri probatori permissivi

Vale la pena soffermarsi su quanto siano permissivi i criteri probatori della legge. L’ex procuratore della Regione Sud, Moran Gez, ha ammesso in un’intervista a Ynet del gennaio 2025 che “la difficoltà maggiore è di natura probatoria” riferendosi agli eventi del 7 ottobre, poiché “utilizzare prove per collegare uno specifico crimine a uno specifico imputato quando si ha a che fare con decine di scene del crimine, dove sono stati arrestati centinaia di sospetti e sono stati commessi migliaia di reati, è quasi impossibile”.

Ma la nuova legge non è tenuta a seguire nessuna di queste regole probatorie, “incluse le istruzioni relative all’esame del materiale investigativo, alla catena di custodia e alla trasmissione delle prove”, e all’accettazione di dichiarazioni scritte a confronto con le confessioni dei testimoni quando l’accusa è convinta che ciò “non comprometterà sostanzialmente l’equità del processo”.

La qualificazione di “equità” non può nemmeno celare l’ingiustizia della premessa. L’intera impostazione elimina il contesto dell’Occupazione e considera qualsiasi partecipazione agli attacchi come motivata dall’odio per gli ebrei. Questa definizione era già stata consolidata l’anno scorso in una legge contro la “negazione degli eventi dell’attacco del 7 ottobre”, in cui qualsiasi “identificazione” con gli atti comporta 5 anni di reclusione.

Lo scopo dichiarato della legge attuale, quindi, ripete ed elabora tale impostazione, includendo “il perseguimento di coloro che hanno commesso atti di terrorismo, omicidio, reati sessuali, sequestro di persona e saccheggio” commessi da Hamas “e dai suoi complici”.

L’inclusione del “saccheggio” nell’elenco dei crimini non è casuale. E ognuno di essi, considerato nel suo insieme, costituisce “crimini contro il popolo ebraico, Crimini Contro l’Umanità e Crimini di Guerra”, secondo il testo della legge.

Gez si era espressa in modo inequivocabile in precedenza a favore dell’inclusione di qualsiasi presunto partecipante agli eventi di quel giorno, affermando che “chiunque sia entrato in Israele da Gaza il 7 ottobre per uccidere o per saccheggiare, non importa, dovrebbe essere incluso nell’atto d’accusa e, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere condannato a morte”.

Ha poi aggiunto: “Perché? A causa di coloro che non hanno ucciso, ma hanno saccheggiato, bruciato, rubato, raccolto avocado, come alcuni sostengono, a causa di questo caos, le forze armate israeliane non sono riuscite ad arrivare in tempo. Vi siete presentati alla porta con un trapano e l’avete aperta per saccheggiare? Poi è entrato un terrorista e ha ucciso dei civili lì dentro”.

Pensateci bene: un popolo illegalmente occupato, che potrebbe essere stato completamente estraneo alla pianificazione e all’esecuzione dell’attacco, ma che quel giorno ha oltrepassato la recinzione per raccogliere avocado, ha partecipato a un “Genocidio” contro il popolo ebraico, come gli eventi del 7 ottobre vengono comunemente descritti dai media israeliani.

La legge prevede un aspetto collettivo che consente le incriminazioni collettive. Uno dei suoi aspetti più importanti è che esclude la possibilità di liberazione in uno scambio di prigionieri se una persona è “sospettata, incriminata o condannata per un reato commesso durante gli eventi dell’attacco del 7 ottobre”.

E cosa succede a coloro che sono “sospettati” di partecipazione? Il loro processo può essere deciso anche in assenza dell’imputato (in condizioni “normali”, gli imputati possono comparire alle udienze tramite videochiamata dai Campi di Tortura). Quanto alla decisione di infliggere loro la Pena di Morte, può essere presa con una semplice maggioranza di due giudici su tre, nominati dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito, eliminando la precedente prassi che richiedeva l’unanimità tra i giudici.

Una sete di “processi farsa”

I processi stessi sono autorizzati a essere pubblici e filmati, concepiti come una sorta di spettacolo dell’orrore pubblico.

È quanto ha descritto Adalah, il Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele, affermando che la legge “subordina ogni principio di giustizia penale equa a uno spettacolo punitivo e retributivo”, sostituendo un’autentica indagine giudiziaria con “processi farsa sanciti dallo Stato”, come ha dichiarato l’avvocato di Adalah, Muna Haddad.

La sete di questo tipo di spettacolo si è intensificata nel corso degli anni. All’inizio del 2024, le principali emittenti televisive israeliane hanno trasmesso filmati provenienti dai centri di detenzione, con funzionari che si vantavano del trattamento riservato ai detenuti. Contemporaneamente, l’esercito israeliano ha fatto entrare civili in questi centri per assistere e filmare in diretta le torture inflitte ai palestinesi, comprese torture con nudità. La morte, a quanto pare, è il logico epilogo di questo desiderio pubblico.

Parte di questa brama pubblica è alimentata da un desiderio diffuso di “entrare nei libri di storia” per aver processato “i Nazisti dell’era moderna”, come recentemente affermato dalla parlamentare israeliana Yulia Malinovsky del partito di opposizione Israel Beitenu.

Il dirigente del partito di Malinovsky, il grande liberale Avigdor Lieberman, in passato aveva suggerito che i palestinesi che si dichiarano sleali a Israele venissero decapitati con un’ascia e che i prigionieri palestinesi venissero annegati collettivamente nel Mar Morto.

Ora, però, Malinovsky ha trovato un modo illuminato per raggiungere questi obiettivi: attraverso “un procedimento giudiziario legale, filmato e trasmesso”.

L’aspetto della trasmissione non è affatto un ripensamento secondario. Il 2 giugno, la Knesset (Parlamento) israeliana ha votato per stanziare 86 milioni di NIS (25.440.623 euro) per le infrastrutture del tribunale nel 2026, inclusi i sistemi di trasmissione; 359 milioni di NIS (106.199.811 euro) nel 2027; 307 milioni di NIS (90.817.108 euro) nel 2028; e poi 262 milioni di NIS (77.505.154 euro) all’anno dal 2029 in poi.

Per un investimento pubblico di tale entità, i cittadini israeliani si aspettano che il loro denaro sia ben speso.

Jonathan Ofir è un direttore d’orchestra, musicista, scrittore e blogger israelo-danese, che scrive regolarmente per Mondoweiss.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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