Perché tirano le pietre?

By Samah Salaime  Published September 18, 2015

SamachQuasi ogni discussione su Gerusalemme, nei media israeliani, ruota rigorosamente intorno al lancio di pietre e all’estremismo islamico. Ma non è detta una sola parola  circa l’occupazione.

<p> Palestinian women shout slogans as Israeli police forces block Palestinians at an entrance of the Al-Aqsa mosque compound in Jerusalem's old city, after Israeli police and authorities limited access to one of Islam's holiest sites, July 26, 2015, following clashes inside the compound.</p>
Donne palestinesi gridano slogan quando le forze di polizia israeliane bloccano i palestinesi all’ingresso della Spianata della moschea di Al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme –  Foto 26 luglio 2015, in seguito agli scontri all’interno del compound. (foto: Oren Ziv / Activestills.org)

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Il simbolismo sulla Palestina non basta.

Quale utilità hanno cose come passaporti,  bandiere,  ambasciate, francobolli, prefissi e domini Internet quando lo Stato stesso esiste solo sulla carta?

Palestinians celebrate the United Nations General Assembly decision to allow the flag of Palestine -- which has a non-member observer status -- to be hoisted alongside those of member states at the UN headquarters, by raising a large version of their national flag in the occupied West Bank village of Nabi Saleh near Ramallah on September 11, 2015 as they also gather to demonstrate against Jewish settlements. AFP PHOTO / ABBAS MOMANI
i palestinesi festeggiano la decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di issare la bandiera della Palestina – che ha uno status di osservatore non membro – accanto a quelle degli Stati membri presso la sede delle Nazioni Unite, facendo sventolare  una versione più grande della loro bandiera nel villaggio di Nabi Saleh nella Cisgiordania occupata, 11 Settembre 2015 (AFP)

Sharif Nashashibi

Mercoledì 16 Settembre 2015 00:31 UTC

C’è pautore1oco dibattito sul fatto che il voto  delle Nazioni Unite della scorsa settimana per issare la bandiera palestinese presso la propria sede e gli uffici, non è altro che simbolico – il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite lo ha descritto come tale. Tuttavia, ciò non rende la mossa insignificante.

Il voto dell’Assemblea Generale ha visualizzato tuttavia un altro dato,  il livello di simpatia internazionale con la causa palestinese. Ci sono stati 119 voti a favore, 45 astensioni e solo otto contro, tra cui quattro piccoli Stati insulari (le Isole Marshall, Micronesia, Palau e Tuvalu), con una popolazione complessiva di circa 187.000.

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Saltate le linee elettriche di Gaza , si aggrava la crisi energetica

Settembre 16, 2015 04:52 (AGGIORNATO: 17 Set, 2015 10:25.)

GAZA CITY (Ma’an) – Martedì due linee elettriche che forniscono energia elettrica alla Striscia di Gaza durante la notte sono state disconnesse alimentando ulteriormente la crisi energetica in corso nel enclave costiera assediata.

Gaza senza elettricità.. Immaginare   la situazione   per questi bambini innocenti e le loro famiglie.. [Munir Mezyed]
Gaza senza elettricità..
Immaginare la situazione per questi bambini innocenti e le loro famiglie… [Munir Mezyed]
L’Autorità per l’energia di Gaza, ha detto che è saltata a causa di un problema tecnico la linea di alimentazione della rete elettrica israeliana che da  Jabalia  alimenta il nord di Gaza. L’autorità ha comunicato  che è saltata anche un’altra linea elettrica che alimenta il centro della Striscia di Gaza, la linea 7.

Le due linee, insieme, forniscono circa 24 MW.

Per quattro giorni è mancata anche la linea di alimentazione principale che fornisce energia elettrica dall’ Egitto, per  ulteriori 28 MegaWatt.
Fonti interne dell’autorità per l’energia di Gaza  Mercoledì ha comunicato che la fornitura totale di energia  copre attualmente solo il 30 per cento del fabbisogno minimo della popolazione. Anche a pieno regime, le reti elettriche egiziane e israeliane, insieme con l’unico  centrale attiva a  Gaza, non riescono a coprire il fabbisogno energetico del territorio.
La fornitura complessiva è solo 230 MW di energia elettrica, mentre gli studiosi del Gaza Pal-Think hanno stimato le esigenze minime di Gaza  tra i 350 e 450 MW.
Da giorni la centrale elettrica di Gaza con difficoltà mantiene la sua fornitura sia a causa della penuria di carburante che per la mancanza di fondi. L’enclave costiera ha visto una serie di manifestazioni di protesta per la grande crisi energetica, con gli abitanti di Gaza che chiedono le dimissioni del governo del primo ministro dell’Autorità Palestinese Rami Hamdallah.
L’Autorità per l’energia di Gaza ha individuato tra le cause, le tasse imposte dalla petroleum authority della Autorità Palestinese.

L’incapacità di copertura di tali spese ha costretto la centrale elettrica ad oltre un mese di inattività dall’inizio di quest’anno, sono  anni che non funziona a pieno regime. Tuttavia, il blocco paralizzante di Israele ha fortemente limitato le importazioni di combustibili nella enclave costiera.

Anche la guerra ha  fatto la sua parte, e durante 50 giorni di offensiva israeliana contro Gaza la scorsa estate, la centrale è stata messa fuori uso dai bombardamenti.

All’inizio di questo mese, le Nazioni Unite hanno avvertito che che la Striscia di Gaza potrebbe diventare inabitabile per i residenti entro soli cinque anni, indicando la devastazione della guerra e quasi un decennio di blocco israeliano.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) nella sua relazione annuale ha scritto:
“Lo stato sociale, la situazione sanitaria e la sicurezza in un’area ad alta densità di popolazione e il sovraffollamento sono tra i fattori che possono rendere invivibile Gaza entro il 2020”.

Trad. Invictapalestina – Foto inserita nell’articolo da Invictapalestina

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=767636

La Distruzione della Moschea di al-Aqsa a Gerusalemme è l’obiettivo finale dei gruppi israeliani

aliAli Abunimah Co-fondatore di The Electronic Intifada – 16 settembre 2015

Negli ultimi tre giorni, i palestinesi sono stati attaccati ferocemente  mentre cercavano, a mani nude, con bastoni e pietre, di  scoraggiare e prevenire i ripetuti assalti violenti da parte delle forze di occupazione israeliane nella Spianata della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.

La violenza è rappresentata da gruppi supportati da israele, che determinati a sostituire la Moschea con un tempio ebraico, stanno affermando la loro presenza sempre più aggressiva.

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Il vero problema di al Aqsa

Gli attacchi israeliani contro Al Aqsa non dovrebbero sorprendere nessuno. Ciò che sorprende sono le reazioni dei governi arabi e dei partiti politici palestinesi.

al-Aqsa-Jerusalem

16 settembre 2015 – di Nassar Ibrahim, analista politico palestinese, scrittore e co-direttore  Alternative Information Center (AIC).

Il 21 agosto 1969 il sionista Michael Dennis Rohan diede fuoco al pulpito di al Aqsa di Gerusalemme. Da allora le forze israeliane non hanno smesso di esercitarsi e interferire nella zona della  Moschea.

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