I rifugiati dovrebbero chiedere asilo nelle sinagoghe

atzmon

Il 1°  settembre la Germania ha criticato la Gran Bretagna per l’attuale crisi migratoria. Infatti la Germania, entro la fine di quest’anno, prevede di accogliere ben 800.000 richiedenti d’asilo. Anche la Gran Bretagna si sta preparando al disastro crescente dei profughi:  chiude le proprie porte. Devo ammettere che l’appello  tedesco pare sensato.  Dopo tutto sono stati Tony Blair e il suo governo laborista ad iniziare la guerra criminale che ha portato a questa crisi umanitaria globale. Ma Blair non era da solo. Infatti non era altro che un Shabbos Goy*.

Quando Blair ha coinvolto la Gran Bretagna nella guerra contro l’Iraq, il suo principale finanziatore era il ricco Lord cash point Levy degli Amici laboristi di Israele. Gli autori della Jewish Chronicle David Aaronovitch e Nick Cohen erano i primi a difendere queste guerre intervenzioniste immorali nei media britannici e altrove.
Da allora, abbiamo visto la lobby ebraica che faceva sempre più pressione per iniziare altre guerre (contro la Siria, l’Iran, la Libia, ecc.). In Francia erano il CRIF e Bernard-Henri Lévy che hanno promosso l’intervenzione in Libia che ha trasformato il Mar Mediterraneo in una trappola mortale.

Non ho idea di quanti rifugiati potrebbero accogliere Lord Levy, Bernard-Henri Levy e David Aaronovitch nelle loro camere degli ospiti. Ma sono fermamente convinto del fatto che la comunità ebraica dovrebbe immediatamente mettersi in prima linea per offrire il suo sostegno umanitario ai rifugiati.

Innanzitutto perché gli ebrei dicono sempre di conoscere la sofferenza come nessun altro al mondo. Ma soprattutto perché la politica ebraica aggressiva e il lobbismo sionista globale hanno causato questa colossale crisi dei rifugiati.

NdT
* Un “Shabbos goy”, un goy del shabbat è un non-ebreo che sbriga determinati lavori (“melakha”), come accendere la luce, che la legge religiosa ebraica  (“halakha”) vieta  agli ebrei durante lo  Shabbat.

Tradotto da Milena Rampoldi میلنا رامپلدی
Editato da Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي
See more at:

http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=15821#sthash.Bw6NWien.IHHvdRIY.dpuf

GUARDA: I soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) minacciano un bambino palestinese con la detenzione illegale

Soldati israeliani sono stati ripresi mentre nelle scorse settimane molestavano la famiglia del bambino, usando la sua casa come set fotografico, facendo irruzione senza alcuna ragione apparente.

Soldati israeliani nella città palestinese di Hebron hanno minacciato di arrestare un bambino di 14 anni semplicemente per essere il mese scorso nelle vicinanze di persone che stavano lanciando pietre.

In un video diffuso nei giorni scorsi dall’organizzazione umanitaria israeliana B’Tselem, si possono vedere soldati israeliani che il 6 aprile 2015 stanno arrestando un bambino, Maher Abu Haya, vicino la casa della sua famiglia.

Nel video, i soldati discutono con il padre del bambino. Inizialmente i soldati affermano che Maher stava scappando da loro con altri ragazzi palestinesi che stavano lanciando delle pietre. I soldati cambiano velocemente il loro racconto e ammettono che Maher non stava scappando affatto da loro.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=RcGrz-m11Xo]

Leggi tutto “GUARDA: I soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) minacciano un bambino palestinese con la detenzione illegale”

Kefiah, l’ultima fabbrica

Palestina. Reportage dall’impianto tessile della famiglia Hirbawi, nel centro di Hebron. Oggi ormai sono gli unici a produrre, seguendo i metodi tradizionali, il tipico capo di abbigliamento arabo, divenuto negli anni un simbolo della resistenza dei palestinesi all’occupazione britannica prima e israeliana poi. Indossata negli anni durissimi della prima e della seconda Intifada col tempo la «kufiya» ha assunto il ruolo di simbolo di resistenza per i popoli di tutto il mondo

kefiah

Leggi tutto “Kefiah, l’ultima fabbrica”

Migranti: anche io sono un po’ razzista

Ascanio Celestini su: Il fatto quotidiano del 3 settembre 2015

profughi

“Io sono razzista. Mi dispiace, ma sono diventata razzista”. Lo dice una signora sorridente nel negozio dove vado a comprare la carne per la cena, una che si compra il macinato di vitello. Un’altra le risponde “questi stranieri ci invadono. E noi che dobbiamo fare? Non c’è posto per tutti. E poi c’abbiamo pure la crisi, c’è la gente che non arriva alla fine del mese!” Questa altra signora prende i petti di pollo. Il macellaio li taglia con un piccolo coltello affilato e poi li schiaccia con un aggeggio tondo.

Leggi tutto “Migranti: anche io sono un po’ razzista”