Riscoprire la storia della solidarietà curdo-palestinese

Le narrazioni ufficiali non ci aiutano a comprendere i legami tra i popoli dell’Asia sud-occidentale. Palestinesi e curdi hanno una relazione storica che si è protratta fino al presente attraverso lo spirito democratico di entrambi i popoli, eppure le narrazioni di destra e i poteri geopolitici disprezzano e persino screditano questo episodio storico.

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Mohammed Othman – 27 Luglio 2026

Mohammed Othman ripercorre la lunga storia di solidarietà tra curdi e palestinesi, mettendo in discussione le narrazioni nazionaliste che ne hanno oscurato il passato politico e rivoluzionario condiviso.

La fine degli anni ’40 segnò un episodio decisivo nella storia curda e palestinese: l’Iran abbatté la prima Repubblica curda autoproclamata (quella di Mahabad), mentre Israele perpetrava la Nakba contro i palestinesi. Entrambe le parti si riorganizzarono politicamente e ideologicamente attorno al marxismo-leninismo, guardando all’esempio egiziano nella regione.

La generazione di sinistra curda rafforzò la propria influenza all’interno del Partito Democratico del Kurdistan (KDP), tra cui figurava Jalal Talabani. I palestinesi, tra cui George Habash, insieme a militanti di altre nazionalità, fondarono il Movimento Nazionalista Arabo (ANM) come movimento panarabista e precursore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e successivamente del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP).

Entrambi i gruppi influenzarono il corso politico della regione. Il loro punto di riferimento era Gamal Abdel Nasser, l’ex presidente egiziano, che sosteneva i movimenti anti-imperialisti in tutta l’Asia sud-occidentale. Sebbene l’ANM avesse membri arabi iracheni, a differenza dei curdi non riuscì a consolidare una base solida fino alla rivoluzione irachena del 1958.

Quello stesso anno, l’ANM inviò Hani al-Hindi in Iraq per riorganizzare il movimento e rafforzarne la posizione nel paese, secondo quanto riferito da Basil al-Kubaysi, altro dirigente del movimento. Talabani, nei suoi diari, menziona al-Kubaysi e al-Hindi come “vecchi amici di un tempo”, riferendosi ai suoi anni universitari, quando era in contatto con la maggior parte dei movimenti di liberazione.

Dopo tre anni di unione tra Siria ed Egitto, Damasco si separò dalla Repubblica Araba Unita nel 1961, ponendo fine al progetto nasserista nella regione ed emarginando gli attivisti nasseristi. In Iraq, il movimento nasserista prese il potere nel novembre 1963, ma la turbolenza politica e militare non si placò fino a quando i nasseristi non furono estromessi con il colpo di stato baathista del 1968.

Mentre l’ala di sinistra del KDP, l’Ufficio Politico, si allineò con il governo, l’ala destra del KDP riprese l’insurrezione. Nel frattempo, Israele sconfisse l’alleanza araba nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, durante la quale i membri dell’ANM operarono come commando e condussero operazioni militari.

Nonostante la legittimità delle rispettive cause, i movimenti curdo e palestinese non erano omogenei. I curdi si divisero durante il governo filo-nasserista nel 1964. L’Ufficio Politico, che in seguito sarebbe diventato l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) nel 1975, si schierò con il governo abbracciando il maoismo, mentre il leader del KDP Mustafa Barzani proseguì l’insurrezione circondandosi di figure nazionaliste e conservatrici.

I settori di sinistra aprirono le porte ai movimenti di liberazione e resistenza di altre parti del Kurdistan, dell’Iran, dell’Iraq e persino dell’Europa, mantenendo al contempo solidi legami diplomatici e ideologici con l’Unione Sovietica, la Cina, l’Egitto, la Corea del Nord, la Libia e altri paesi. Gli Stati Uniti e l’Iran monarchico sostennero l’altra corrente, per poi abbandonarla a loro volta.

La sinistra palestinese, dal canto suo, entrò ufficialmente nella lotta armata nel 1967, dando vita alla seconda e terza fazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP): il FPLP, guidato da Habash, e il FDLP, guidato da Nayef Hawatmeh.

Nel frattempo, la Giordania li espulse verso il Libano, dove vissero una nuova fase di lotta e scontro con nuovi attori, mentre venivano ideologicamente abbandonati dall’ala destra del movimento nazionalista arabo. Questo portò all’egemonia degli sciovinisti e degli ultranazionalisti arabi in Iraq e Siria, in particolare dei governi baathisti rivali, che strumentalizzarono la sinistra palestinese nel loro conflitto con Israele.

La sinistra palestinese e quella curda si avvicinarono molto più di prima, nonostante le turbolenze e gli ostacoli. Beirut divenne un punto di riferimento per i movimenti di sinistra nella regione. Curdi provenienti da ogni parte del Kurdistan viaggiavano illegalmente attraverso la Siria, utilizzando documenti falsi per raggiungere il Libano, come hanno ricostruito Matthew Petti e Kerem Schamberger nella storia dei primissimi militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Lo scopo principale era mostrare solidarietà, combattere al fianco dei compagni guerriglieri contro il colonialismo e l’imperialismo, e ricevere addestramento e conoscenze sulla guerriglia urbana.

Vale la pena soffermarsi sullo scambio retorico tra curdi e palestinesi in quel periodo. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, i curdi di sinistra si riorganizzarono e pubblicarono diverse riviste e giornali, tra cui Rizgarî in curdo e al-Nur in arabo, con Nawshirwan Mustafa e Hilmi Ali Shareef come direttori.

Il loro programma e la loro strategia? Contrastare l’imperialismo, sostenere pienamente la causa palestinese e diffondere il maoismo come ideologia efficace e rivoluzionaria.

I primi numeri di al-Nur nel 1968 e di Rizgarî nel 1969 proclamavano “resistenza contro l’imperialismo e il sionismo” e “sostegno alla resistenza dei combattenti per la libertà e dei popoli oppressi in tutto il mondo, in particolare il popolo della Palestina e del Vietnam”.

Un articolo su Rizgarî si chiedeva perché i curdi sostenessero il popolo arabo in Palestina. Il testo ribadiva la legittimità della resistenza palestinese, collocandola nel contesto della lotta contro l’imperialismo, affermando che “tutti i movimenti di liberazione dovrebbero sostenersi a vicenda nella lotta” contro un nemico comune, ovvero “l’imperialismo occidentale”.

Dall’altra parte, al-Nur riportava quotidianamente notizie sulle attività dei guerriglieri palestinesi, definendo abitualmente Israele “il nemico”, mentre Rizgarî chiamava i guerriglieri “Peshmerga”. Titoli come “Vittoria alla lotta rivoluzionaria del popolo invincibile della Palestina”, “Il popolo curdo sostiene la nazione araba per liberare la Palestina” e “La lotta rivoluzionaria militante è l’unica via per liberare la Palestina” circolavano costantemente, accanto a presentazioni di autori e poeti palestinesi rivolte ai lettori curdi. Le riviste trattavano anche i movimenti di liberazione del Vietnam, dell’Algeria e di altri paesi.

Dal canto loro, anche i palestinesi mostrarono solidarietà e sostennero il diritto all’autodeterminazione dei curdi e la loro lotta democratica, come affermato in “Un punto di vista arabo progressista sulla questione curda”, pubblicato dal giornale al-Hurriyah nel 1969. A differenza della visione sciovinista prevalente, la corrente di sinistra palestinese riteneva che Saddam Hussein fosse un dittatore, e pubblicò diversi articoli sul Kurdistan.

Inoltre, il leader del FDLP Nayef Hawatmeh ha ricordato che questa posizione risaliva già agli anni ’60. Leila Khaled, icona rivoluzionaria del FPLP, ha collocato la cooperazione tra le due parti ancora più indietro nel tempo, dichiarando che “si addestravano nei nostri campi perché lottavano per i propri diritti… Hanno un’identità nazionale proprio come noi abbiamo la nostra identità di palestinesi”. Anche Jalal Talabani, nei suoi diari, ha illustrato l’atteggiamento positivo della sinistra araba a partire dagli anni ’60, sia in Siria che in Palestina, Algeria, Egitto o Libia.

Oltre alla solidarietà e al sostegno, i curdi di sinistra venivano accolti anche negli spazi e negli eventi palestinesi. I curdi di sinistra parteciparono alle conferenze di partito palestinesi, in particolare quelle del FDLP. Issam Sakhnini, rappresentante dell’OLP in Iraq, partecipò alla conferenza del KDP nel 1970. Questi incontri di partito e questi gesti di ospitalità aprirono ai curdi una porta diplomatica più ampia. Talabani incontrò Muammar Gheddafi, che sostenne finanziariamente e diplomaticamente la causa curda, in diverse occasioni simili.

Jalal Talabani lavorò per un paio d’anni nei dipartimenti militari e di pubblicazione del FPLP e del FDLP. Nel 1969-1970, Talabani avviò un corso di formazione per studenti curdi a Baghdad, per rafforzarne la conoscenza rivoluzionaria e socialista. Il corso era finanziato dall’ambasciata cinese, e vi parteciparono decine di studenti.

Talabani introdusse il maoismo e la letteratura palestinese, come ha ricordato Nermîn Osman, una delle partecipanti, compresi i testi di Ghassan Kanafani, Habash e Hawatmeh. Il corso portò alla pubblicazione di un libro, United National Front, uscito anche sulla rivista al-Hadaf nel 1972. Talabani annotò che il libro interessò particolarmente Kanafani. Nel dipartimento militare, Talabani assisteva inoltre i palestinesi nelle loro operazioni e, in parte, nella logistica, ad esempio falsificando passaporti iraniani per loro conto, secondo quanto riportato nei suoi diari.

Nel 1980, la collaborazione tra i curdi iracheni e i palestinesi entrò in una nuova fase. Il FDLP accolse un gruppo di guerriglieri del PUK per l’addestramento nel sud del Libano, e alcuni di loro in seguito raccontarono la propria esperienza. Tra questi, Şoriş Ismail, attuale ministro per gli Affari dei Peshmerga del Governo Regionale del Kurdistan (KRG), e Awat Qaremanî. I guerriglieri viaggiarono attraverso l’Iran e la Siria, visitando diversi campi militari in Siria e Libano.

Furono addestrati all’uso di armamenti sovietici sofisticati, alla guerriglia urbana e alla strategia militare. Gran parte dell’addestramento era per loro del tutto nuovo. Ismail ricorda persino di aver incontrato Hawatmeh. L’atmosfera era amichevole e improntata al rispetto reciproco. I guerriglieri imbracciarono le armi persino durante i raid israeliani, nonostante il pericolo. I palestinesi si dedicarono a proteggerli dai servizi segreti iracheni e israeliani e a provvedere ai loro bisogni, “desiderando visitare le montagne del Kurdistan”, ha annotato Ismail.

L’addestramento durò alcuni mesi. Lì si incontrarono curdi provenienti da diverse parti del Kurdistan. I curdi del Rojava (Kurdistan siriano) si unirono ai palestinesi a causa dell’oppressione e della privazione della cittadinanza sotto il regime baathista.

Le narrazioni ufficiali non ci aiutano a comprendere i legami tra i popoli dell’Asia sud-occidentale. Palestinesi e curdi hanno una relazione storica che si è protratta fino al presente attraverso lo spirito democratico di entrambi i popoli, eppure le narrazioni di destra e i poteri geopolitici disprezzano e persino screditano questo episodio storico.

Tuttavia, i libertari e gli antiautoritari di entrambe le parti celebrano questa amicizia e aspirano a un mondo diverso da quello in cui viviamo.

Mohammed Othman è studente di master nel programma di Studi Interdisciplinari sul Medio Oriente presso la Freie Universität di Berlino. Si occupa di dinamiche sociopolitiche e storia urbana nella società curda, oltre che di storia del movimento di sinistra nel Kurdistan iracheno.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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