I palestinesi di Rafah manifestano piccoli atti di sostegno ai combattenti della Resistenza di Gaza che affrontano l’Esercito di Occupazione Israeliano.

Atti come lasciare cibo, acqua, denaro e altro materiale non letale ai combattenti non costituiscono “partecipazione diretta” al conflitto armato e i civili che lo fanno non perdono il loro status né le protezioni loro dovute.

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Di Sally Ibrahim – 12 giugno 2024 Leggi tutto “I palestinesi di Rafah manifestano piccoli atti di sostegno ai combattenti della Resistenza di Gaza che affrontano l’Esercito di Occupazione Israeliano.”

Gaza è diventata una catastrofe umanitaria e Israele dovrà rispondere a domande difficili

Mentre gli Stati Uniti affrontano una delle elezioni più importanti degli ultimi decenni, a Gaza è in gioco molto per i civili che continuano a soffrire, in particolare per il numero crescente di bambini “congelati”.

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a cura di John Lyons, redattore per gli affari internazionali – 9 giugno 2024 Leggi tutto “Gaza è diventata una catastrofe umanitaria e Israele dovrà rispondere a domande difficili”

Con l’America isolata, alcune capitali occidentali stanno cambiando posizione su Gaza

L’iniziale unità occidentale a sostegno di Israele nel periodo immediatamente successivo agli eventi del 7 ottobre si è frantumata, lasciando solo gli Stati Uniti e, in una certa misura, la Germania, impegnati nella guerra di Israele.

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Di Ramzy Baroud – 11 giugno 2024 Leggi tutto “Con l’America isolata, alcune capitali occidentali stanno cambiando posizione su Gaza”

I doppi standard della Danimarca e la negazione del Genocidio a Gaza sono flagranti

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede al governo danese di riconsiderare la petizione dei cittadini e di ascoltare la volontà di 53.188 danesi

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Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 11 giugno 2024

Ginevra – Il governo danese rifiuta di affrontare o addirittura di riconoscere il rischio che Israele stia commettendo un Genocidio contro i palestinesi di Gaza, nonostante la storica sentenza della Corte Internazionale di Giustizia e numerose dichiarazioni di riconoscimento da parte di istituzioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, avvocati di spicco e organizzazioni non governative.

Una proposta dei cittadini firmata da 53.188 danesi chiede al loro governo di rispettare e adempiere ai propri obblighi internazionali secondo la Convenzione sul Genocidio, di cui la Danimarca è uno Stato parte dal 2005. Secondo questi obblighi, la Danimarca è tenuta non solo a fermare il Genocidio, ma anche a prevenirlo.

La circolazione della petizione dei cittadini è iniziata il 16 gennaio 2024 e si è conclusa il 4 giugno, dopo aver raccolto più di 50.000 firme, obbligando il Parlamento a valutarla. Ma durante il dibattito parlamentare è apparso subito chiaro che il governo, insieme alla destra, intendeva non considerare la proposta dei cittadini.

Il primo a prendere la parola è stato il Ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen, il quale ha dichiarato che il governo non ha i presupposti per effettuare valutazioni giuridiche concrete sulla conformità di ciascuna azione militare di Israele con il Diritto Internazionale, ma ha affermato che in passato non era stato così complesso.

Nel novembre 2023, mentre la Striscia di Gaza strettamente assediata era già pesantemente bombardata, la Danimarca ha scelto di intervenire in una causa intentata dal Gambia contro il Myanmar presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja. In un comunicato stampa sul coinvolgimento attivo della Danimarca nei procedimenti legali riguardanti il ​​Genocidio della minoranza Rohingya in Myanmar, è stato Rasmussen ad affermare che “tutti gli Stati del mondo hanno l’obbligo di prevenire e combattere il Genocidio”.

Eppure, con oltre 35.000 palestinesi uccisi a Gaza, tra cui più di 13.000 bambini, e decine di esperti delle Nazioni Unite che lanciano l’allarme sull’incapacità del sistema internazionale di mobilitarsi per prevenire il Genocidio, Rasmussen ha costantemente rifiutato di usare la parola “Genocidio”, preferendo invece il termine “disastro umanitario”.

Un rapporto di 25 pagine pubblicato a marzo dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, e intitolato “Anatomia di un Genocidio”, conclude che esistono “fondati motivi per ritenere” che la soglia del Crimine di Genocidio sia stata raggiunta. Nel frattempo, nel gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha ritenuto che “almeno alcuni dei diritti rivendicati dal Sudafrica e per i quali sta cercando protezione sono plausibili”, compreso “il diritto dei palestinesi di Gaza ad essere protetti da atti di Genocidio”.

La proposta dei cittadini danesi, infatti, non prende nemmeno posizione sulla questione se sia in corso o meno un Genocidio nella Striscia di Gaza. Piuttosto, riconosce che esiste un rischio; eppure il 4 giugno è stata accolta da appena 12 deputati su 106.

In particolare, nel 2022 il governo danese è intervenuto nel processo internazionale della Corte Internazionale di Giustizia sul rischio di Genocidio in Ucraina, affermando esplicitamente che la prevenzione e la repressione del Genocidio non sono solo una questione interna ma riguardano la comunità internazionale nel suo insieme.

La critica danese al continuo attacco di Israele contro Gaza è profondamente vaga, con l’ordinanza provvisoria della Corte Internazionale di Giustizia sulla situazione nella Striscia, una pietra miliare nella decennale lotta per la giustizia da parte del popolo palestinese, minimizzata e citata semplicemente come “un piccolo passo legale” da Rasmussen.

“Considerando che Israele ha cercato di nascondere i suoi Crimini descrivendo i suoi attacchi come rispettosi del Diritto Umanitario Internazionale e distorcendo le norme consuetudinarie del DIU ormai da quasi nove mesi, il disprezzo legale che gran parte della comunità internazionale sta dimostrando a questo punto è ancora più inquietante”, ha affermato Michela Pugliese, ricercatrice presso l’Osservatorio Euro-Mediterraneo.

Il nuovo rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Albanese mostra che Israele ha trattato un’intera popolazione e le sue infrastrutture di sostentamento come “terroriste” o “sostenitrici del terrorismo”. Tutto e tutti nella Striscia di Gaza sono stati trasformati in un bersaglio o in un danno collaterale in nome della presunta autodifesa di Israele, inclusa l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA), il principale fornitore di beni di prima necessità e servizi in Gaza.

“L’approccio equilibrato della maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, tra cui la Danimarca, condanna entrambe le parti allo stesso modo, ma taglia gli aiuti salvavita all’UNRWA nel bel mezzo di una ‘guerra’ mentre sostiene incessantemente il diritto israeliano all’autodifesa, sia finanziariamente che politicamente”, ha aggiunto Pugliese. “Ciò è chiaramente in violazione della Convenzione sul Genocidio, poiché il Genocidio non può essere giustificato in nessuna circostanza, inclusa la presunta legittima difesa”.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede al governo danese di riconsiderare la petizione dei cittadini e di ascoltare la volontà di 53.188 danesi, nonché di riconoscere il Genocidio nella Striscia di Gaza e di lavorare attivamente per fermarlo in conformità con i suoi obblighi internazionali ai sensi della Convenzione sul Genocidio del 1948 e delle leggi internazionali. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ricorda che tutti gli Stati che sono stati complici di quello che può essere ragionevolmente concluso costituisca Genocidio, attraverso il sostegno finanziario, la consegna di armi e/o la protezione diplomatica degli autori dei Crimini dalle responsabilità, come la Danimarca, devono essere ritenuti responsabili e fornire risarcimenti proporzionati alla distruzione, alla morte e al danno inflitto al popolo palestinese.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org