Israele ha recentemente danneggiato la vitale diga di Qaraoun in Libano, suscitando timori di un cedimento strutturale. Gli esperti affermano che l’attacco riflette la consolidata ambizione di Israele di controllare le risorse idriche del Libano e rispecchia l’Apartheid idrico che impone ai palestinesi.
Fonte: English version
Immagine di copertina. Un elicottero militare israeliano in volo sopra il Lago Qaraoun in Libano duraNTE la guerra del 1982 (Credit: ufficio portavoce IDF)
Di Fadia Jomaa – 29 giugno 2026
Prima ancora di rendersi conto di cosa stesse succedendo, Ali Oday Yassin sentì la terra tremare sotto i suoi piedi.
Yassin è proprietario di un’area di sosta lungo la strada vicino alla diga di Qaraoun, un elemento fondamentale delle infrastrutture idriche ed energetiche del Libano. Il 26 maggio, i bombardamenti aerei israeliani hanno colpito obiettivi pericolosamente vicini alla diga, distruggendo le strade di accesso adiacenti e spargendo detriti nel lago Qaraoun. Le schegge hanno colpito la proprietà di Yassin, che si trova a soli 200 metri dalla diga.
“È stato un momento terribile. La terra tremava sotto i nostri piedi, poi il posto si è riempito di polvere e fumo”, ha raccontato Yassin, ricordando di essersi affrettato a controllare che tutti stessero bene.
Poi, una domanda inquietante persisteva: “Ci siamo chiesti perché Israele avrebbe dovuto prendere di mira la diga?”, ha detto Yassin.
Costruita nel 1959, la diga forma il lago Qaraoun, il più grande bacino idrico del Libano. Alimenta quattro centrali idroelettriche e irriga circa il 30% dei terreni agricoli del Paese. La diga è fondamentale per il sistema del fiume Litani, la spina dorsale della sicurezza idrica del Libano, dalla Valle della Bekaa a Sud.
Gli ultimi attacchi israeliani, ha affermato Sami Alawieh, direttore generale dell’Autorità nazionale del fiume Litani, costituiscono una minaccia nazionale. “L’area colpita non è una strada periferica o una normale via di accesso”, ha detto. “Fa parte del sistema ingegneristico connesso alla protezione e alla stabilità della diga, in particolare la strada adiacente agli argini e alle rocce che formano lo strato protettivo del versante posteriore della diga”.
Mentre il Libano si confronta con le conseguenze del cambiamento climatico, la diminuzione delle precipitazioni e la crescente domanda di risorse idriche, la diga è vitale. “Non consideriamo la diga di Qaraoun un’installazione locale”, ha affermato. “Qualsiasi minaccia ad essa rappresenta una minaccia alla sicurezza pubblica e alla sicurezza idrica ed economica del Libano”.
Il fiume Litani è stato centrale nella strategia militare israeliana sin dallo scoppio dei combattimenti con Hezbollah nell’ottobre 2023. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che le forze israeliane manterranno una “zona di sicurezza” che si estende fino al fiume fino alla “rimozione” di Hezbollah, e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) occupano ora circa un quinto del territorio libanese, con unità che in alcune zone si spingono a Nord del Litani stesso. I bombardamenti aerei israeliani hanno sistematicamente distrutto ponti e strade lungo il fiume, isolando di fatto il Sud dal resto del Paese.
Oggi, mentre i dirigenti israeliani insistono sul fatto che non ritireranno le truppe nonostante l’accordo tra Stati Uniti e Iran, il fatto che la diga di Qaraoun venga presa di mira aggiunge un ulteriore elemento potenzialmente disastroso a una campagna che ha progressivamente trasformato il fiume in una frontiera.
Il piano coloniale israeliano che dura un secolo per il fiume Litani
Le ambizioni di Israele riguardo al controllo del fiume Litani non sono una novità.
Già nel 1919, l’Organizzazione Sionista Mondiale presentò alla Conferenza di Pace di Parigi una mappa che includeva il fiume Litani entro i confini di un futuro Stato Ebraico. Nel 1947, Ben-Gurion affermava apertamente che il Litani avrebbe dovuto costituire il confine settentrionale di Israele.
Nei decenni successivi, Israele è tornato ripetutamente sul fiume: nel 1978, durante l’Operazione Litani, le forze israeliane invasero il Libano fino al fiume; nel 1982, Israele conquistò vaste aree fino al Litani, incluso il lago Qaraoun stesso, dando inizio a un’occupazione di 18 anni del Libano meridionale; e durante la guerra del 2006, le forze di terra israeliane avanzarono fino alle rive del fiume nelle ultime ore prima del cessate il fuoco. L’attacco al lago Qaraoun del 2026 si inserisce perfettamente in questo schema.
In un rapporto pubblicato pochi giorni prima dell’attacco di maggio dal Centro Carnegie per il Medio Oriente, la studiosa non residente Camille Ammoun descrisse il lago Qaraoun come situato al centro di una delle aree più fertili del Levante, “un bacino a forma di L rovesciata vitale per i sistemi agricoli e idrici del Libano”.
La diga è stata colpita da una serie di crisi concomitanti, sottolineava il rapporto. Nell’estate del 2025, il Libano ha subito la siccità più grave mai registrata, che ha portato il livello del lago Qaraoun al minimo storico dalla costruzione della diga. L’inquinamento causato da acque reflue non trattate e deflussi agricoli ha reso ampie zone del lago non idonee all’irrigazione. In altre parole, gli attacchi israeliani colpiscono un sistema idrico già indebolito dalla siccità e dalla contaminazione, intensificando ulteriormente le pressioni esistenti.
Gli attacchi di maggio non sono stati i primi per Israele. Il 4 aprile, la zona circostante il lago è stata colpita più volte. Villaggi come Sohmor, Yohmor e Mashghara sono stati bombardati da aerei israeliani e un drone ha colpito un’auto a 400 metri dalla diga stessa. I bombardamenti israeliani del 2024 hanno sconvolto l’agricoltura limitando l’accesso ai terreni, danneggiando i raccolti, costringendo gli agricoltori a lasciare le proprie terre e interrompendo le catene di approvvigionamento.
La guerra del 2026, ha avvertito Ammoun, probabilmente produrrà conseguenze simili, se non peggiori. Con l’espansione geografica della guerra, la diga e l’area circostante sono più esposte. Una prolungata crisi di sfollamento significherebbe probabilmente il ritorno delle persone in case danneggiate, servizi interrotti e terreni inquinati.
Un’intera regione in pericolo
Finora, le valutazioni tecniche non hanno rilevato danni strutturali alla diga a seguito degli attacchi israeliani.
Il pericolo, ha affermato Alawieh, è che i ripetuti colpi alle strutture ausiliarie, agli argini e ai sistemi operativi e di monitoraggio possano accumularsi, aumentando la probabilità di un cedimento della diga in futuro.
“Qualsiasi piccolo malfunzionamento, se non monitorato in tempo, può diventare un grave pericolo”, ha dichiarato Alawieh. “Stiamo parlando del più grande impianto idrico del Libano, che immagazzina decine di milioni di metri cubi d’acqua”.
Se la diga dovesse cedere, le conseguenze sarebbero catastrofiche: un’improvvisa ondata di piena che si estenderebbe dalla Bekaa occidentale verso Sud. Potrebbe inondare villaggi e città nel bacino inferiore e mettere a rischio residenti, infrastrutture, strade, ponti e impianti agricoli ed elettrici. Accanto alla diga si trova il villaggio di Qaraoun. Prima della guerra, era una popolare meta turistica locale: caffè, parchi e aree sul lungofiume attiravano solitamente molti visitatori, soprattutto d’estate.
Quest’anno, la situazione è ben diversa. Dopo gli attacchi di maggio nei pressi di Qaraoun, l’Autorità del fiume Litani ha dichiarato l’area zona militare chiusa e i caffè hanno chiuso i battenti. Al posto dei turisti, il villaggio ospita ora circa 5.000 libanesi sfollati dalle città vicine, che hanno trovato rifugio in scuole sovraffollate vicino alla diga, secondo i registri comunali. Essi fanno parte dell’oltre un milione di libanesi sfollati dalla Campagna Militare Israeliana di Terra Bruciata, volta a creare una zona cuscinetto a Sud del fiume Litani.
Questo rende la diga ancora più vulnerabile agli attacchi. “Qualsiasi danno alla diga o alle infrastrutture avrebbe un impatto diretto sull’acqua, sull’elettricità e sulla vita delle persone”, ha affermato Shadia al-Aqdi, una parrucchiera che gestisce il suo salone nel villaggio. “Prima è arrivata la paura, poi il panico e la confusione: Il bombardamento è arrivato senza alcun preavviso”.
Rabih Chebli, membro del consiglio comunale di Qaraoun, ha dichiarato che le famiglie sfollate non sono ancora in grado di tornare alle proprie case, temendo nuovi Bombardamenti.
“I bombardamenti hanno causato danni ad alcune strutture collegate alla diga e interrotto la strada in diversi punti”, ha aggiunto.
L’acqua come strumento di controllo
Gli attacchi israeliani intorno alla diga di Qaraoun presentano analogie con le tattiche impiegate nella Palestina Occupata, dove il controllo delle risorse idriche è da tempo uno strumento del Colonialismo di Insediamento.
Amr Wawi, consulente di governo palestinese, non vede gli attacchi vicino a Qaraoun come una coincidenza, ma come un elemento chiave dei piani israeliani per il controllo del Libano meridionale.
“Colpire le infrastrutture serve sia a indebolire la Resistenza locale, sia a creare le condizioni che spingono allo sfollamento e allo svuotamento delle aree, in particolare del Libano meridionale e del bacino del Litani, colpendo risorse vitali, soprattutto l’acqua”, ha affermato Wawi.
Gli attacchi in Libano, come quelli a Gaza, fanno parte di una politica sistematica.
“A Gaza, pozzi, reti idriche e serbatoi sono stati presi di mira direttamente nell’ambito di una chiara strategia volta a colpire le fondamenta della vita”, ha spiegato. “In Libano, colpire infrastrutture vitali, comprese le dighe, mira a rendere più difficile la vita nelle aree circostanti e a minare la capacità di Resistenza locale”.
Secondo Wawi, minacciare la più importante fonte d’acqua del Libano crea una dinamica simile: può essere usata come strumento politico, creando condizioni di estrema vulnerabilità. Questo conferisce a Israele un vantaggio negoziale, permettendogli di agire da una posizione di forza e di ridurre le richieste degli avversari.
Tuttavia, permangono alcune differenze tra il caso della Palestina e quello del Libano.
“In Palestina, vige una politica di controllo diretto e di approvvigionamento idrico degli insediamenti a spese dei residenti palestinesi, con l’obiettivo di consolidare la dipendenza e svuotare il concetto di Stato del suo contenuto sovrano”, ha affermato. “In Libano, l’approccio dominante è distruttivo e mira alle infrastrutture critiche per indebolire la capacità di Resistenza, piuttosto che perseguire il controllo diretto, sebbene esistano ambizioni storiche in tal senso”.
Tornando sulla strada lungo la diga, Yassin osserva un paesaggio ormai silenzioso.
“La tempistica ha aggravato il danno”, ha detto. “Si contava sull’estate per compensare le perdite della guerra in corso, una stagione basata sul turismo che si concentra intorno al lago, dove ristoranti e parchi attraggono sia famiglie locali che visitatori stranieri”. Per Yassin, gli ultimi attacchi rappresentano una grave recrudescenza. “Durante la guerra del 2024, un attacco di droni vicino alla mia proprietà ha danneggiato la mia auto e causato danni parziali all’area di sosta”, ha affermato. “Questa volta si è trattato di un vero e proprio bombardamento aereo”.
“Oggi ci hanno tolto il respiro e il sostentamento”, ha aggiunto.
– Fadia Jomaa è una giornalista libanese del Libano meridionale, specializzata in articoli su temi ambientali e di interesse umano.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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