Titolo: La casa del villaggio palestinese
Sottotitolo: Oltre i muri (mentali e fisici) della Terra Santa
Autore: Suad Amiry, Vera Tamari, Alessandra Scarano
A cura di: Alessandra Scarano
Casa editrice: Gangemi
Genere: Saggistica
Lingua: Italiano
  
Adottabile: Si
Disponibilità: no
Formato: cartaceo
  
Settore: Palestina

[Rif. 400] Stampato anno: 2008 - Num. pagine: 84 - Costo: 18 Euro

La vita quotidiana dei territori montuosi occidentali della Palestina, l'architettura e l'arredo, le attività agricole e di produzione del cibo, l'artigianato rurale e i metodi di realizzazione degli oggetti in vimini, della ceramica e dei tessuti. Frutto di una lunga ricerca effettuata tra i villaggi e gli abitanti del West Bank, e illustrato con fotografie contemporanee e di archivio, oltre che con splendidi acquerelli del XIX secolo, un libro che è soprattutto un racconto, il racconto di un modo di vivere dalle radici antiche, di forme intese come "luoghi" intrisi di abitudini e credenze, dei colori di vesti sgargianti, dei suoni di una lingua che riecheggia l'incessante cantilena del vento secco che da secoli batte le case in pietra calcarea le cui cupole bianche si confondono con i profili sinuosi delle montagne. Un racconto che tenta di ricomporre i tasselli di una cultura oggi quasi del tutto cancellata dalla follia della guerra, di un mondo la cui memoria è parte integrante di quello "spirito mediterraneo" della vita e dei luoghi che anche noi, sulla "sponda occidentale" del mare comune, stiamo in altri modi distruggendo, rischiando di perdere uno degli elementi fondanti del nostro senso di appartenenza e di identità. Perché è solo guardando a chi di giorno in giorno perde la propria identità perdendo i propri luoghi, i propri oggetti, la propria memoria, che possiamo renderci conto di quanto invece a noi ancora resta sotto forma di pietre, di spazi, di forme in cui ogni pezzo riceve valore in relazione ad ogni altro pezzo, in una rete di storie, significati, colori e materiali la cui conoscenza rappresenta il solo possibile punto di partenza per combattere il dilagante senso di smarrimento e alienazione dell'epoca moderna, perché non si continui a creare un mondo di indefinito cemento grigio e percorsi rettilinei, ma si possa ritrovare il senso profondo della costruzione, di un muro, di uno spazio, della nostra futura memoria, di noi stessi.