Titolo: Le frontiere maledette del Medio Oriente
Sottotitolo: 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della "legalit
Autore: Filippo Gaja
  
Casa editrice: Maquis
Genere: Saggistica
Lingua: Italiano
  
Adottabile: Si
Disponibilità: no
Formato: cartaceo
  
Settore: Palestina

[Rif. 308] Stampato anno: 1991 - Num. pagine: 274 - Costo: 12,50 Euro

In 170 anni di dominio in Medio Oriente l'imperialismo ha costruito un capolavoro di assurdità: non c'è un metro di territorio in tutta la regione mediorientale che non sia rivendicato da qualcuno e non c'è paese che possa dirsi al riparo da ambizioni di conquista altrui.

La Turchia vuole Mossul e i suoi pozzi petroliferi, che ora appartengono all'Irak, e l'Iran considera il Bahrein come proprio territorio, l'Arabia Saudita da sempre mira ad assorbire alcuni emirati e parte del Kuwait, lo Yemen pretende la restituzione del territori che l'Arabia gli ha strappato con la forza; ognuno degli emirati, tutti Stati con debolissima giustificazione storica, rivendica un pezzo dell'altro: il Qatar rivendica il nord dell'Abu Dhabi, il Bahrein pretende alcune isole situate presso Qatar, Abu Dhabi rivendica la sovranità su Dubay, Shariah vuole l'emirato di Ajman, il sultano di Mascate vuole Shariah, e secondo l'emiro di Ras Al Khaymah tutti e sette gli emirati della costa di Oman fanno parte del suo territorio; per altro la Giordania è uno Stato inventato, mai esistito nella storia, il Libano in ultima analisi è sempre stato territorio siriano, Israele è uno Stato letteralmente artificiale programmato e realizzato secondo un disegno strategico delle grandi potenze a spese degli abitanti originari della Palestina, che occupa territori giordani, siriani, libanesi ed egiziani e aspira a nuove espansioni.


Tutta la «legalità» del Medio Oriente è stata costruita con l'illegalità, la prevaricazione e la violenza. Le frontiere non sono che righe immaginarie che attraversano il deserto, tracciate dopo estenuanti mercanteggiamenti e continue cancellazioni con riga, compasso e matita, in base a imperativi arbitrari dettati da calcoli economici, totalmente estranei agli interessi del popoli, che del resto nessuno si è mai sognato di interpellare. Ma sul terreno, sono stati gli eserciti conquistatori a fissare la geometria della spartizione delle ricchezze, in una sequenza interminabile di invasioni, sbarchi, colpi di mano, interventi militari, tra immani sofferenze e perdite spaventose delle popolazioni soggette.



L'inchiostro con cui questa storia tragica è stata scritta negli ultimi 100 anni è il petrolio. Il cosiddetto «equilibrio» politico nel Golfo Persico e in tutta la vasta regione che lo circonda, è in realtà un groviglio di contraddizioni laceranti uscite da un secolo di imperialismo allo stato puro, da due guerre mondiali e dal processo di disintegrazione di cinque imperi: quello ottomano, quello zarista, quello tedesco, quello francese e quello inglese. Un groviglio che fa di quest'area la politicamente più instabile e militarmente più pericolosa del mondo, nella quale in ogni centimetro di confine è nascosta una bomba politica a scoppio ritardato.



Corredato da un ampia documentazione fotografica