Il sionismo durante l’Olocausto: la strumentalizzazione della memoria come arma al servizio dello Stato e della Nazione

Zionism During the Holocaust: The Weaponization of Memory in the Service of State and Nation.

Trascrizione e Traduzione integrale del video

Con un’analisi antisionista, il libro di Greenstein si addentra nella storia della collaborazione del movimento sionista con l’estrema destra, a cominciare dalla Germania nazista, allo scopo di gettare le fondamenta dello Stato di Israele.

 

“Bisogna vedere il sionismo come un progetto razziale per perpetuare il popolo ebraico, non lo si può capire in nessun altro modo”, ci dice. “Non si trattava di creare un rifugio per gli ebrei o cose del genere. Si trattava di perpetuare la razza-nazione ebraica”.

 

Greenstein analizza la politica di insediamento del movimento sionista prima, durante e dopo la Nakba – l’espulsione di 800.000 palestinesi nel 1947-1948 – e come i leader sionisti abbiano “consapevolmente ignorato” il genocidio nazista contro gli ebrei europei al fine di riuscire nel loro piano di occupare la terra in Palestina.

 

Egli afferma che nei primi anni ’40 le organizzazioni sioniste “non solo non si preoccuparono dell’Olocausto, ma cercarono attivamente di impedire a qualunque paese volesse offrire un rifugio agli ebrei per metterli in sicurezza di farlo. Questa era la cosa più sorprendente. Avevano una logica strana e incredibile. Ma era la loro logica”.

 

La logica dichiarata delle organizzazioni sioniste, aggiunge, “era che dove ci sono ebrei, c’è antisemitismo. Gli ebrei sono la causa dell’antisemitismo, perché vivono nei paesi di altri popoli.” Per dirla con le parole dello scrittore israeliano A.B. Yehoshua, “sono ospiti in alberghi altrui e, ovviamente, finiscono per non essere più graditi”.

 

Trapiantare gli ebrei dall’Europa occupata dai nazisti all’America o alla Gran Bretagna, spiega Greenstein, “non avrebbe risolto il problema”. Avrebbe semplicemente ricreato l’antisemitismo in un altro luogo. Quindi bisognava essere crudeli per essere buoni e rivendicare che l’unico luogo di insediamento possibile  era la Palestina”.

 

Parla anche delle ragioni dell’attuale sostegno che Israele riceve da partiti, regimi e governi di estrema destra.

 

“Israele non esita a collaborare con regimi e movimenti neonazisti. C’è da stupirsi? Abbiamo un partito nazista ebraico, che sta per diventare il terzo più grande alla Knesset [il parlamento israeliano]”, spiega, riferendosi al partito del Sionismo religioso, “che sembra destinato a conquistare un seggio ministeriale nel prossimo governo”. In realtà, dopo la pubblicazione del libro di Greenstein di ministeri ne hanno conquistati due, anzi tre, Ben-Gvir la Sicurezza Nazionale e  Smotrich, Finanze e Difesa.

 

“Se si crea uno Stato etno-nazionalista, ciò che si fa è in accordo con la logica di ciò che hanno fatto anche i nazisti. Questo è il destino degli Stati etno-nazionalisti, ed è per questo che i neonazisti oggi amano Israele, perché in realtà, cosa c’è lì che non possano apprezzare? Come dice [l’esponente dell’estrema destra americana] Richard Spencer, ‘sono un sionista bianco’ “.

 

La recensione che ha fatto del libro di Greenstein Asa Winstanley

il 14 marzo 2023 sul blog di Electronic Intifada

Come il sionismo ha aiutato i nazisti a perpetrare l’Olocausto

Asa Winstanley The Electronic Intifada 14 marzo 2023

Il sionismo durante l’Olocausto: The Weaponisation of Memory in the Service of State and Nation (autopubblicato  novembre 2022)

 

Il nuovo libro di Tony Greenstein si apre con una nota personale: “fin da piccolo ho avuto dei dubbi sul sionismo”.

Figlio di un rabbino ebreo ortodosso, Greenstein è stato per decenni un instancabile attivista per la solidarietà con la Palestina e un antisionista senza compromessi.

Greenstein spiega con chiarezza come è arrivato a rifiutare l’ideologia su cui è stato fondato Israele.

“Ho trovato difficile conciliare il marxismo, un’ideologia politica universalista che crede nell’unità degli oppressi e della classe operaia, con il sionismo, un’ideologia esclusivista”.

In un dibattito a scuola aveva sostenuto il ruolo de “l’avvocato del diavolo” e nel frattempo si è convinto della tesi contro il sionismo”. Da allora non si è mai voltato indietro.

I suoi primi dubbi sono stati rafforzati dopo aver appreso che i leader sionisti americani si erano opposti all’ingresso dei rifugiati ebrei dall’Europa durante la Seconda guerra mondiale. È iniziato così un progetto che durerà tutta la vita: ricercare la collaborazione del movimento sionista con il fascismo.

Greenstein scrive da anni su questo argomento nel suo prezioso e prolifico blog. È anche un collaboratore occasionale di The Electronic Intifada e lo abbiamo ospitato nel nostro podcast non molto tempo fa.

Il fatto che Greenstein abbia dovuto ricorrere all’autopubblicazione la dice lunga sullo stato pietoso dell’editoria britannica.

Negli anni ’80, l’importante libro di Lenni Brenner sullo stesso argomento, Zionism in the Age of the Dictators, fu stampato dall’editore scozzese indipendente Christopher Helm.

Il sionismo durante l’Olocausto sta quindi rompendo un lungo silenzio stampa. Il libro di Brenner è citato e commentato da Greenstein.

Oltre ad aggiornare la storia, il libro di Greenstein è più completo di quello di Brenner, racconta per filo e per segno la storia dell’affinità ideologica del sionismo con il fascismo europeo.

Spiega come “la leadership nazista citasse fonti sioniste per convalidare le proprie affermazioni sull’impossibilità di assimilare gli ebrei”. Citando lo storico pro-Israele Edwin Black, Greenstein scrive: “Era difficile per gli ebrei tedeschi confutare le affermazioni naziste “quando un gruppo forte e in vista della propria gente pubblicava continuamente accuse identiche… Il sionismo era diventato uno strumento per gli antisemiti””.

Il sionismo è in fondo un’ideologia razziale esclusiva per la promozione della supremazia bianca – ma vuole anche una supremazia specificamente ebraica in Palestina.

Traduzione: Leila Buongiorno