Hir­bawi Tex­tile Factory

Kefiah, l’ultima fabbrica

Quin­dici telai lavo­rano inin­ter­rot­ta­mente pro­du­cendo un fra­stuono mec­ca­nico assor­dante. Impos­si­bile comu­ni­care senza dover urlare, ma gli ope­rai non sem­brano farci caso: cono­scono bene i loro com­piti e non hanno biso­gno di par­lare tra loro se non nelle pause per il tè, sem­pre dispo­ni­bile, ben caldo, in un ser­vi­zio arran­giato al cen­tro del grande capan­none illu­mi­nato dai neon della fab­brica. Tes­suti di vari colori e fan­ta­sie fuo­rie­scono dai telai, men­tre gli ope­rai pas­sano da una mac­china all’altra con in mano un sem­plice col­tello da cucina per eli­mi­nare le pic­cole imper­fe­zioni del prodotto.

Imma­gini di Yas­ser Ara­fat cam­peg­giano un po’ ovun­que nello stan­zone della fab­brica. Una gigan­to­gra­fia del lea­der pale­sti­nese acco­glie i visi­ta­tori nello shop adia­cente i mac­chi­nari. I ritmi scom­po­sti dei telai arri­vano tal­volta a sovrap­porsi. Per alcuni istanti sem­bra che i mac­chi­nari cer­chino di accor­darsi, tro­vare una velo­cità comune e allora, nell’aria, regna un senso di sospen­sione, di attesa. Pochi attimi, poi tutto torna all’abituale chiasso che accom­pa­gna i lavo­ra­tori della Hir­bawi Tex­tile Factory .