Guerra Russia-Ucraina: gli israeliani negano i parallelismi tra la loro occupazione e quella di Putin

Sia la Russia che Israele giustificano le loro invasioni sotto lo scudo dell’ “autodifesa” e, in entrambi i casi, questo non è vero.

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Di Gideon Levy – 14 marzo 2022 

Immagine di copertina: Attivisti palestinesi, israeliani e stranieri manifestano nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, il 21 gennaio 2022 (AFP)

L’onda d’urto della guerra Russia-Ucraina ha rapidamente raggiunto Israele, rivelando alcune verità imbarazzanti e sfidando gli israeliani a vedere il loro Paese così com’è, molto diverso da quello che amano immaginare.

È iniziato con la dichiarazione del Ministro degli Esteri Yair Lapid, poco dopo l’inizio della guerra, che l’invasione della Russia era “una grave violazione dell’ordine internazionale”. In altre circostanze, questo potrebbe essere stato quasi divertente, mettendo in evidenza la lunga mancanza di autocoscienza da parte di Israele dei propri attributi meno attraenti, come un cammello che non riesce a vedere la propria gobba.

La Russia sta violando gravemente l’ordine internazionale. Ma che dire di Israele? Qualche altro Paese ha trasgredito così palesemente e arrogantemente l’ordine internazionale per così tanti anni? C’è una sola decisione delle principali istituzioni internazionali riguardo ai suoi affari che Israele non ha ignorato o violato sfacciatamente?

In che modo l’invasione israeliana del Libano nel 1982, o la sua successiva occupazione militare, è stata diversa dall’invasione russa dell’Ucraina? In che modo le frequenti incursioni di Israele a Gaza, seminando morte e distruzione, sono diverse dall’invasione russa della Crimea? E a parte la durata, in che modo i cinque decenni di occupazione israeliana della Cisgiordania, senza una fine in vista, differiscono dalla recente occupazione russa dell’Ucraina?

La similarità è sorprendente, ed è ancora più sorprendente vedere molti israeliani negarla e ignorarla. Sia la Russia che Israele giustificano le loro invasioni sotto lo scudo dell’ “autodifesa”, e in entrambi i casi, questo non è vero.

Entrambi vedono la terra occupata come la terra dei loro antenati, parte della loro eredità, che appartiene loro di diritto. L’Ucraina è la culla della Russia, la Cisgiordania dell’ebraismo (ovviamente, questo non ha alcuna relazione con alcun diritto di sovranità). Entrambi cercano anche di negare l’esistenza degli altri popoli presenti, ucraini e palestinesi.

Violazioni simili

Anche le modalità di azione sono spaventosamente simili: violente invasioni armate come soluzione a problemi reali o immaginari. I russi affermano di aver invaso l’Ucraina per fermare il “genocidio”, “de-nazificare” il regime e smilitarizzare il Paese. Gli israeliani hanno proclamato obiettivi spaventosamente simili prima di invadere Gaza e il Libano: autodifesa, sostituzione di un regime “terrorista” e smilitarizzazione.

Sia la Russia che Israele vedono il loro vantaggio militare come il permesso di comportarsi in questo modo. Entrambi promettono di colpire solo obiettivi militari, eppure entrambi uccidono civili innocenti, a volte senza riconoscere la distinzione. I loro eserciti sono quasi altrettanto violenti, e anche se negli ultimi giorni l’esercito russo sembra superare persino l’esercito israeliano nella crudeltà e nella presunta commissione di crimini di guerra contro una popolazione civile innocente, non è certo una consolazione.

I crimini di guerra di Israele e la violazione del diritto internazionale sono stati perpetrati per molto tempo, senza una fine in vista. Non passa giorno senza evidenti violazioni israeliane del diritto internazionale: dall’impresa di colonizzazione, al trasferimento di prigionieri nel territorio dell’occupante, all’appropriazione indebita di risorse naturali nei Territori Occupati, all’imposizione di punizioni collettive.

Un uomo lascia un condominio danneggiato dopo i bombardamenti a Kharkiv, in Ucraina, l’8 marzo 2022 (AFP)

Le violazioni criminali sono diventate una routine quotidiana sotto l’occupazione israeliana: dalle detenzioni senza processo, all’uccisione di civili innocenti, al mancato perseguimento degli autori israeliani di atti criminali, alla negazione dei diritti umani fondamentali ai palestinesi.

Quindi qual è la differenza? Si trova solo nel giudizio del resto del mondo, rivelando doppi standard e ipocrisia.

Pochi giorni dopo l’occupazione della Crimea nel 2014, l’Europa annunciava già sanzioni contro la Russia. A una settimana dall’attuale invasione dell’Ucraina, il mondo era unito nell’applicare sanzioni senza precedenti contro Mosca.

Nel frattempo, un’occupazione vecchia di più di mezzo secolo incontra indifferenza e inazione globali. Israele, il preferito dell’Europa e degli Stati Uniti, può fare ciò che la Russia non può.

Nessuno osa punire Israele. Mentre la Corte Penale Internazionale per anni ha esitato su una possibile indagine sui crimini di guerra di Israele, ha già iniziato a indagare sull’invasione russa dell’Ucraina. Se questo non è un doppio standard etico internazionale, che cos’è?

Silenzio globale

Il mondo sa tutto questo e tace. Ma non meno sorprendente del silenzio globale è il fatto che molti israeliani non vedono la realtà in questo modo. I meccanismi di propaganda e indottrinamento, in atto da decenni, insieme alle dinamiche della repressione, hanno portato a uno stato di completo rifiuto nella società israeliana.

Quando un adolescente ucraino lancia una bottiglia molotov contro un carro armato russo, gli israeliani lo vedono come un atto eroico degno di incoraggiamento. Quando un adolescente palestinese fa lo stesso, spinto dalle stesse motivazioni e giustificazioni, i soldati israeliani gli sparano a morte e il pubblico israeliano lo denuncia come un terrorista. Pochi israeliani riconoscono la schiacciante somiglianza tra questi due atti ugualmente legittimi di resistenza contro un’occupazione.

L’ucraino è un eroe, il palestinese un terrorista. La Russia è un invasore e un occupante crudele, mentre Israele libera territori e rivendica la terra dei suoi antenati, senza contesto.

Eppure, forse c’è ancora qualche speranza. Forse quando questa maledetta guerra russa in Ucraina sarà finita, il mondo riconoscerà che non c’è differenza tra un’occupazione e l’altra e oserà trarre le dovute conclusioni.

Supponendo che le sanzioni che il mondo ha coraggiosamente imposto contro la Russia si dimostrino efficaci, costringendo Mosca a rinunciare ai suoi sogni espansionisti, forse il mondo capirà che questo è il modo per opporsi ad ogni occupazione, certamente quella che dura già da più di mezzo secolo, minacciando la pace mondiale.

Forse il mondo capirà finalmente che l’unica strada per porre fine all’occupazione israeliana passa attraverso SWIFT, la rete bancaria internazionale, senza la quale nessun Paese può continuare a fare ciò che vuole e ignorare la risposta del mondo.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org