Titolo: Scontro fra Barbarie
Sottotitolo: terrorismi e disordine mondiale
Autore: Gilbert Achcar
  
Casa editrice: Edizioni Alegre
Genere: Saggistica
Lingua: Italiano
Donato da: Centro
  
Disponibilità: si
Formato: cartaceo
Posizione Libro: Centro
Settore: Palestina

[Rif. 22] Stampato anno: 2006 - Num. pagine: 174 - Costo: 15 Euro

Gilbert Achcar è un intellettuale non molto conosciuto dal grande pubblico italiano, se si fa eccezione per i lettori di Le Monde Diplomatique, di cui è collaboratore.
Da poche settimane nelle librerie è arrivata la versione italiana di una sua opera, Choc des barbaries; edita per la prima volta dalle edizioni Complexe di Bruxelles nel 2002, resa in italiano con il titolo Scontro fra Barbarie – terrorismi e disordine mondiale, grazie alle edizioni Alegre (Roma, febbraio2006, pp. 174, Euro 15,00), ed aggiornata con la prefazione ed un capitolo (il quarto), scritti appositamente per questa nuova edizione nell’ottobre 2005.

La lettura di quest’opera si rivela una piacevole sorpresa - per quanto gli argomenti siano duri, in tutti i sensi. Achcar riesce in poche pagine ad uscire da quegli schemi ormai consolidati, che soprattutto dopo l’11 settembre cercano di stringere l’opinione pubblica mondiale tra l’incudine dello “scontro di civiltà” e il martello dell’insicurezza diffusa. Schemi che la grande stampa, certa cinematografia, gli interventi di certi “esperti”, tentano in tutti i modi di preservare e nutrire, con lo scopo di giustificare l’interventismo militare di Stati Uniti e Gran Bretagna in primo luogo.

La prima “verità” costruita che Achcar analizza, smonta e confuta è quella secondo cui ogni cittadino e cittadina europea o statunitense può, anzi deve identificarsi passivamente, perché è impossibile fare diversamente, con le vittime degli attacchi suicidi del settembre 2001 che hanno colpito gli Stati Uniti. Senza per questo rinunciare all’indignazione che provoca un attacco indiscriminato che implicitamente, e neanche tanto, imputa ai popoli le responsabilità dei governi. “ […] non è possibile sfoggiare, da un punto di vista dell’equità, un’etica metafisica rifiutando tutte le barbarie: non hanno lo stesso peso sulla bilancia della giustizia. Certo, la barbarie non può servire come “legittima difesa”: è sempre illegittima, per definizione. Ma questo non impedisce che tra due barbarie opposte, la più colpevole è sempre quella del più forte che opprime. Salvo che nei casi accertati di irrazionalità, la barbarie dei deboli è molto spesso, e molto logicamente, una reazione a quella dei forti: altrimenti perché i deboli provocherebbero i forti rischiando di farsi schiacciare? D’altronde è per questo che i forti cercano di nascondere le proprie responsabilità, affibbiando ai loro nemici una natura demenziale, demoniaca e bestiale” (pp. 96-97) Quello che Achcar propone è l’identificazione degli attori principali in campo per comprenderne fino in fondo le origini e gli obiettivi. In questo modo arriva a ribaltare ciò che alcuni vorrebbero dare per scontato.

Esistono due Civiltà, quella occidentale e quella arabo musulmana, in competizione tra loro per il predominio mondiale, che sono giunte alla resa dei conti. Al contrario, l’autore, decodifica in modo preciso e conciso, la differenziazione interna a questi due presunti blocchi, guidando il lettore verso la comprensione di una complessità che si vuole occultare. L’analisi svolta in questa direzione impedisce concessioni alla scorciatoia del “complottismo” e della “identificazione passiva” con i “vincitori” del momento. Il testo spazia dalla storia alla letteratura, passando dalla sociologia alla filosofia, offrendo al contempo una lettura lineare che non confonde il lettore, cui al contrario viene offerta un’interpretazione poliedrica, la scoperta o la riscoperta di una verità semplice: il nostro mondo non è il migliore dei mondi possibili e lo stato di guerra preventiva, globale e permanente non è fatale