Ladri di biciclette e ladri di terra.

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“Ladri di biciclette”, Roma e il Neorealismo

Ladri di biciclette è un  film diretto, prodotto e in parte sceneggiato da Vittorio De Sica nel 1948 e rimasto come un pilastro nella storia del cinema italiano. Girato con un’ampia partecipazione di attori non professionisti, è basato sull’omonimo romanzo (1946) di Luigi Bartolini, adattato al grande schermo da Cesare Zavattini.

In quegli stessi anni è successo un altro avvenimento rimasto però famoso nella storia della violazione di ogni diritto internazionale, un atto di violenza che ha creato “fiumi di sangue”, l’occupazione della Palestina.

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Un popolo stremato che pensa come nutrire gli animali.

4 Aprile 2016 – Invictapalestina

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Questo è un asinello che vive in una fattoria della Palestina. Non ha nemmeno un anno di vita. E’ già sottopeso e così anche sua madre. Il suo proprietario si prende cura di lei e sua madre ed è gentile con loro, ma  pensa che sono entrambi più resistenti di quello che realmente sono. Questo perché tutti hanno sempre detto che gli asini sono forti e in grado di affrontare bene il clima rigido mediorientale e il proprietario non ha avuto alcun motivo per non credere loro. A volte, con la sua  mamma stanno sotto il sole tutto il giorno. È faticoso e non c’è ombra. Ha sete, ma il suo proprietario crede che gli asini non hanno bisogno di molta acqua. Il cibo  a volte è abbondante ma talvolta il suo ventre si sente vuoto.

Il suo proprietario è un uomo buono. Ha incontrato alcuni veterinari locali che hanno parlato con lui del suo asinello e della sua mamma. Hanno controllato i suoi zoccoli, il pelo e i denti. L’hanno accarezzato e parlato con  delicatezza.

Hanno offerto aiuto, consulenza e formazione per il suo proprietario. Ora l’asinello ha acqua, ombra e cibo tutto il tempo. Il suo proprietario sta collaborando con i veterinari per risolvere i problemi più grandi che dovrà affrontare; per gli animali il cibo è sempre incerto, ma ora che il suo proprietario è aiutato, la vita è già migliorata. Con il vostro aiuto, migliorerà ancora.

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Ahmad Safi, fondatore e presidente di Palestinian Animal League

Palestinian Animal League (PAL) lavora con le comunità locali in Palestina per progetti a lungo termine, progetti di comunità sostenibili per migliorare la vita dei cavalli da lavoro e degli asini. I problemi per il benessere degli animali nella zona  possono derivare dalla mancanza di denaro per la cura corretta, da credenze sbagliate sulle esigenze degli animali, dalla mancanza di istruzioni di base per il primo soccorso o di medicina preventiva o per la mancanza di cura e accesso  alla consulenza  veterinaria.

Crediamo fermamente che questi problemi possono essere affrontati se lavoriamo insieme con la popolazione locale per costruire la fiducia, le competenze e il cambiamento a lungo termine. Nei primi sei mesi del nostro lavoro in questo settore, il nostro team veterinario qualificato ha fornito controlli sanitari gratuiti per il primo soccorso a oltre 130 asini e cavalli. Sono stati distribuiti Kit di pronto soccorso  e  organizzati corsi di formazione  sull’uso dei farmaci preventivi. Un workshop, condotto da un veterinario qualificato  è stato effettuato per tutti i partecipanti della comunità. Ma questo è solo l’inizio. Siamo in grado di fare molto di più, ma, per questo, abbiamo bisogno del vostro aiuto.

 

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Il nono incontro europeo con Ahmad Safi sarà  a Bergamo: Sabato 16 aprile alle ore 19:30

Macondo biblio caffè – via Gianbattista Moroni 16, 24122 Bergamo

 

Incontro con Ahmad Safi, fondatore e presidente di Palestinian Animal League, Liz Taylor, rappresentante di Pal in Europa, e Francesca De Maria, rappresentante italiana di Pal.
Pal, nata nel 2011, è l’unica organizzazione che si occupa di animali nei Territori Occupati, fornendo assistenza veterinaria, realizzando interventi per migliorare la condizione degli animali, sostenendo programmi di educazione e sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità locali e promuovendo un’alimentazione vegetariana e vegana.
Oltre ai progetti e alle attività di Pal, Ahmad ci parlerà della sua esperienza di attivista per i diritti degli animali non umani in una terra dove l’occupazione e l’apartheid negano qualsiasi fondamentale diritto anche agli animali umani.
Ingresso 12€.
E’ necessario confermare la partecipazione chiamando il 388.4618300.
Parte dell’incasso della serata sarà destinata alle attività di Pal.

 

trad. Invictapalestina

Fonte: http://pal.ps/donkey

Israele rinasce in un mostro e nessuno sta tentando di fermare ciò

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Dimostrazione di sostegno al soldato che ha sparato sul palestinese ferito uccidendolo. Tel Aviv, March 31, 2016.

 

Sintesi personale

Gideon Levy Apr 03, 2016 1:49 AM

Israele sta costituendo una nuova identità nazionale. Non è una moda passeggera, è lo spirito del tempo è lo spirito del luogo ed è palesemente irreversibile .Un aspetto del declino culturale è l’incapacità di riconoscere la gravità della situazione anche da parte di coloro che non approvano l’esecuzione di un palestinese inerme da parte di un militare. La cecità sta nella paralisi che ha colpito coloro che non urlano al di fuori del tribunale militare.

La nuova situazione, di cui il soldato a Hebron è solo un sintomo, è irreversibile perché non c’è nessuno che possa cambiarla . Si potrebbe pensare che potrebbe esserci una soluzione in futuro, con un nuovo governo, ma la situazione è irreparabile perché non c’è nessuno né ora né nel prossimo futuro. Qualsiasi tentativo di scrivere una alternativa viene stroncato sul nascere. Chi fermerà il declino che si svolge sotto i nostri occhi? Con quale velocità orribile sta cambiando lo spirito del luogo e con esso la nazione e i suoi valori. Questi cambiamenti saranno quasi impossibile da invertire.

Vedere chi ha protestato a Beit Shemesh, quali teppisti erano in Ma’aleh Adumim, Ramle e Castina e chi ha scritto su Facebook che uccidere gli arabi riflette i valori. Questa è la prossima generazione di israeliani, il volto del suo futuro. E’ dubbio che una nazione così corrotta possa essere riportata alla retta via. Un popolo che ha perso la bussola morale, la vergogna, non potrà mai trovare la retta via, ne sembra che la stia cercando. Non è che tutti gli israeliani siano diventati dei mostri. Quelli che vedono il soldato carnefice come un eroe nazionale non sono ancora la maggioranza. Coloro che gridano “morte agli arabi”, che sono convinti che ai non-ebrei non dovrebbe essere consentito di vivere qui, che sanno di essere il popolo eletto e sono sicuri che la sovranità è garantita dalla promessa divina; che pensano che i palestinesi non abbiano diritti e sono convinti che le Forze di Difesa israeliane siano l’esercito più morale del mondo diventano sempre più forti e più numerosi ad una velocità spaventosa. E nessuno si alza contro di loro.

Dopo l’orgia del 1967 è arrivata la guerra di Gaza . Nell’estate del 2014 la tolleranza è morta, sostituita dalla violenza. Il demone sionista-religioso è fuggito e non c’è nessuno per riprenderlo e proteggere la società indebolita. I politici di centro-sinistra sono paralizzati dalla paura, mentre quelli a destra cavalcano la tigre e puntano a risultati momentanei. I media hanno abbandonato il loro scopo vero e proprio. Israele non ha bisogno di un Ministero della Propaganda: I media svolgono tale funzione, e la società civile viene trascinata verso il basso dal governo, con l’aiuto dei media.

Il sistema di giustizia è contro B’Tselem? Traditori, ma non tocca Lehava e La Familia?

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attivisti del gruppo Lehava che protestavano contro un matrimonio tra una donna ebrea e un uomo palestinese/ Foto: Loonwatch.org
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La storia del Beitar Football Club: la sola squadra al mondo ad essere composta unicamente da calciatori di religione ebraica, e del gruppo ultràs La Familia, una delle più xenofobe, facinorose e violente frange di tifo al mondo.
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Il custode dello stadio aveva passato gli ultimi vent’anni a raccogliere magliette autografate, trofei, palloni, coccarde, sciarpe con il sudore del tifo. I ricordi e il museo non ufficiale sono stati inceneriti una notte da due ultrà, l’8 febbraio del 2013: non potevano tollerare che la loro squadra avesse acquistato due giocatori ceceni, musulmani, e avevano deciso di distruggere gli uffici del club. Poche sere prima il settore della curva occupato da La Familia, il gruppo più violento e razzista, aveva esposto lo striscione «Beitar puro per sempre». Jan Talesnikov, il viceallenatore della squadra di Gerusalemme, aveva commentato: «Danno fuoco agli edifici, prima o poi bruceranno la gente». http://dispacci.corriere.it/2014/07/08/tifo-fanatismo-razzismo-gli-ultra-del-beitar-gerusalemme-e-la-curva-dellodio/#more-350

 

(Nota: le 3 foto con i gruppi estremisti sono state aggiunte da Invictapalestina)

 

 C’è bisogno di dire di più?

 

Chi fermerà questo? Isaac Herzog? Yair Lapid? Gabi Ashkenazi? Gideon Sa’ar?

Non fatemi ridere. La corte suprema? Il capo dell’IDF ? Il sistema di giustizia militare?

La conferenza contro il movimento internazionale BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni)  che è stato sponsorizzata dal quotidiano Yedioth Ahronoth? Canale 2 dopo aver mandato in onda l’inchiesta commissionata da Ad Kan? Chi esattamente si opporrà ?

Ci sono semi tossici che, una volta piantati, non possono che germogliare. Ci sono piaghe alle quali nulla può impedire di diffondersi . Noi siamo qui. Quando l’esecuzione di un palestinese ferito diventa un valore, tutti gli altri valori e speranze scompaiono. Nuove persone sono state create tra il diritto ultranazionalista e religioso da un lato e la maggioranza apatica dall’altro. Il popolo di Israele vive e continuerà a farlo, il paese è forte e apparentemente sopravviverà per sempre, ma questo posto diventerà impossibile e intollerabile per chi la pensa diversamente.

trad: http://frammentivocalimo.blogspot.it/2016/04/gideon-levy-israele-rinasce-in-un.html
Fonte: http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.712319

Un ministro israeliano invoca “Uccisioni civili mirate” nei confronti dei leader del BDS

30 marzo 2016, di Richard Silverstein

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La conferenza di Yediot Achronot contro il BDS è diventata una vera e propria fiera dell’odio. Tutti, a partire dalle deliranti celebrità hollywoodiane (Roseanne Barr) fino ai ministri, passando per i leader dell’opposizione, hanno ribadito la propria fedeltà alla causa. Due dei protagonisti sono indagati per reati di corruzione politica o finanziaria.

Tuttavia, l’apice si è raggiunto ieri, quando il Ministro Israeliano Katz ha invocato “uccisioni civili mirate” contro i leader del BDS, come Omar Barghouti.  La frase che ha utilizzato (sikul ezrahi memukad) deriva da un eufemismo usato nella lingua ebraica per gli omicidi mirati dei terroristi (il significato letterale è “vanificazione mirata”).  Ma l’aggiunta dell’aggettivo “civili” ne stravolge il senso. Katz sta dicendo che non vuole uccidere fisicamente i rappresentanti del BDS, ma che li perseguirà in ogni altro modo possibile.

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Chi ha ucciso Giuseppe?

Torino 1 aprile,  Rosario Citriniti – Invictapalestina – agg. 2 aprile

Qualche anno fa viaggiando in Calabria con uno di quei bus blu (chiamati in gergo Postali) della Compagnia Calabro Lucana, ad un certo punto è salito a bordo un giovane con i capelli gellati a forma di cresta dall’aspetto trasandato, si è avvicinato e mi ha salutato chiamandomi Palestina, una specie di soprannome. Io lo avevo visto qualche volta a Pentone, sempre schivo e apparentemente distratto. Sul bus si è seduto vicino,  ha sentito una certa forma di simpatia e a differenza di un professore che nei giorni precedenti mi aveva quasi rimproverato di perdere tempo con i palestinesi anziché pensare alle miserie locali, Giuseppe non aveva per la Palestina nessuna avversione, forse perché anche lui come i palestinesi si sentiva tra gli ultimi di questa terra, questo fece da ponte e tra una curva e l’altra della statale 109 bis che ci portava a Pentone, con  flash  discontinui parlò di carcere, rotture di palle, emarginazione, saltando di palo in frasca come se qualcosa gli avesse confuso la giusta sequenza delle idee.

Arrivati a Pentone mi salutò e andò via velocemente, io chiesi informazioni per capire chi fosse di preciso, nei paesi calabresi è più facile identificare le persone con un  soprannome e così mi dissero che era Giuseppe chiamato “Spedito”, un bravo ragazzo.

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Pentone è un comune di 2.209 abitanti della provincia di Catanzaro.

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