VITTORIO: TUTTA GAZA CONTRO GLI ASSASSINI



Data: 18 Aprile 2011
Autore: SILVIA TODESCHINI
Fonte: Nena News



Gaza, 17 aprile 2011, Nena News (foto dal sito social.tiscali.it) – Vittorio
ormai considerava Gaza come la sua casa. Aveva in programma di andarsene il
mese scorso, e poi imbarcarsi nella Freedom Flotilla, ma non se la sentiva di
abbandonare il posto a causa delle recenti aggressioni delle forze d’
occupazione israeliane: in meno di un mese sono stati ammazzati più di 40
palestinesi, tra cui due donne mentre preparavano il pane e bambini che
giocavano a calcio. Mercoledì sera Vittorio era andato in palestra. Dopo la
palestra alle volte andava a mangiare in una trattoria. Aveva prenotato la
cena per le dieci. Non vedendolo arrivare, hanno provato a chiamarlo, il suo
cellulare era spento. Non si sono preoccupati, perché spesso Vittorio spegne
il cellulare, quando vuole lavorare o quando vuole stare da solo. Nessuno lo ha
più sentito da quel momento in poi. Alle 8 di giovedì sera i suoi compagni
dell’ Ism hanno ricevuto la notizia del suo rapimento. Alle 3 di notte la notizia delritrovamento di un corpo. Ancora non sapevano se fosse il suo o quello di qualcun altro, fino a che non sono stati portati sul posto e lo hanno visto, steso su un materasso a pancia in su. Aveva un stringa di plastica stretta attorno al collo e la faccia molto gonfia. Presentava del sangue dietro la nuca, forse per dei colpi subiti, e profondi segni ai polsi per le catene o
lacci che lo tenevano legato. I piedi erano accavallati e le braccia lungo i
fianchi. Aveva ancora addosso la benda visibile nel video, leggermente
sollevata per renderlo riconoscibile.

«Restiamo umani», diceva Vittorio, per non perdere la tenerezza di fronte alla
barbarie. Ci vuole una grande forza per restare umani, certe volte, Vittorio.
Giovedì sera, quando si sapeva solo del sequestro, alcuni giovani di Gaza
avevano organizzato una manifestazione per chiedere il suo rilascio,
pianificandola per il venerdì alle quattro. Essa si è trasformata poi in una
marcia commemorativa. I palestinesi cantavano melodie tradizionali, alternando
canzoni che parlavano della loro terra con «bella ciao» perché era stato
Vittorio ad insegnarla ad alcuni di loro. Diverse centinaia di persone hanno
partecipato, moltissimi amici, e molti che non lo conoscevano, individui che
raccontavano di non averlo mai visto, ma che era una grande perdita ed erano
sconvolti, che chi ha commesso questo crimine non rappresenta il popolo
palestinese in nessun modo che si vergognano per quel che è successo.
Spiegavano che i salafiti, e la loro lettura perversa del corano, sono pochi,
isolati, e crudeli: loro non li considerano palestinesi. Sabato è stata
allestita una tenda per dare la possibilità di portare le condoglianze, come è
tradizione in Palestina. Su un lato, sono stati appesi un centinaio di
messaggi in arabo e in inglese: uno recitava: «Tu eri gazawi (cittadino di Gaza) e quelli che ti hanno ucciso non hanno mai capito quanto eri prezioso! Questa gente non è palestinese».Uno era dedicato a sua madre: «Mamma, grazie di aver portato Vittorio in questo mondo. Mamma, per favore perdonaci per non essere stati capaci di proteggere Vittorio!». Un altro era firmato dal PSCABI,
Palestinian Student Campaign for the Academic Boycott of Israel: «La Palestina
ha perso un figlio, noi un fratello. Eri di ispirazione per noi, ci hai
insegnato come essere uomini liberi. Vittorio è un palestinese ed un
combattente per la libertà! Riposa in pace, compagno!». Le manifestazioni
continueranno anche oggiAggiungi un appuntamento per oggi, per concludersi con un convoglio di macchine che accompagnerà la salma al confine con l’Egitto quando sarà il momento. «Se io muoio non piangere per me, ma fai quello che facevo io e continuerò a vivere in te», scriveva Che Guevara.

*Attivista dell’International Solidarity Movement.