Titolo: Conflitti globali. Vol. 6
Sottotitolo: Israele come paradigma. Una terra senza popolo per un popolo senza terra
Autore: AA.VV
  
Casa editrice: AgenziaX
Genere: Saggistica
Lingua: Italiano
Donato da: Centro
  
Disponibilità: si
Formato: cartaceo
Posizione Libro: Centro
Settore: Palestina

[Rif. 21] Stampato anno: 2008 - Num. pagine: 192 - Costo: 15 Euro

Un testo interessantissimo sia per il modo nel quale affronta la "questione Israele" - l'unico limite forse è quello di non considerare l'altra metà del cielo, quella palestinese - ponendo da subito l'attenzione sul continuo stato di guerra che lo stato ebraico ha perpetrato nel tempo diventando, come chiariscono Massimiliano Guareschi e Federico Rasola, un laboratorio per le politiche repressive e "sicuritarie".

Nel secondo saggio, quello di Marco Allegra, si cerca di rispondere ad una domanda che solo all'apparenza potrebbe sembrare banale ovvero "che stato è Israele?". Un'etnocrazia: ovvero un regime politico costituito sulla base di diritti asimmetrici della cittadinanza, con l'appartenenza etnica come criterio di selezione. La cittadinanza infatti è un bene pubblico scarso e al suo interno esistono gradazioni e fratture diverse; il paragone va alle democrazie occidentali che postulano un prisma diversificato di cittadinanze. Particolare attenzione è posta sul ruolo delle agenzie israeliane e sulla funzione del servizio militare che rinforza la misura identitaria dell'israeliano. Allegra continua affermando che "l'occupazione di Gaza e della Cisgiordania riaprì potenzialmente il problema che la guerra del 48 aveva sepolto ovvero la contraddizione insita nel controllo, da parte di un'identità autodefinitasi ebraica, di numeri consistenti di arabi". Qui emerge, in modo evidente, come lo stato d'assedio dei territori è voluto da una politica che si esprime nella dicotomia del controllo demografico e delle migrazioni da una parte e delle risorse (e il loro controllo, in primis proprio l'acqua) dall'altra. La zona di conflitto (e di salvezza per Israele) è rappresentata dai confini sui quali vengono costruite intere campagne belliche. Si assiste, dunque, ad una "militarizzazione della cultura" che supera gli schemi del sionismo per trovare un'espressione compiuta in ogni più piccolo aspetto della gestione pubblica, persino nei piani architettonici per l'edificazione di nuove abitazioni. Tutto, in sostanza, sottolinea una continuità del modello di conservazione nazionale, del controllo dei territori, della militarizzazione dello spazio.

L'impianto che regge l'intera pubblicazione, e che è anche il vero pattern importante, riguarda la messa a paradigma di Israele per un intento comparativo che trova declinazioni anche nella Fortezza Europa. Un sistema, quello del vecchio continente, basato forme di potere che non coincidono più con l'entità-nazione. In questo modello il controllo dell'immigrazione rappresenta una questione basilare e l'esercizio repressivo/normativo che i diversi stati operano sui territori è certamente rilevante.

Un terzo saggio, quello di Valabrega, affronta gli aspetti problematici della storiografia israeliana cercando di calare l'alone di "intoccabilità" di Israele e di approfondire e spiegare i principali passi storici.

La seconda parte del libro, invece, accoglie contributi di israeliani espulsi da Israele come il professore di storia all'Università di Exeter Ilan Pappé e il giornalista Uri Aynery. Massimiliano Guareschi e Alex Foti, invece, approfondiscono il caso Jhon Mearsheimer e Stephen Walt; autori de "La Israel lobby e la politica estera americana".