Lo Stato israeliano ha armato i coloni con migliaia di armi. Ora non riesce più a controllarli.

Dopo il 7 ottobre, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno distribuito migliaia di armi ai coloni e ne hanno arruolati migliaia in unità di difesa territoriale. Il risultato è stato un pericoloso offuscamento del confine tra i gruppi di vigilantes armati di coloni e lo Stato israeliano, un processo parte integrante della visione degli alleati di coalizione di estrema destra di Netanyahu.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Uno screenshot tratto da un nuovo documentario sulla violenza dei coloni, trasmesso dall’emittente pubblica israeliana Kan. “In pratica, stiamo solo mostrando chi è il padrone di casa. E noi siamo i padroni di questa terra.”

Di Joshua Leifer – 16 giugno 2026 

In seguito agli attacchi del 7 ottobre guidati da Hamas, l’esercito israeliano, temendo che la Cisgiordania sarebbe stata il prossimo fronte di guerra, ha distribuito armi ai coloni israeliani e ha reclutato nuove unità per difendere insediamenti e avamposti (più di 140 dei quali sono stati creati dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023).

Ma queste armi e questi uomini non hanno impedito un’esplosione di violenza; al contrario, ne hanno innescata un’altra.

Secondo un nuovo documentario del giornalista Chen Liberman, trasmesso la scorsa settimana dall’emittente pubblica israeliana Kan, l’esercito ha fornito ai coloni circa 7.000 fucili mitragliatori. Inoltre, circa 8.000 coloni, tra cui alcuni dei più estremisti e violenti del movimento radicale degli insediamenti, sono stati arruolati nelle unità di difesa territoriale, apparentemente per colmare il vuoto lasciato dai residenti degli insediamenti richiamati in servizio di riserva e inviati a combattere a Gaza e in Libano.

Il risultato è stata una rapida intensificazione della violenza dei coloni e la pericolosa sfumatura del già labile confine tra gruppi di vigilantes armati extragiudiziali e lo Stato israeliano.

Quelle che un tempo erano relativamente rare, le scene di soldati in uniforme alla guida di milizie di coloni, impegnati in attacchi letali, sono diventate, dal 7 ottobre, una consuetudine. I dati dell’esercito stesso mostrano che gli attacchi dei coloni contro i palestinesi sono aumentati di circa il 25% nel 2025. E i responsabili di questa violenza non vengono quasi mai chiamati a risponderne.

Pur essendo tecnicamente sotto la gerarchia militare, ma operando di fatto nella zona grigia tra l’esercito e l’autorità civile, i membri di queste unità hanno incendiato case e automobili palestinesi, picchiato e ucciso civili palestinesi e rubato vaste porzioni di terra, il tutto impunemente.

Il documentario di Liberman offre un resoconto agghiacciante e dettagliato di come l’esercito israeliano abbia ceduto consapevolmente il suo monopolio sull’uso della forza ai coloni oltranzisti e ai giovani delle zone rurali, e di come l’occupazione abbia assorbito, persino sopraffatto, l’apparato statale su cui un tempo faceva affidamento.

Questa situazione non è casuale. Nonostante le proteste di funzionari militari e governativi secondo cui l’intensificazione della violenza dei coloni in Cisgiordania sia responsabilità di poche mele marce, o, come ha affermato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu lo scorso dicembre, di “una manciata di ragazzi provenienti da famiglie disagiate”, i crescenti attacchi contro i palestinesi e lo sfollamento di interi villaggi sono il prodotto di una politica statale. Dopotutto, è l’esercito israeliano che ha fornito le armi a questi coloni, ed è la polizia israeliana che si rifiuta di perseguirli per i loro crimini.

Per i coloni più intransigenti e fautori dell’eliminazione, l’obiettivo finale non è semplicemente la conquista della Grande Israele, ma l’espulsione degli abitanti palestinesi da tutto il territorio sotto controllo israeliano. La loro visione è catastrofica (loro direbbero messianica), in cui una conflagrazione finale che ponga fine alla presenza non ebraica nella Terra d’Israele è il preludio alla Redenzione.

Parte del motivo per cui gli ultimi 983 giorni di guerra si sono svolti in questo modo è che, per la prima volta nella storia di Israele, i rappresentanti di questi coloni sono alti ministri del governo. Vedono il caos e lo spargimento di sangue in cui hanno fatto precipitare il Paese come un’opportunità, un’opportunità per la quale hanno a lungo pregato, è, come ha affermato la deputata Sionista religiosa Orit Strock, “un momento miracoloso”.

Per loro, la continua presa di potere da parte dei coloni sulla frontiera della Cisgiordania non è un problema da risolvere: piuttosto, è un passo integrante verso la Pulizia Etnica finale del territorio e la realizzazione dell’obiettivo ultimo della loro visione politico-teologica.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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