Vittorio mai vivo come ora



Data: 27 Aprile 2011
Autore: Egidia Beretta Arrigoni



Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali,
per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla
mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben
Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti
negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno
quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia
israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus
e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare
segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra
e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i
loro potenti anfibi.

Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver
manifestato con l'amico Gabriele l'anno prima con le donne e gli uomini nel
villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando
insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao...»

Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell'autunno 2008, un commando
assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu
rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non
posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che
hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato
l'occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il
seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo
sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini,
altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto
più
ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di
pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come
diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell'uscio di casa».
Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua
presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal
suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e
il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il
testimone.

Restiamo umani.