Il Consiglio per la Pace ha annunciato sulla sua pagina ufficiale X che “l’UNRWA non ha posto nella nuova Gaza” e che sta “voltando pagina sul complesso sistema di dipendenza dagli aiuti e conflitto perenne”.
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Immagine di copertina: Nella foto si vede un cartello danneggiato presso la sede dell’UNRWA, in seguito a un raid israeliano a Gaza City. 12 luglio 2024. (REUTERS/Dawoud Abu Alkas)
Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 2 luglio 2026
Ginevra – L’annuncio del Consiglio per la Pace di voler porre fine al ruolo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA) nella Striscia di Gaza è estremamente preoccupante.
Si tratta di una gravissima e illegittima violazione del mandato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha istituito l’UNRWA nel 1949, e di un tentativo di indebolire il ruolo internazionale dell’Agenzia nella rappresentanza della continua responsabilità nei confronti dei rifugiati palestinesi. Questa mossa potrebbe portare alla sua eliminazione con il pretesto di sforzi di ricostruzione e stabilizzazione.
Il Consiglio per la Pace ha annunciato sulla sua pagina ufficiale X che “l’UNRWA non ha posto nella nuova Gaza” e che sta “voltando pagina sul complesso sistema di dipendenza dagli aiuti e conflitto perenne”. Questa dichiarazione ignora la realtà che la dipendenza degli abitanti di Gaza dagli aiuti non è una cultura di dipendenza, ma una conseguenza dell’Occupazione, dell’assedio, della fame e della diffusa distruzione dei loro mezzi di sussistenza.
Parlare di “voltare pagina” sul conflitto escludendo l’UNRWA significa sostanzialmente ignorare che le questioni centrali, come lo sfollamento, l’Occupazione e la negazione del Diritto al Ritorno e all’autodeterminazione, persistono ancora. Rimuovere il ruolo delle Nazioni Unite come testimoni della situazione dei rifugiati non risolve il conflitto; al contrario, ne aggrava le cause profonde e consolida l’ingiustizia.
Il Consiglio ha ripubblicato un video contenente un commento di Jeff Bartos, Rappresentante degli Stati Uniti per la Gestione e la Riforma delle Nazioni Unite. Bartos ha inquadrato la questione come una scelta tra finanziare l’UNRWA, da lui descritta in modo incendiario e fuorviante come fonte di “incitamento all’odio, terrorismo e stagnazione”, o sostenere il Consiglio per la Pace, che a suo dire offre agli abitanti di Gaza “un percorso verso la pace, la prosperità e un cambiamento reale e duraturo”.
Questa impostazione si basa su una dicotomia falsa e dannosa, che trasforma il finanziamento degli aiuti umanitari per rifugiati e civili da un dovere internazionale in uno strumento per delegittimare l’UNRWA e distorcere il suo mandato fondamentale. Trascura il fatto che la pace non si raggiunge eliminando un mandato delle Nazioni Unite centrale per la questione dei rifugiati palestinesi, ma ponendo fine al Colonialismo di Insediamento e smantellando il controllo e la repressione ad esso associati, come l’Occupazione Militare illegale, l’Apartheid e l’assedio, garantendo al contempo la responsabilità e la protezione dei diritti inalienabili del popolo palestinese.
Il pericolo di questo discorso risiede non solo nella sua esplicita ostilità nei confronti dell’UNRWA, ma anche in ciò che rivela sulla prospettiva politica e giuridica del Consiglio per la Pace. Questa prospettiva è in contrasto con il Diritto Internazionale perché considera un mandato delle Nazioni Unite, creato dall’Assemblea Generale e rinnovato dagli Stati membri, come un ostacolo da superare piuttosto che come un obbligo internazionale da rispettare e attuare.
La scelta del Consiglio per la Pace di avallare narrazioni israeliane incendiarie e già smentite contro l’UNRWA, invece di basarsi sul Diritto Internazionale e sulle Risoluzioni delle Nazioni Unite, dimostra che, nella sua forma attuale, non è un meccanismo neutrale per la protezione o la ricostruzione dei civili. Piuttosto, funziona come uno strumento politico di parte, concepito per rimodellare la realtà palestinese secondo le regole della Potenza Occupante, a scapito dei diritti dei palestinesi.
La posizione del Consiglio per la Pace è strettamente legata alle campagne israeliane di incitamento e di attacco contro l’UNRWA. Ne costituisce un’estensione politica, cercando di conferire loro una falsa legittimità facendosi portavoce della narrativa israeliana. Questa narrazione mira a indebolire lo status giuridico e politico dell’Agenzia e il suo legame con il Diritto al Ritorno dei rifugiati palestinesi. Riconosciuto dal Diritto Internazionale e dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite, tale diritto non è soggetto a prescrizione e non può essere ignorato o minato delegittimando l’istituzione delle Nazioni Unite responsabile della tutela dei rifugiati, fino a quando non sarà raggiunta una soluzione equa e duratura.
Guidato dal Presidente statunitense Donald Trump, il proposto Consiglio per la Pace non ha l’autorità legale e morale per modificare l’approccio internazionale alla questione dei rifugiati palestinesi. Ciò è particolarmente vero considerando il suo coinvolgimento nel sostegno al Genocidio in corso a Gaza perpetrato da Israele. Qualsiasi ruolo del Consiglio deve essere conforme al diritto internazionale, alla Carta delle Nazioni Unite e ai diritti inalienabili dei popoli. Non può, in alcun modo o con alcuna denominazione, scavalcare le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o revocare il mandato di un organismo ONU, recentemente rinnovato con una “sconfinante maggioranza” degli Stati membri.
Il discorso su una “nuova Gaza senza UNRWA” non può essere separato dal tentativo di premiare Israele per i suoi attacchi sistematici contro l’Agenzia e il suo ruolo, anziché ritenerla responsabile dei crimini commessi, incluso il Genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. L’UNRWA è un mandato delle Nazioni Unite legato a una questione di rifugiati che non è ancora stata risolta. Qualsiasi tentativo di porre fine unilateralmente a questo mandato rappresenta un’azione politica volta a negare il Diritto al Ritorno, un diritto che nessuna parte ha il potere di annullare, eludere o cancellare, a prescindere da come possano cambiare gli assetti politici o amministrativi nella Striscia di Gaza.
In virtù del suo mandato, della sua esperienza e della sua struttura organizzativa, l’UNRWA costituisce il nucleo di una rete vitale che fornisce servizi pubblici a quasi 5,9 milioni di rifugiati palestinesi. È stata creata con un mandato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ai sensi della Risoluzione 302 del 1949, per operare nel “Territorio Palestinese Occupato dal 1967, inclusa Gerusalemme”, nonché in “Libano, Giordania e Repubblica Araba Siriana”.
Questo mandato delle Nazioni Unite, rinnovato fino al 30 giugno 2029, collega la protezione e la rete di sicurezza umanitaria per i rifugiati palestinesi alla continua responsabilità internazionale, con l’obiettivo di una soluzione giusta e duratura basata sulle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la Risoluzione 194. Qualsiasi tentativo di smantellare o sostituire questo mandato al di fuori della competenza dell’Assemblea Generale minaccia significativamente la sua autorità e rischia di eludere i sistemi giuridici internazionali che sovrintendono alla questione dei rifugiati palestinesi.
Le azioni di Israele contro l’UNRWA si inseriscono in un quadro più ampio e sistematico di attacchi contro i palestinesi e le loro risorse di sopravvivenza. Ciò include attacchi contro il personale e le strutture dell’Agenzia, che sono tutelati dal Diritto Internazionale. Ad oggi, 391 dipendenti e collaboratori dell’Agenzia sono stati uccisi e 312 delle sue strutture sono state danneggiate o distrutte. Molte di queste strutture ospitavano civili sfollati in cerca di rifugio, che in seguito sono rimasti vittime di attacchi letali.
Israele sta attivamente lavorando per smantellare l’Agenzia sia a livello operativo che istituzionale, ostacolandone la logistica, ad esempio impedendo al suo personale internazionale di entrare nei Territori Palestinesi Occupati per circa 18 mesi. Inoltre, Israele ha illegalmente occupato la sede dell’Agenzia a Gerusalemme Est Occupata, per poi raderla al suolo e incendiarla nel gennaio 2026, in aperta sfida alla comunità internazionale e in grave violazione dei privilegi, delle immunità e delle proprietà delle Nazioni Unite.
La politicizzazione degli sforzi di soccorso e il loro collegamento a un’agenda politica unilaterale non giovano agli abitanti di Gaza. Al contrario, minano il processo di ricostruzione eliminando qualsiasi aspetto giuridico o basato sui diritti, sostituendo un mandato consolidato delle Nazioni Unite con un organismo che non risponde all’Assemblea Generale o al Consiglio di Sicurezza.
Qualsiasi coinvolgimento internazionale nella Striscia di Gaza, sia attraverso il Consiglio per la Pace che attraverso altre entità, deve rispettare la Carta delle Nazioni Unite, il Diritto Internazionale e i diritti inalienabili dei popoli. Non deve essere sfruttato per rimodellare la realtà palestinese o per rafforzare le conseguenze del Genocidio, del Colonialismo di Insediamento, dell’Apartheid e dell’assedio. Qualsiasi accordo politico o amministrativo che non tuteli i diritti fondamentali del popolo palestinese, in particolare il diritto all’autodeterminazione e il Diritto al Ritorno dei rifugiati palestinesi, è privo di legittimità internazionale, a prescindere dal sostegno politico che possa ricevere.
Alla luce del parere consultivo del 2025 della Corte Internazionale di Giustizia, gli Stati devono fare di più che evitare di sostenere azioni che indeboliscono l’UNRWA. È inoltre vietato loro riconoscere qualsiasi accordo che derivi da tale indebolimento o che lo rafforzi. Inoltre, non devono fornire aiuti o assistenza a qualsiasi iniziativa che sostituisca i mandati delle Nazioni Unite con entità politiche prive dell’autorità e della cooperazione necessarie affinché le Nazioni Unite e le sue agenzie, in particolare l’UNRWA, possano operare efficacemente nei Territori Palestinesi Occupati senza ostacoli.
La comunità internazionale e gli Stati membri delle Nazioni Unite devono opporsi a qualsiasi tentativo di indebolire il mandato dell’UNRWA, di interromperne le operazioni a Gaza o di sostituirlo con strutture politiche alternative che ne minino la reputazione e ne disconnettano il lavoro dall’essenza della questione dei rifugiati palestinesi. Gli Stati devono resistere alle campagne coordinate di incitamento contro l’Agenzia, che si inseriscono in un più ampio attacco al sistema di protezione internazionale e ai diritti inalienabili del popolo palestinese, compresi i rifugiati palestinesi.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo esorta gli Stati membri a onorare i propri impegni finanziari nei confronti dell’UNRWA e a respingere qualsiasi retorica che colleghi gli aiuti umanitari alle condizioni politiche. È fondamentale garantire un accesso sicuro e immediato al personale internazionale dell’UNRWA nei Territori Palestinesi Occupati, salvaguardare le strutture, i privilegi e le immunità dell’Agenzia e consentirle di riprendere pienamente le sue attività umanitarie nella Striscia di Gaza.
Gli Stati membri delle Nazioni Unite, compresi quelli del Consiglio di Pace, non dovrebbero fornire sostegno politico, legale o finanziario ad alcun accordo internazionale a Gaza che aggiri il sistema delle Nazioni Unite o tenti di ridefinire i ruoli delle agenzie ONU autorizzate al di fuori delle corrette procedure legali.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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