Titolo: Cronache di Gerusalemme
  
Autore: Guy Delisle
A cura di: Martucci F. - Merico A.
Casa editrice: Rizzoli Lizard
Genere: Grafica
Lingua: Italiano
  
Adottabile: Si
Disponibilità: no
Formato: cartaceo
  
Settore: Palestina

[Rif. 402] Stampato anno: 2012 - Num. pagine: 336 - Costo: 20 Euro

INTERVISTA di Linda Chiaramonte

Intervista

Vivere con le matite accanto al muro
Un incontro con il fumettista canadese Guy Delisle che ha raccontato Gerusalemme tratteggiando la «normalità» dell'esistenza quotidiana, fra tensioni e ironia Il mio approccio è da uomo con le mani in tasca, uno sguardo a livello del marciapiede che punta in alto solo se brucia qualcosa. Spesso gli stranieri hanno reazioni più arrabbiate dei palestinesi stessi....

Dopo aver raccontato la Birmania, Pyongyang e Shenzhen, viste attraverso gli occhi di un turista stanziale, trovatosi a vivere per qualche tempo in quei paesi per seguire la compagna in missione con medici senza frontiere, il fumettista Guy Delisle torna a scrivere e illustrare la sua permanenza in Cronache di Gerusalemme, pubblicato da Rizzoli Lizard. Una città difficile, contesa, piena di contrasti e contraddizioni, alla quale l'autore cerca di approcciarsi nella maniera più neutrale possibile, lasciandosi alle spalle pregiudizi e stereotipi. Delisle, in più di trecento pagine, tratteggia la normalità della vita quotidiana, spesso con ironia, come quando si trova alle prese con la ricerca di un supermercato o di un parco giochi dove accompagnare i bambini.
Tutto o quasi però a Gerusalemme diventa un atto politico che mette alla prova l'etica personale, come il dilemma se comprare o meno nei mercati dei coloni, o che fa affiorare tensioni sempre vive come quando, nel sostituire il finestrino della macchina, l'autore si sente chiedere se preferisce il vetro o la plastica come gli israeliani per difendersi dal lancio di pietre. Alla permanenza nella città santa, iniziata nell'agosto del 2008 nella già difficile normalità, a fine anno si aggiunge il violento attacco israeliano a Gaza. Sono efficaci le parole di un autista che della popolazione dice così: «Hanno il diritto di votare democraticamente, ma devono votare democraticamente per il partito che dice Israele...».
Nelle pagine si susseguono scene comuni di coloni con i bambini per mano e il fucile a tracolla. Alla frequente presenza di armi sembra difficile abituarsi, ma Delisle, dopo soli quattro mesi, è sorpreso di constatare a quante cose si sia già adattato in poco tempo. «Che posto bizzarro - scrive - dove la vista di un uomo armato per strada non provoca alcun moto di panico». Il 27 dicembre del 2008 più di ottanta aerei israeliani bombardano Gaza, un attacco che non si vedeva dal '48, a questo il fumettista contrappone il contrasto stridente che vive «strade calme, atmosfera strana, quando penso che a un'ora e mezza di auto da qui ci sono dei caccia che sganciano bombe sulla gente... ci sono già 367 morti, ma con la vita quotidiana che continua come se non stesse accadendo nulla di anormale, la tensione diminuisce e la paura scompare più in fretta di quanto ci si potrebbe immaginare. È insieme terribile e indecente...». E continua: «più di cinquemila feriti nei primi ventidue giorni del conflitto... un massacro senza precedenti in un periodo di tempo ridotto, mai visto nemmeno in Darfur o in Ruanda».
Nel tempo che trascorre lì Delisle si appassiona a disegnare il muro, elemento drammaticamente simbolico e dal forte impatto grafico. La bibliotecaria dell'Alliance Française, che vive nella colonia di Pisgat Ze' ev, affacciandosi alla finestra di casa dice: «Ogni mattina la prima cosa che vedo è il muro... il peggio è che ci si abitua. Non ci faccio neanche più caso». Le contraddizioni e le anomalie di Gerusalemme sono anche queste. «Da arabo israeliano - racconta una guida - mi sento in diritto di abitare dove voglio, al di qua o al di là della linea verde... qui si sta verificando uno strano fenomeno. Molti arabi ci sono venuti per ragioni economiche e cominciano a formare una piccola comunità. In un certo senso, stiamo ricolonizzando le colonie!». E sorride a denti stretti.
Le illustrazioni sono caratterizzate da bicromie fatte di blu e nero, seppia, grigio, e da tratti elementari, quasi geometrici, in cui l'autore si disegna come un omino semplice, ingenuo e poco coraggioso, che osserva ponendosi molte domande mentre gira per la città e la Cisgiordania con zaino in spalla, blocco e matita a portata di mano. Abbiamo incontrato a Bologna il canadese Guy Delisle che, nei mesi scorsi, per mano di Art Spiegelman (autore di Maus, ndr), ha ricevuto ad Angoulême il premio per il miglior album del 2012.

Com'è riuscito, nonostante il suo coinvolgimento nella narrazione, a non esprimere un giudizio e a schierarsi pro o contro palestinesi e israeliani?

Sono andato a Gerusalemme come faccio sempre: senza giudizi a priori e opinioni precostituite. Si possono fare delle analisi solo dopo, difficile giudicare senza conoscere bene la situazione, e io la conoscevo a grandi linee. Attraverso i media è difficile farsi un'idea precisa. Una volta arrivato, osservo e lascio al lettore il mio sguardo, le mie annotazioni, piccoli dettagli del quotidiano, per le questioni più complesse chi legge ha il compito di arrangiarsi. Non tiro conclusioni, ma faccio analisi personali. Non è compito mio fare denuncia, è stato già detto molto su Gerusalemme.
Trattandosi di un fumetto propongo il tema in maniera diversa. Nessuno scoop, niente che non si sappia già. È il vissuto di tutti i giorni mentre scopro la città camminando, vivendo con la gente del posto. Il mio è uno sguardo che arriva dalla strada, attraverso la stampa si ha l'impressione che le due comunità siano costantemente sulla difensiva mentre nel quotidiano vivono insieme. È vero, non hanno scelta, ma ci sono molti arabi in Israele.
Il mio approccio è da uomo con le mani in tasca, uno sguardo a livello del marciapiede che punta in alto solo se brucia qualcosa. Spesso gli stranieri hanno reazioni più arrabbiate dei palestinesi stessi sulla situazione.
Anch'io, mentre vivevo lì, ero molto sensibile alle ingiustizie. Nel libro avrei potuto fare ritratti più duri sia dei palestinesi che degli israeliani, non l'ho fatto non per censurarmi, ma perché non ritenevo che questa fosse una chiave interessante. Non era possibile parlare di tutto ciò che ho visto in un anno, ho dovuto per forza fare una selezione per fornire a chi leggeva un'idea generale della situazione.

È stato complicato disegnare lì? Ha avuto difficoltà con gli israeliani?

È capitato, mentre disegnavo davanti al muro, che mi abbiano chiesto di andarmene, così come una volta che mi sono fermato in un posto off limits. Posso capire la necessità di sicurezza degli israeliani, ma non se sconfina nella paranoia. Ho vissuto un anno nel quartiere arabo e non era insicuro, nemmeno durante la guerra a Gaza. Alcune teste calde hanno rovesciato i bidoni della spazzatura, ma niente altro, calma piatta, non abbiamo avvertito nessun tipo di violenza.
Oggi la situazione è abbastanza calma, ma credo sia malsano mantenere questo clima di costante insicurezza.

Come ha vissuto da Gerusalemme l'operazione Piombo Fuso?

Il conflitto era molto presente, ma ci si abitua anche a questa forma di tensione. Durante la guerra a Gaza la mia compagna conosceva molte persone che vivevano lì e temeva per la loro vita. Non ci sono stati feriti fra i suoi amici, ma sono stati in pericolo e per noi non c'era nessun modo di vederli o aiutarli, l'unica cosa da fare per sapere cosa stesse accadendo era seguire i notiziari. È stata una situazione strana per noi che eravamo così vicini. La vita di tutti i giorni continuava quasi normalmente, sembra orribile, ma è stato così.

Cos'è cambiato in questo libro in merito alle scelte grafiche?

Per la prima volta, ho lavorato a un volume così ampio e a colori, questo mi ha permesso di rendere più chiari i flash back, racconti fatti da altri ed episodi svoltisi altrove. Gerusalemme è tutta costruita con la stessa pietra color sabbia, il paesaggio è monotono, tutto ha quella cromia. Volevo mostrare anche questa uniformità. Per il susseguirsi delle stagioni invece ho usato alcune sfumature e il seppia.

Questo soggiorno ha modificato qualcosa nella sua vita?

Sì, soprattutto la mia comprensione del conflitto, ora riesco a leggere meglio fra le righe perché ho visto con i miei occhi ciò che accadeva, ci ho vissuto dentro. È pur sempre una visione limitata, ma è una conoscenza personale molto utile.
Viaggiare serve a vedere cosa succede altrove, come le persone possano vivere diversamente, seguendo un'altra logica. Per questo non cerco mai di arrivare con una chiave di lettura da imporre su un paese, è interessante decodificare un luogo e una situazione vivendo con e in mezzo alla gente del posto.
Il muro è stato costruito in una logica di eccessiva sicurezza, è interessante cercare di capire come si sia arrivati a questo, a causa del sentirsi, da parte degli israeliani, ostaggi di una paranoia che si è tradotta in concreto nel costruire una netta separazione. Se da un lato forse si può capire, dall'altro è una follia essere arrivati a tanto. È frutto di un forte movimento di destra che fa della sicurezza una ragione da cavalcare.

Ha già un nuovo lavoro in cantiere per il prossimo futuro?

La mia compagna ha smesso con le trasferte umanitarie, quindi non viaggeremo più come negli ultimi anni. Ora ho piccoli progetti a cui sto lavorando sul mio blog e uno più ampio in cui racconterò la storia di un uomo di una Ong rapito in Cecenia e che è riuscito a scappare.