Titolo: Per non dimenticare...
Sottotitolo: Sabra e Chatila, Stefano Chiarini
Autore: vari
A cura di: Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila
  
Genere: Biografie
Lingua: Italiano
Donato da: Famigliari di Stefano Chiarini
  
Disponibilità: si
Formato: cartaceo
Posizione Libro: Centro
Settore: Palestina

[Rif. 249] Stampato anno: 2009 - Num. pagine: 80 - Costo: Euro

Una roccia contro la banalità dei media

di Michele Giorgio*

E’ passato un anno da quando Stefano Chiarini all’improvviso, in punta di piedi, è uscito dalla nostra vita, dal nostro lavoro, dalle nostre abitudini quotidiane. «Mio Dio, Stefano è morto». Furono queste le poche parole che mi scrisse Michelangelo Cocco quella sera. Eravamo in collegamento grazie a Skype, per facilitare le comunicazioni di lavoro, e quella frase maledetta venuta dal nulla apparve sul monitor del mio computer. Non la dimenticherò mai. Dopo lo shock iniziale pensai ai suoi figli, a sua moglie, a come avrebbero potuto vivere senza abbracciarlo, senza averlo vicino. Quella sera avvenne il distacco da un collega al quale ognuno di noi degli Esteri del Manifesto era molto legato. In modi diversi ma con un elemento comune: il riconoscimento della capacità di analisi di Stefano, della sua abilità nel leggere il mondo e capirlo all’istante.

Quando lo conobbi, era l’inizio della prima Intifada nel 1987, mi colpirono due cose: la sua simpatia – dote rara per un giornalista – e la sua immensa voglia di scrivere e di fare qualcosa di concreto in sostegno dei palestinesi. Il suo, lo capii immediatamente, era un amore vero per quel popolo, ma non cieco, al contrario era molto razionale perché partiva dalla piena comprensione della profonda ingiustizia – storica, politica, anche culturale – che era stata commessa in Palestina, e delle sue ramificazioni in tutto il Medio Oriente.

Gli articoli di approfondimento scritti da Stefano mi hanno aiutato a capire velocemente situazioni e contesti, che gran parte dei mezzi d’informazione e le politiche dei governi tengono a mascherare. La sua caparbieta’ nel denunciare, senza soste, il massacro di Sabra e Chatila e nel lavorare per la memoria delle vittime, era un continuo richiamo a quelle leggi e risoluzioni che affermano l’uguaglianza degli uomini e i diritti dei popoli. Per questo e molto altro Stefano era una roccia sulla quale poggiarsi per non scivolare nella banalità dell’informazione.

Ciao Stefano, non sai come vorrei rivederti entrare in redazione e pronunciare sorridendo: “Eccoci qui”.

*giornalista del manifesto