Hamas è il Mau Mau palestinese?

Dopo l’indipendenza del Kenya, i leader dei Mau Mau divennero i simboli del nuovo Stato. Jomo Kenyatta, che era stato imprigionato dagli inglesi e dipinto come un pericoloso terrorista, divenne il primo ministro del Paese e, in seguito, il suo presidente.

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Di Oded Heilbronner – 5 agosto 2026

L’accordo che si sta delineando con Hamas, e la possibilità che l’organizzazione si trasformi da corpo militare in entità civile e politica con cui intavolare negoziati, ricordano gli accordi raggiunti durante i processi di decolonizzazione del XX secolo. Questi potenziali accordi suscitano sdegno in molti israeliani. Tuttavia, la storia dimostra che tali casi non sono eccezionali. Nel XX secolo, diversi movimenti considerati organizzazioni terroristiche sono diventati partner politici legittimi al termine delle loro lotte nazionali.

Negli anni ’50 e ’60, con il ritiro degli imperi europei dall’Asia e dall’Africa, si verificarono numerosi scontri sanguinosi tra le forze militari coloniali che governavano le colonie e organizzazioni terroristiche o di liberazione, a seconda della prospettiva e dell’origine dei combattenti. Questi scontri furono particolarmente cruenti. Le autorità coloniali ricorsero a esecuzioni, torture e arresti di massa, mentre i movimenti ribelli attaccavano soldati, coloni e talvolta civili. Coloro che da una parte venivano considerati combattenti per la libertà, dall’altra venivano visti come terroristi.

Un processo simile si è verificato anche in Irlanda e in questo paese. Menachem Begin, Yitzhak Shamir, Michael Collins, Jerry Adams e Yasser Arafat sono stati considerati in momenti diversi come leader di movimenti clandestini violenti, ma in seguito sono diventati interlocutori politici. Ciò non giustifica le loro azioni, ma indica piuttosto un cambiamento nel loro status politico a seguito di un mutamento delle circostanze.

Uno degli esempi più eclatanti è la ribellione dei Mau Mau in Kenya negli anni ’50. I Kikuyu si ribellarono al dominio britannico a seguito dell’espropriazione delle terre, della discriminazione e dello sfruttamento coloniale. La ribellione fu caratterizzata da gravi atti di violenza da parte dei ribelli, ma anche da una repressione senza precedenti da parte della Gran Bretagna: campi di detenzione, torture e massacri indiscriminati della popolazione locale.

Parallelamente alla campagna militare, si svolse anche una guerra di propaganda. I coloni e la stampa britannica ritrassero i Mau Mau come un’organizzazione selvaggia e pericolosa, diffondendo storie di brutali rituali voodoo, omicidi rituali e straordinaria crudeltà. Queste immagini contribuirono a creare l’immagine dell'”africano barbaro” e dell'”Africa oscura”, in contrasto con l’immagine che l’Impero britannico aveva di sé stesso come forza illuminata portatrice di ordine e civiltà. La demonizzazione dei Mau Mau fu quindi uno strumento centrale nella lotta politica e militare condotta dalla Gran Bretagna contro i ribelli.

Ma la storia prese una piega diversa. Dopo l’indipendenza del Kenya, i leader dei Mau Mau divennero simboli del nuovo Stato. Jomo Kenyatta, imprigionato dagli inglesi e dipinto come un pericoloso terrorista, divenne il primo ministro del Paese e in seguito il suo presidente. Coloro che prima erano considerati nemici della civiltà  diventarono i fondatori della nazione. Anche i simpatizzanti dei Mau Mau, tra cui Jaramogi Oginga Odinga, raggiunsero posizioni chiave nello Stato keniota e nella politica africana in generale. Potrebbe verificarsi un processo simile anche per quanto riguarda Hamas? Non tutti i casi dovrebbero essere paragonati. Hamas opera in circostanze diverse, ha un’ideologia diversa ed è responsabile di gravi atti di terrorismo, in particolare il massacro del 7 ottobre. Anche Hezbollah appartiene a un contesto diverso. Il paragone storico non è un paragone morale e non intende oscurare la gravità degli atti di violenza.

Tuttavia, la storia insegna che lo status delle organizzazioni non è permanente. Organizzazioni che per anni erano state definite terroristiche sono entrate a far parte del nuovo ordine politico quando le condizioni politiche sono cambiate. La questione non è se un tale processo sia auspicabile, ma se sia possibile.

Pertanto, la discussione sul futuro di Hamas non dovrebbe basarsi solo sui comprensibili sentimenti di indignazione successivi ai suoi crimini, ma anche su una sobria prospettiva storica. La storia non si ripete, ma insegna che organizzazioni, regimi e persone a volte cambiano in modi che all’epoca sembravano impensabili. La questione non è come definiamo Hamas oggi, ma come si configurerà il suo status se e quando le condizioni politiche nella regione cambieranno.

L’autore è uno storico e ricercatore culturale, professore presso il Dipartimento di Storia e Filosofia dello Shenkar College, dove insegna anche alla Reichman University e all’Università Ebraica di Gerusalemme.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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