Il mio adorato gatto Mintos è morto il mese scorso. Avrei voluto poter fare di più per lui.
Rama Hussain Abu Amra – Striscia di Gaza 21 Settembre 2026
Esattamente un mese fa, il 19 agosto 2026, il mio amato gatto, Mintos, ha smesso di dormire accanto a me.
Negli ultimi sei mesi, Mintos ha sempre dormito accanto a me o ai miei piedi. Mintos è entrato nella mia vita quando aveva solo due mesi. Quando l’ho portato a casa, era così piccolo e tutto di lui mi sembrava nuovo. Non mi ero mai presa cura di un animale domestico così da vicino prima e, fin dall’inizio, mi sono ritrovata a vegliare su di lui, a imparare le sue abitudini e ad affezionarmi senza rendermi conto di quanto velocemente stesse diventando parte della mia vita. Gli ho comprato un collare rosso e gliel’ho messo al collo. L’ho chiamato Mintos perché i suoi enormi occhi verdi a mandorla mi ricordavano il colore della menta fresca e perché il suo pelo sembrava sempre emanare un dolce profumo di menta.
Mintos ed io eravamo molto legati l’uno all’altro
Ho portato Mintos a casa inizialmente per via dei topi. Con montagne di immondizia ovunque e un sistema fognario distrutto, i topi sono diventati un grave problema a Gaza, diffondendo malattie e mordendoci mentre dormiamo. Ho pensato che avere un gatto che li cacciasse sarebbe stato pratico. Sebbene Mintos fosse un eccellente cacciatore di topi, è diventato ben presto parte della mia routine quotidiana e, alla fine, parte di me.
Ogni mattina mi svegliava impastandomi il viso con le zampe e salutandomi con un tenero miagolio. Ogni volta che uscivo di casa, mi aspettava alla porta e, al mio ritorno, mi chiamava. Era giocoso, affettuoso e infinitamente curioso. Qualsiasi cosa entrasse in casa nostra doveva essere ispezionata.
Quando Mintos si ammalò, lo portai dal veterinario, ma non riuscirono a diagnosticare il problema. Smise di mangiare e bere. I suoi occhi cambiarono colore. La sua zampa si gonfiò. Alla fine, non riusciva più ad andare in bagno da solo. Piangeva per il dolore e riusciva a malapena a muoversi se non lo portavo io in braccio. Sospettavo che potesse aver catturato e mangiato un topo avvelenato, ma la causa della sua malattia non fu mai accertata.
La notte in cui ho perso Mintos
La mattina del suo decimo e ultimo giorno di malattia, Mintos tornò a dormire accanto a me. Il suo muso era emaciato. I suoi occhi, un tempo grandi ed espressivi, erano diventati giallastri. Lo portai alla clinica veterinaria Vet Care, lontana da casa nostra, sperando che le cure potessero salvarlo. Gli somministrarono liquidi e farmaci e, per diverse ore quella sera, sembrò stare meglio.
Dopo le 21:00, tutto cambiò.
Dopo dieci giorni in cui era rimasto quasi immobile, Mintos improvvisamente iniziò a correre per casa in preda al panico. Il suo respiro si fece più affannoso e pianse con una voce che non avevo mai sentito prima. Cercò di nascondersi sugli scaffali più alti della cucina, come se non volesse che lo vedessimo soffrire. Lo portammo nel suo posto preferito e gli restammo accanto. I suoi pianti si fecero più forti. Il suo corpo si fece freddo. Il suo respiro si fece affannoso e irregolare. Vomitò, si mosse violentemente e poi morì.
Mintos rimase davanti a me per il resto della notte. Lo tenni in braccio, accarezzandolo come sempre, ma questa volta il suo corpo era freddo. Piangevo, ancora incapace di accettare che se ne fosse andato davvero. Era già molto tardi, troppo tardi per seppellirlo quella notte, quindi rimase lì fino al mattino.
Quando spuntò l’alba, io e i miei fratelli portammo Mintos al mare e lo seppellimmo lì. Avevo passato dieci giorni a pregare per la sua guarigione, e ora lo stavo portando in un luogo dove avrei dovuto dirgli addio per sempre.
Prima di seppellirlo, gli ho tolto il collare rosso. Gli stava così bene, e toglierglielo era l’unico modo in cui sentivo di poter tenere con me una piccola parte di lui. Voglio conservarlo per sempre, magari come ciondolo, per ricordare il primo animale domestico di cui mi sono veramente presa cura e che ho amato.
La mattina seguente mi sono svegliata piangendo e tornai a vedere il posto dove era stato. Non riuscivo a sopportarlo. Tornata a casa, continuavo a cercarlo. I ricordi di lui non erano legati a un solo angolo della casa. Erano ovunque: vicino alla porta dove mi aspettava, intorno al mio letto dove era solito dormire, e in tutti i piccoli spazi che aveva trasformato in suoi.
La storia di Bazzaz
La mia storia con Mintos non è insolita. Anche Bazzaz, un altro amato gatto di Gaza, ha subito un declino simile, lasciando la sua padrona, Heba, ad affrontare molte delle stesse difficoltà. Bazzaz è nato in casa di Heba il 12 maggio 2025. Era il terzo gattino della cucciolata, ma il più grande dei suoi fratelli, e divenne presto il cocco di famiglia. Amava dormire accanto a Heba e iniziava a miagolare verso le 22:00, chiedendole di andare a letto con lui.
La sua malattia iniziò il 6 agosto, quando vomitò ripetutamente. Qualche giorno prima, Heba aveva notato che il suo labbro inferiore era gonfio. Un veterinario inizialmente ipotizzò che fosse stato morso da qualcosa. Si pensò anche a un avvelenamento, ma Heba disse che Bazzaz non usciva mai di casa e non mangiava né topi né insetti. La sua cura continuò con liquidi, antibiotici e vitamine. Un farmaco non funzionò, quindi fu cambiato. A Heba fu detto di alimentarlo forzatamente e di idratarlo per mantenerlo forte. Ma Bazzaz si indeboliva ogni giorno di più.
Venerdì mattina, la sua lingua, i denti e gli occhi avevano iniziato a ingiallirsi. Una delle sue zampe si era gonfiata e piangeva ogni volta che veniva toccato. Verso mezzogiorno, si addormentò nel suo solito posto. Quando Heba tornò verso le 14:00 per dargli un’altra dose di liquidi, non reagì.
Bazzaz era morto.
A Heba fu detto che avrebbe potuto aver bisogno di un intervento di alimentazione tramite sondino, ma l’attrezzatura necessaria non era disponibile.
Due gatti. Due case. Due famiglie che hanno cercato di tenere in vita i loro animali. Le loro storie sono diverse, ma sollevano la stessa domanda: cosa succede quando un amato animale domestico si ammala gravemente a Gaza, ma gli strumenti necessari per diagnosticarlo o curarlo sono irraggiungibili?
Il dottor Motasem Kadoura, veterinario presso Vet Care, ha descritto diverse forme di sofferenza animale osservate durante la guerra, tra cui malnutrizione, intossicazione alimentare e, in alcuni periodi, avvelenamento legato al veleno per topi. Ha affermato che l’uso improprio del veleno per topi può mettere a rischio i gatti quando le sostanze tossiche vengono mescolate al cibo o lasciate in luoghi accessibili ai felini.
Salvare gli animali a Gaza non è sempre semplice. A volte il problema non è solo capire cosa non va in un animale, ma anche avere a disposizione ciò che serve per aiutarlo. Ci sono medicinali difficili da reperire, esami diagnostici non disponibili e attrezzature che i veterinari semplicemente non possiedono. Con Mintos, continuavo a portarlo dal veterinario, sperando che la visita successiva ci avrebbe fornito una risposta o una cura che lo avrebbe fatto stare meglio. Invece, ogni giorno sembrava portare un nuovo problema.
Mintos vive ancora nei miei ricordi.
Quando ripenso alla morte di Mintos, ricordo anche la sua sofferenza mentre io cercavo un modo per fare di più. A volte, quando mi sveglio, immagino Mintos in piedi nel suo posto preferito della casa. Per un attimo, dimentico che non c’è più. Poi mi tornano in mente il mare, la tomba e il corpo freddo che ho stretto tra le braccia durante la notte.
E mi chiedo quanti altri animali a Gaza stiano scomparendo in silenzio, mentre i loro proprietari si ritrovano a porsi la stessa domanda che continuo a pormi io: cosa avrei potuto fare di più per salvarlo?
A volte mi capita ancora di immaginare Mintos in piedi nel suo posto preferito.
Poi mi ricordo che è sepolto in riva al mare.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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