I palestinesi rigettano il Mediterraneo solidale di Casa Pound 

21 Settembre 2015 – a cura della  Redazione
porcheria

Impegnati come sono da tempo, anche grazie a regalìe di amministratori buonisti alla Veltroni, ad accaparrarsi edifici per sedi e strutture, assieme a finanziamenti d’ogni genere, i fascisti del Terzo Millennio di Casa Pound, mascherati in Onlus e ogni sorta di associazionismo di sostegno, promuovono il 26 settembre a Roma (Hotel dei Congressi all’Eur) un non meglio identificato incontro dal titolo ‘Mediterraneo Solidale’, rivolto a palestinesi e dintorni. Il vizio dell’ultra fascismo, purtroppo in circolazione, d’usare in maniera strumentale la causa palestinese è di vecchia data.

Il presunto sostegno poggia su un mai abbandonato antisemitismo e su un sedicente ‘antimperialismo’. Quest’ultimo rappresenta una balla colossale a copertura d’una relazione, al contrario, sempre viva con soggetti imperialisti che continuano a essere i poderosi finanziatori d’ogni eversione parafascista. Grazie a ciò tali organizzazioni e partiti sono cresciuti esponenzialmente nel cuore d’Europa, fra Germania, Ungheria, Grecia. Dal canto suo la comunità palestinese rigetta qualsiasi coinvolgimento in iniziative firmate dal neofascismo italiano, pur sotto le mentite spoglie della solidarietà ai popoli in lotta.

L’esponente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Maher Al-Taher, ha diffidato chiunque da utilizzare il proprio nome e quello dell’organizzazione d’appartenenza. Gli organizzatori del raduno si servono della sponda di para strutture create ad arte per celare un’attività propagandista rivolta principalmente a inconsapevoli giovani, come fa “Solidarité identitès” di Ada Oppedisano, già attiva a Firenze anche sulle vicende siriane.

Fra gli usi e gli abusi occorre capire se gli sponsor riprodotti sul manifesto dell’incontro promosso nella capitale siano originali o taroccati. I logo della Regione Lazio e dell’emittente televisiva libanese Al-Manar, vicina a Hezbollah, compaiono nella locandina fatta stampare da Sol.Id.

Se non dalla periferia di Beirut, in cui quel richiamo mai arriverà, perlomeno dalla Pisana cosa s’aspetta a chiarire qual è la propria posizione ed eventualmente a sbugiardare e chiedere danni ai manipolatori neofascisti? Frattanto il tam-tam dei reali movimenti di solidarietà palestinesi è partito. Andrebbe accompagnato da una robusta vigilanza e militanza antifascista, rilanciando una difesa dell’internazionalismo dal sopruso delle falsità.

La sacralità della provocazione sul Monte del Tempio

La moschea di Al-Aqsa compatta e rafforza le iniziative di resistenza palestinese. Qui, tutti quanti, religiosi e non credenti, cristiani e musulmani, appartenenti a Fatah e ad Hamas, sono uniti.

di Amira Hass,

Haaretz 17 settembre 2015

Police raid Temple Mount compound on eve of Rosh Hashanah. September 13, 2015. Israel Police
Police raid Temple Mount compound on eve of Rosh Hashanah. September 13, 2015. Israel Police

“Il Monte del Tempio dovrebbe essere chiuso ai fedeli musulmani”, ha scritto un navigatore in internet chiamato Ronen, commentando un articolo di Nir Hasson di martedì scorso sugli scontri tra la polizia israeliana e giovani palestinesi nel luogo sacro dei musulmani.

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Perché tirano le pietre?

By Samah Salaime  Published September 18, 2015

SamachQuasi ogni discussione su Gerusalemme, nei media israeliani, ruota rigorosamente intorno al lancio di pietre e all’estremismo islamico. Ma non è detta una sola parola  circa l’occupazione.

<p> Palestinian women shout slogans as Israeli police forces block Palestinians at an entrance of the Al-Aqsa mosque compound in Jerusalem's old city, after Israeli police and authorities limited access to one of Islam's holiest sites, July 26, 2015, following clashes inside the compound.</p>
Donne palestinesi gridano slogan quando le forze di polizia israeliane bloccano i palestinesi all’ingresso della Spianata della moschea di Al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme –  Foto 26 luglio 2015, in seguito agli scontri all’interno del compound. (foto: Oren Ziv / Activestills.org)

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Il simbolismo sulla Palestina non basta.

Quale utilità hanno cose come passaporti,  bandiere,  ambasciate, francobolli, prefissi e domini Internet quando lo Stato stesso esiste solo sulla carta?

Palestinians celebrate the United Nations General Assembly decision to allow the flag of Palestine -- which has a non-member observer status -- to be hoisted alongside those of member states at the UN headquarters, by raising a large version of their national flag in the occupied West Bank village of Nabi Saleh near Ramallah on September 11, 2015 as they also gather to demonstrate against Jewish settlements. AFP PHOTO / ABBAS MOMANI
i palestinesi festeggiano la decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di issare la bandiera della Palestina – che ha uno status di osservatore non membro – accanto a quelle degli Stati membri presso la sede delle Nazioni Unite, facendo sventolare  una versione più grande della loro bandiera nel villaggio di Nabi Saleh nella Cisgiordania occupata, 11 Settembre 2015 (AFP)

Sharif Nashashibi

Mercoledì 16 Settembre 2015 00:31 UTC

C’è pautore1oco dibattito sul fatto che il voto  delle Nazioni Unite della scorsa settimana per issare la bandiera palestinese presso la propria sede e gli uffici, non è altro che simbolico – il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite lo ha descritto come tale. Tuttavia, ciò non rende la mossa insignificante.

Il voto dell’Assemblea Generale ha visualizzato tuttavia un altro dato,  il livello di simpatia internazionale con la causa palestinese. Ci sono stati 119 voti a favore, 45 astensioni e solo otto contro, tra cui quattro piccoli Stati insulari (le Isole Marshall, Micronesia, Palau e Tuvalu), con una popolazione complessiva di circa 187.000.

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Saltate le linee elettriche di Gaza , si aggrava la crisi energetica

Settembre 16, 2015 04:52 (AGGIORNATO: 17 Set, 2015 10:25.)

GAZA CITY (Ma’an) – Martedì due linee elettriche che forniscono energia elettrica alla Striscia di Gaza durante la notte sono state disconnesse alimentando ulteriormente la crisi energetica in corso nel enclave costiera assediata.

Gaza senza elettricità.. Immaginare   la situazione   per questi bambini innocenti e le loro famiglie.. [Munir Mezyed]
Gaza senza elettricità..
Immaginare la situazione per questi bambini innocenti e le loro famiglie… [Munir Mezyed]
L’Autorità per l’energia di Gaza, ha detto che è saltata a causa di un problema tecnico la linea di alimentazione della rete elettrica israeliana che da  Jabalia  alimenta il nord di Gaza. L’autorità ha comunicato  che è saltata anche un’altra linea elettrica che alimenta il centro della Striscia di Gaza, la linea 7.

Le due linee, insieme, forniscono circa 24 MW.

Per quattro giorni è mancata anche la linea di alimentazione principale che fornisce energia elettrica dall’ Egitto, per  ulteriori 28 MegaWatt.
Fonti interne dell’autorità per l’energia di Gaza  Mercoledì ha comunicato che la fornitura totale di energia  copre attualmente solo il 30 per cento del fabbisogno minimo della popolazione. Anche a pieno regime, le reti elettriche egiziane e israeliane, insieme con l’unico  centrale attiva a  Gaza, non riescono a coprire il fabbisogno energetico del territorio.
La fornitura complessiva è solo 230 MW di energia elettrica, mentre gli studiosi del Gaza Pal-Think hanno stimato le esigenze minime di Gaza  tra i 350 e 450 MW.
Da giorni la centrale elettrica di Gaza con difficoltà mantiene la sua fornitura sia a causa della penuria di carburante che per la mancanza di fondi. L’enclave costiera ha visto una serie di manifestazioni di protesta per la grande crisi energetica, con gli abitanti di Gaza che chiedono le dimissioni del governo del primo ministro dell’Autorità Palestinese Rami Hamdallah.
L’Autorità per l’energia di Gaza ha individuato tra le cause, le tasse imposte dalla petroleum authority della Autorità Palestinese.

L’incapacità di copertura di tali spese ha costretto la centrale elettrica ad oltre un mese di inattività dall’inizio di quest’anno, sono  anni che non funziona a pieno regime. Tuttavia, il blocco paralizzante di Israele ha fortemente limitato le importazioni di combustibili nella enclave costiera.

Anche la guerra ha  fatto la sua parte, e durante 50 giorni di offensiva israeliana contro Gaza la scorsa estate, la centrale è stata messa fuori uso dai bombardamenti.

All’inizio di questo mese, le Nazioni Unite hanno avvertito che che la Striscia di Gaza potrebbe diventare inabitabile per i residenti entro soli cinque anni, indicando la devastazione della guerra e quasi un decennio di blocco israeliano.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) nella sua relazione annuale ha scritto:
“Lo stato sociale, la situazione sanitaria e la sicurezza in un’area ad alta densità di popolazione e il sovraffollamento sono tra i fattori che possono rendere invivibile Gaza entro il 2020”.

Trad. Invictapalestina – Foto inserita nell’articolo da Invictapalestina

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=767636