A volte il silenzio è tradimento (M.L.King)



Data: 27 Aprile 2011
Autore: Patrizia Cecconi



E così ieri, a Bulciago, si è avuta l’ultima grande prova d’amore per Vittorio da parte di quel popolo che ha creduto e crede necessario e giusto il suo “Stay Human”.

Ma è stata anche ultima occasione perduta dal Presidente della Repubblica e dai rappresentanti di Governo e Parlamento italiani, di riparare all’errore di non aver presenziato all’arrivo della salma all’aeroporto della Capitale. E questo l’ha ricordato anche il vicesindaco di Bulciago che, in segno di sdegno, s’è tolto la fascia tricolore.

Anche lì, all’aeroporto, Vittorio aveva trovato i suoi amici, ma nessuna rappresentanza ufficiale dello Stato ad accogliere il cittadino italiano assassinato. Assassinato non mentre imbracciava un fucile, ma mentre chiedeva che la violenza lasciasse il posto a quel “restiamo umani” che era la sua firma, quindi un cittadino di cui l’Italia deve essere fiera, e l’Italia rappresentata dalla società civile lo ha dimostrato. Ma quella è l’altra Italia.
Migliaia di amici e amiche di Vittorio, quel popolo internauta che l’ha conociuto e seguito via mail e che ha pianto sinceramente per il suo assassinio ieri era lì, a Bulciago, avendo fatto centinaia e centinaia di chilometri in treno, in pullman, in macchina e qualcuno anche in aereo dall’Irlanda o dalla Spagna, per dire insieme agli altri “noi ci siamo, Vittorio vive, le sue idee non moriranno mai”.

Le sue idee, appunto. Forse proprio quelle idee hanno tenuto a distanza le rappresentanze delle massime Istituzioni italiane. Quelle idee che si concretizzavano in reportage da Gaza e che gli avevano guadagnato l’odio di chi nella verità vede un nemico da abbattere. Soprattutto la verità raccontata da un giovane bello, che ti sbatteva in faccia piercing, tatuaggi e muscoli da palestra, come a dire che l’impegno per la giustizia e per i diritti umani non ha un look prestabilito, né confligge col piacere di vivere. Forse proprio per questo la sua voce arrivava anche a quei giovani ormai indifferenti alle chiacchiere di politici e politicanti. Forse anche per questo quella voce non doveva più parlare.

Vittorio si preparava a salire sulle barche dei pescatori e farsi nuovamente scudo umano, come aveva già fatto quando venne ferito e arrestato da Israele. E si preparava anche ad accogliere la prossima flottiglia e ogni azione volta a rompere l’assedio di Gaza.
Ma Israele ha chiesto, e Berlusconi amabilmente per la sua parte ha già accolto, che ogni paese fermi la partenza delle navi con tutti i mezzi; che si blocchi ogni azione che possa mettere in luce in tempo reale il suo operato. E allora Vittorio Arrigoni – che ogni notte da Gaza ci diceva quanti raid e quanti morti o feriti palestinesi l’Idf aveva aggiunto a quelli del giorno precedente – era veramente scomodo. Per quanto la sua voce difficilmente rimbalzasse col dovuto risalto sui media più diffusi, pure era una voce troppo fastidiosa, troppo incondizionatamente libera per poter aspettare l’arrivo della flottiglia o per accompagnare i pescatori riducendo un po’ il rischio di essere affondati dalla marina israeliana.

Una voce che usciva perfino dalle strettoie di Hamas, che Vittorio criticava, esattamente come faceva con Fatah, ogni volta che qualcosa non rientrava in quel “restare umani” che era il suo faro.
Vittorio si era fatto megafono del movimento dei giovani del GYBO, quindi megafono di una lotta non violenta che vuole la riunificazione del popolo palestinese e questo, se non è miele per Hamas, è certamente veleno per Israele.
C’entra qualcosa con la sua morte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo delle minacce, quelli sì. Di salafiti invece non si era mai sentito parlare fino a non molto tempo fa.
Le voci che ieri hanno ricordato pubblicamente Vik-Utopia, parlavano con accenti diversi ma riportavano le parole e i pensieri di chiunque l’abbia conosciuto. Il giovane italiano tanto amato a Gaza e tanto limpido nel suo agire che neanche la stampa più becera è riuscita a coprire di fango come avrebbe voluto, nonostante i tentativi di descriverlo come un violento perché invece di inchinarsi a Israele usava la penna e la voce per denunciarne le violenze.

Vittorio non è morto, hanno ripetuto in tanti ieri ai funerali, e la tristezza in più momenti si è addirittura mescolata all’euforia, perché il miracolo di sentirsi strettamente uniti, di incontrarsi sotto il sole che illuminava le gigantografie di Vik che voleva essere ricordato con le parole di Gandhi, e la sua voce che nel video ripeteva: “ ricordatemi per i miei sogni e sarò vincitore” hanno avvolto i 3-4 mila presenti in un’aura di calore umano che sembrava la realizzazione del sogno di Vik: “restiamo umani”.
L’intervento di sua madre ha chiuso la commemorazione ricordando che le armi di suo figlio erano solo la parola e la testimonianza ed ha abbracciato idealmente “tutti i figli di Palestina” invitandoli a lavorare ancora insieme “restando uniti con coraggio e speranza”.
Non si è tirata indietro, la signora Egidia, sindaco di Bulciago, dal prendere posizione determinata; poteva chiudersi in un comprensibile e silenzioso dolore, invece ha reso omaggio, come madre, all’operato di suo figlio, dopo che il vicesindaco l’aveva fatto come rappresentante dell’Amministrazione Comunale.


Due discorsi che con tonalità diverse suonavano come un giusto e civile rimprovero verso quella zona grigia che rende complici sia i comuni cittadini, sia chi ha il dovere istituzionale di rappresentarli. La signora Egidia, ricordando Vittorio come un“grande attivista per i diritti umani” ha riaffermato “che l’ingustizia va raccontata e documentata, perché nessuno possa dire io non c’ero, io non sapevo”e un applauso scrosciante che era insieme un abbraccio di tutti e la consapevolezza che Vittorio è morto perché scomodo testimone.
I sindaci dei Comuni vicini, i rappresentanti religiosi e laici, monsignor Capucci, le migliaia di amici, da tutti è venuto l’applauso che sembrava un grido e che poi si è diluito sulle note di Bella ciao, ricordando Vittorio come un partigiano della giustizia e dei diritti universali.
E l’Unione europea, e gli Usa, come hanno reagito a quest’omicidio in qualche modo già annunciato? Il presidente Obama, il Nobel preventivo che ama tanto la pace da farla camminare perfino sulle bombe, ha definito quest’omicidio “insensato”. Se così fosse stato, perché rifiutare il dovuto omaggio ufficiale a un cittadino italiano ucciso, insensatamente, da un gruppo di terroristi? Se l’omicidio fosse stato insensato, la pìetas verso un giovane la cui vita è stata stroncata tanto brutalmente, avrebbe portato all’aeroporto almeno un rappresentante del Governo. Si fa perfino coi cantanti o con i morti per incidenti all’estero. O forse il dovuto omaggio a una voce così critica verso i misfatti dell’esercito e del governo israeliani avrebbe messo in imbarazzo i rappresentanti del governo italiano, autodefinitosi “il più amico” di Israele?
Sbaglia il presidente Obama, non è stato un omicidio insensato, ma un “omicidio perfetto”. Chi l’ha eseguito, chi ha lasciato che venisse commesso, chi l’ha indirizzato, chi ne trae vantaggio… un intreccio che renderà difficile scoprire la verità. Un intreccio sul quale si sono tuffati subito islamofobi, arabofobi, antipalestinesi. L’equazione più semplice è stata quella di: palestinese uguale arabo, uguale islamico, uguale fondamentalista,uguale terrorista, con la conclusione che i media più beceri hanno ridotto il tutto alla semplicistica quanto razzista affermazione che i palestinesi “si scannano” da soli perché incapaci di accogliere i valori occidentali, e che hanno ammazzato loro – i palestinesi tout court – il falso pacifista Vittorio Arrigoni.
Un bel quadro, che con un sol colpo tende a infangare l’immagine di Vittorio e quella dei palestinesi in un polverone tale che qualcun altro ne esce pulito per non aver commesso il fatto.

Per fortuna, oltre ai giornalisti che prendono le imbeccate da dubbie agenzie e le diffondono senza verifiche, c’è anche qualcuno che non ci sta, e che esce dal coro, così come ha fatto chi ha scelto di documentare, andando magari controcorrente, l’impegno reale di Vittorio Arrigoni a Gaza, cercando le immagini che rappresentano i fatti, davanti ai quali le parole denigratorie assumono il suono della bugia. Una manciata di giornalisti di questo tipo li abbiamo incontrati. Anche questo è coraggio, come lo è stato il servizio mandato in onda dal tg3 Agenda del mondo la notte del 24 aprile, a poche ore dai funerali, quasi un omaggio che Balducci e Arabito hanno voluto fare alla figura di Vittorio, accompagnando le ultime immagini con una poesia di Samih Al Qasim, la stessa che ha dato il titolo al servizio, Biglietti di viaggio, e che può essere letta come il testamento spirituale di Vittorio, un combattente per la pace giusta, un vincitore.

Patrizia Cecconi


 BIGLIETTI DI VIAGGIO
Quando sarò ucciso,
uno di questi giorni,
l’assassino troverà nella mia tasca
i biglietti di viaggio.
Uno verso la pace
Uno per i campi di pioggia
Uno verso la conoscenza dell’umanità.
(Ti prego, mio caro assassino,
non sprecare i biglietti,
ti prego, parti……)
SAMIH AL QASIM