Gaza 2020: com’è facile per il mondo cancellare il dolore palestinese

Nel 2012 le Nazioni Unite  dichiararono che Gaza sarebbe  diventata invivibile entro il 2020. Israele ha deliberatamente contribuito a far sì che questo avvenga.

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David Hearst – 13 dicembre 2019

Immagine di copertina Un uomo tiene la mano di Maria al-Gazali, una bambina palestinese di 14 mesi, mentre il suo corpo giace su una barella in un ospedale di Beit Lahia, nel nord di Gaza, il 5 maggio 2019. È morta durante un attacco aereo israeliano (AFP)

Mi piacerebbe  che provaste a fare un esperimento: cercate su Google “famiglia di otto persone uccise”. Vi verranno fornite diverse opzioni: una famiglia uccisa a Sonora, in Messico, un’altra a Pike, nell’Ohio, un’altra nella Contea di Mendocino, in California.

Ma la sconfinata  memoria di Google sembra  soffrire di amnesia riguardo ciò che è successo solo un mese fa a Deir al-Baba, Gaza.

Ricapitolando, visto che anche voi potreste aver dimenticato: il 14 novembre un pilota israeliano lanciò una bomba JDAM da una tonnellata su un edificio in cui dormivano otto membri di una stessa famiglia. Cinque di loro erano bambini. Due di loro erano neonati.

I corpi dei cinque bambini della stessa famiglia uccisi in un attacco aereo israeliano il 14 novembre in un reparto ospedaliero di Gaza (MEE / Atiyya Darwish)

Inizialmente, l’esercito israeliano cercò di scrollarsi di dosso la responsabilità per l’uccisione della famiglia di al-Sawarka (da allora un altro membro della famiglia è morto per le ferite, portando il totale a nove). Il suo portavoce in lingua araba affermò che l’edificio era un posto di comando per un’unità di lancio di missili della Jihad islamica nella Striscia di Gaza.

Tuttavia, come ha rivelato Haaretz, l’obiettivo era stato individuato un anno fa. L’intelligence si basava su voci e nessuno si era preso la briga di controllare chi vivesse all’interno di quell’edificio: avevano comunque lasciato cadere la bomba.

 L’esercito israeliano non ha dovuto preoccuparsi di mentire. Nessuno se ne è accorto.

L’intelligence militare in grado di identificare e colpire obiettivi in ​​movimento come Bahaa Abu al-Atta, il comandante della Jihad islamica nella Striscia di Gaza settentrionale – o tentare di uccidere Akram al-Ajouri, un membro del suo ufficio politico a Damasco – è contemporaneamente incapace di aggiornare la lista dei suoi target .

L’esercito israeliano non ha dovuto preoccuparsi di mentire. Nessuno se ne è accorto. Né lo scambio di razzi, né l’uccisione della famiglia Sawarka  hanno guadagnato le prime pagine del Guardian, del New York Times o del Washington Post.

Programma di dieta israeliana per Gaza.

Questa è Gaza ora: un brutale assedio di persone dimenticate che sopravvivono in condizioni che le Nazioni Unite prevedono saranno invivibili nel 2020, un anno che è solo a poche settimane di distanza.

È inesatto affermare che le morti della famiglia Sawarka abbiano suscitato indifferenza in Israele.

L’unico rivale di Benjamin Netanyahu per la leadership è Benny Gantz. Tutti nelle capitali occidentali scambiano Gantz per un peacenik, semplicemente perché sta sfidando Netanyahu.  Dovrebbero guardare una serie di video sulla campagne militari a Gaza  che l’ex capo dell’esercito israeliano ha pubblicato recentemente.

Una di queste inizia con il tipo di filmato che un drone russo avrebbe potuto riprendere dopo il bombardamento di Aleppo Est. La devastazione appare come quella di Dresda o di Nagasaki. Ci vogliono alcuni inquietanti secondi per rendersi conto che questo orribile filmato è una celebrazione della distruzione, non una sua accusa.

Il messaggio in ebraico è inequivocabile, e si rivela essere quello che nel diritto internazionale è considerato un crimine di guerra. “Parti di Gaza sono state restituite all’età della pietra … 6.231 bersagli distrutti … 1.364 terroristi uccisi … 3.5 anni di quiete … Una schiacciante vittoria.”

L’indifferenza non è la parola giusta. È più un giubilo.

Il soffocamento israeliano di Gaza precede l’assedio iniziato quando Hamas  vinse le elezioni nel 2007. Come ha detto lo scrittore israeliano Meron Rapoport, i leader israeliani hanno a lungo nutrito pensieri genocidi su cosa fare con l’enclave in cui hanno relegato  tutti quei rifugiati dopo il 1948.

“L’idea è  di mettere i palestinesi a dieta, ma di non farli morire di fame”- Dov Weisglass, consigliere del governo israeliano

Nel 1967, l’ex primo ministro israeliano Levi Eshkol istituì un’unità per incoraggiare i palestinesi ad emigrare.

“Proprio a causa dell’assedio e della prigionia , forse gli arabi si sposteranno dalla Striscia di Gaza … Forse se non diamo loro abbastanza acqua non avranno scelta, perché i frutteti ingialliranno e appassiranno”, suggerì come risulta dai verbali declassificati delle riunioni del gabinetto rilasciati nel 2017.

Nel 2006, Dov Weisglass, consigliere del governo, dichiarò: “L’idea è di mettere i palestinesi a dieta, ma di non farli morire di fame”.

Il valico di Rafah come valvola di sicurezza

Il passare del tempo non ha offuscato né modificato questi sentimenti.

La differenza oggi è che i leader israeliani non sentono più il bisogno di mascherare i loro pensieri su Gaza. Come ha fatto Gantz, dicono ad alta voce ciò che in precedenza  dicevano o pensavano in privato.

In privato, i primi ministri israeliani non hanno mai smesso di comunicare con Hamas attraverso intermediari, principalmente riguardo  allo scambio di prigionieri.

“Manifestanti palestinesi scappano dai gas lacrimogeni sparati dalle forze israeliane ad est di Bureij nella Striscia di Gaza centrale nel dicembre 2019 (AFP).

Tony Blair, ex inviato in Medio Oriente per il Quartetto, si impegnò offrendo ad Hamas un porto marittimo e un aeroporto in cambio della fine del conflitto con Israele. Non approdò a nulla.

Hamas ha offerto in modo  autonomo un hudna o un cessate il fuoco a lungo termine e  ha cambiato i suoi documenti per far si che riflettessero  un insediamento basato sui confini palestinesi del giugno 1967. Ma ha rifiutato di smantellare o consegnare le sue forze armate. Riconoscendo l’esistenza di Israele, Fatah e l’OLP sono finiti su un percorso di decadenza e di irrilevanza politica. Ciò non costituisce un grande incentivo per Hamas e gli altri gruppi di resistenza a Gaza.

Per tutto il tempo, sono anche emerse le oscillazioni tra “parlare è meglio di combattere”  e gli interessi di altre parti all’assedio di Gaza sono diventati evidenti . A volte, questi partiti sono stati più cattolici del papa nel voler “portare a guarigione” Gaza e Hamas.

Uno di questi è l’Egitto sotto il governo guidato da Abdel Fattah el-Sisi.

Il valico di Gaza è un rubinetto. Chiudilo ed eserciterai pressione politica su Hamas.

Nel 2012, durante  il governo del presidente Mohamed Morsi, una media di 34.000 persone attraversava ogni mese il valico di Rafah. Nel 2014, dopo l’arrivo al potere di Sisi, il confine con l’Egitto è rimasto chiuso per 241 giorni. Nel 2015 è stato chiuso per 346 giorni – e aperto solo per 19 giorni. Sisi ha gestito il valico di frontiera a Rafah proprio come Israele stesso.

Il valico è un rubinetto. Chiudilo e metti  sotto pressione politica  Hamas negando a un moribondo l’accesso  a cure mediche adeguate. Aprilo e riduci  la pressione sui detenuti di questa gigantesca prigione.

Un terzo collaboratore dell’assedio è l’Autorità Palestinese stessa. Secondo Hamas, dall’aprile 2007 l’AP ha ridotto gli stipendi dei suoi dipendenti a Gaza, mandato anticipatamente  in pensione 30.000 dipendenti pubblici, ridotto il numero di permessi medici per ricevere cure all’estero, tagliato medicine e forniture mediche. I tagli agli stipendi sono in gran parte indiscussi.

Un esperimento disumano

L’effetto cumulativo dell’assedio sull’enclave è devastante, come riportato da MEE questa settimana.

Immaginate come reagirebbe la comunità internazionale se a Hong Kong o a New York, due territori parimenti affollati, la disoccupazione fosse del 47%, il tasso di povertà del 53%, la dimensione media delle classi fosse di 39 studenti e il tasso di mortalità infantile al 10,5 ogni 1.000 nascite.

La comunità internazionale si è abituata ad assolvere Israele da ogni responsabilità per questa sua punizione collettiva e per le gravi violazioni dei diritti umani.

Gaza deve essere considerata una macchia umana sulla coscienza del mondo.

Per negligenza o per una scelta predefinita, tutti i governi occidentali hanno contribuito attivamente alla sua miseria. Tutti sono profondamente complici in un esperimento disumano: come mantenere oltre 2 milioni di persone a un livello di sussistenza considerato intollerabile e invivibile dalle Nazioni Unite, senza però farle morire in massa.

Cosa deve succedere perché questo cambi? Per quanto ancora cancelleremo, come apparentemente fa Google, Gaza, i suoi rifugiati, la sua sofferenza quotidiana dalla coscienza collettiva del mondo?

 

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

David Hearst è caporedattore di Middle East Eye.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù”. Invictapalestina.org

 

 

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