prete palestinese: cacciare l’Autorita’ Palestinese e iniziare la disobbedienza civile


March 7, 2017 at 4:45 pm
L’anziano  prete cristiano di Ramallah, monsignor Manuel Musallam, ieri ha severamente criticato la cooperazione di sicurezza con Israele da parte dell’Autorità Palestinese  che ha portato alla morte di decine di combattenti della resistenza palestinese in Cisgiordania, segnalati dal quotidiano Al-Resalah.
In un’intervista con il giornale, Musallam ha invitato i palestinesi nella West Bank occupata a cacciare la PA e iniziare la disobbedienza civile contro di essa e l’occupazione israeliana.
“Cacciare la PA, che con la sua cooperazione per la sicurezza ha portato agli accordi di Oslo”, ha detto.
“Non accettare il suo ruolo e iniziare con azioni pratiche per sbarazzarsi delle concezioni relative alla collaborazione e alla tirannia”, ha spiegato, “i mass media devono informare la popolazione in questo modo.”
“La PA non rappresenta più i nostri sogni e ambizioni. Abbiamo pensato che ci avrebbe portato la giustizia, la pace e i diritti, ma è stato tutto sprecato”.
Musallam ha sottolineato che ogni palestinese deve “liberarsi” della PA e tornare ad essere “sotto occupazione”, al fine di iniziare a lavorare nuovamente contro l’occupazione israeliana.

“Abbiamo cercato di proteggerci dall’occupazione israeliana attraverso la PA, ma invece di proteggerci, ci terrorizza, noi spaventati, siamo stati spogliati delle nostre armi e  la nostra causa è naufragata in mare.”

“La PA ha creato odio tra i palestinesi dividendoli. Ha vanificato la concezione della grande nazione che significa  la Palestina  dal fiume al mare comprendendo le città di Jaffa e Haifa. Si lasciò cadere il principio che tutto il paese è per noi”.

Trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://www.middleeastmonitor.com/20170307-palestinian-priest-oust-pa-and-start-civil-disobedience/#.WMG8z1sW5CA.facebook

Banksy ritira Invito a Fatboy Slim per esibirsi al Walled Off Hotel

Londra, 8 marzo 2017

Banksy, artista ora anche albergatore, ha risposto ad un appello dei palestinesi, e ritirato un invito al DJ inglese Fatboy Slim per esibirsi a una festa di strada al di fuori del nuovo  Walled Off Hotel a Betlemme.

Fatboy Slim era in programma per una performance a Betlemme il giorno dopo quella del 12 marzo prevista a Tel Aviv. Artisti UK per la Palestina  (APUK), hanno fatto un appello al DJ per cancellare il suo show israeliano.

Fatboy Slim non ha risposto, riferendo però al Jerusalem Post il 1 ° marzo che era a conoscenza di eventuali proteste.
Ora non può esserci alcun dubbio.
L’associazione Artisti UK per la Palestina ha commentato:
La decisione di Banksy invia un segnale a quegli artisti che amano pensare che una presenza come ospiti nei territori occupati dà loro licenza per esibirsi in Israele. La performance di Tel Aviv oggi è l’equivalente di una performance a Sun City durante il periodo dell’apartheid; non può essere cancellato dal gesto di falsa equidistanza, come quella che Fatboy Slim aveva intenzione di fare.
Ci congratuliamo con Banksy, e ci appelliamo ancora una volta a Fatboy Slim: non è troppo tardi per cambiare idea; non offrire la tua musica a uno stato di apartheid.
Artisti UK per la Palestina.

trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://artistsforpalestine.org.uk/2017/03/08/banksy-withdraws-invitation-to-fatboy-slim-to-perform-at-walled-off-hotel/?utm_content=buffer3c060&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

[1] https://artistsforpalestine.org.uk/2017/02/05/artists-to-fatboy-slim-please-dont-play-tel-aviv/

Il Walled Off Hotel di Banksy è una forma di gentrificazione


 FOTO – Il piano bar all’interno del Walled Off Hotel a Betlemme

 di Tamara Nassar, 6 marzo 2017

L’anonimo artista di strada britannico Banksy ha appena aperto “The Walled Off Hotel” a tre metri dal muro dell’apartheid israeliano di Betlemme nella Cisgiordania occupata. E’ pubblicizzato come l’hotel con “la peggiore vista al mondo”.

L’hotel è solo l’ultima opera d’arte di Banksy nei territori palestinesi occupati. Lasciò il suo primo segno sul muro nel 2005, quando dipinse nove scene che raffigurano un trompe l’oeil in cui cieli blu e un verde paesaggio sfuggono alla polvere e al cemento. Dieci anni dopo Banksy entrò di nascosto anche nella Striscia di Gaza, in seguito all’Operazione Protective Edge di Israele che distrusse e devastò il territorio, lasciando sulla sua scia un numero di oltre 1.500 vittime civili palestinesi. In quest’ultimo viaggio, Banksy dipinse murali tra le infrastrutture rase al suolo e fece un video satirico di due minuti che pubblicizzava Gaza come una destinazione di viaggio unica, puntando l’attenzione sull’assedio e la violenza di Israele verso la prigione a cielo aperto.  

Sebbene il nuovo hotel di Banksy si sia attirato molti elogi da parte della comunità internazionale per la sua iniziativa di voler attirare turisti in Cisgiordania ed educarli tramite lo spazio usato come mezzo e oggetto d’arte, vorrei andare contro corrente e offrire la mia modesta opinione sulla classica, quasi masturbatoria, natura del turismo e dell’arte di guerra, e la loro sorprendente prevalenza nella Questione Palestinese.

Questa trovata artistica capitalizza su una occupazione di un popolo che è stata fondata e si è mantenuta con la violenza; la violenza è così le sue fondamenta. La sofferenza palestinese diventa una mostra per una classe molto particolare di turisti in grado di entrare in Cisgiordania – tanto per cominciare – che in sostanza riproduce nel paesaggio l’immagine della lotta e le ruba completamente la sua capacità di parlare per se stessa. Normalizza la sua immagine pubblica e la rende pornografica, educativa, divertente ed eccessiva. L’iniziativa si nutre della costante presenza di tale violenza, e quindi, tramite l’affermazione artistica, le assicura eternità. La mostra dipende dal mantenimento dell’apartheid, di fatto fa il tifo per il suo prolungamento, la permanente esistenza. L’hotel implora la presenza del muro.

 

FOTO – Guest room in the Walled Off Hotel. (Photo: The Walled Off Hotel)

 

Mentre l’hotel è oliato con commenti politici per la vista grottesca sul muro, l’estetica militarizzata e le opere d’arte di denuncia, non riesce a fare una qualsiasi dichiarazione politica ufficiale che riconosca la corrente perpetua di pulizia etnica che si manifesta con l’occupazione illegale, l’apartheid israeliana, la continua demolizione e annessione di terra palestinese.

In una dichiarazione, o liberatoria, posta all’ingresso del museo all’interno dell’hotel, Banksy scrive: 

“Ce l’hai fatta! Benvenuto in Cisgiordania – un luogo ricco di storia e di conflitti. Ora potrebbe sembrare un buon momento per scegliere da che parte stare – tranne non farlo. Il muro è una menzogna. Si spaccia l’idea che qui vi è una semplice divisione tra le persone, ma non c’è. La maggior parte dei palestinesi vive in grande svantaggio a causa dei suoi vicini. Molti israeliani si oppongono alle crudeltà inflitte dal muro, ma altri israeliani hanno una profonda paura per la propria sicurezza. Questa mostra esamina il muro da molti punti di vista e quindi contiene materiale che alcune persone potrebbero trovare sconvolgente”.

Non solo il linguaggio di Banksy mina la lotta palestinese e la riduce a un semplice “svantaggio” rispetto agli israeliani, ma incoraggia anche questo falso silenzio non-partisan quando si tratta della Questione Palestinese, con un’ingiusta depoliticizzazione e fuorviando i suoi ospiti perché assumano questa pseudo-neutralità ed un effettivo schierarsi con l’oppressore. Incoraggia un velato atteggiamento di perdono verso ciò che è, infatti non si tratta di “una semplice divisione tra le persone”, come scrive Banksy. Invece è semplice e presente e materiale.

Contrariamente alla dichiarazione di Banksy, questa “semplice divisione” non è una “menzogna”, ma un molto materiale illegale muro di separazione, progettato e costruito per raggiungere una lunghezza di 708 km, con il 62 % già eretto, che isola e annette gran parte della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. La mancanza di un commento politico di Banksy è già una dichiarazione, uno sfruttamento audace della sofferenza palestinese che riesce a negare e a vendere come forma d’arte.

I consumatori di un tale prodotto sono quelli in grado di entrare nel territorio, un proprio procedimento discriminatorio. Banksy non fa menzione della popolazione di profughi palestinesi nella diaspora che non potrà mai visitare il suo albergo, lo promuovere allo scopo di raggiungere solo coloro che possono viaggiare per vedere la mostra.

Nella sezione FAQ del sito di Banksy per l’hotel, ci sono le seguenti risposte alle domande più frequenti:

 Ho bisogno di un visto?

“Per entrare in Israele come turisti non è necessario un visto e si può rimanere per un massimo di 3 mesi. I visitatori che entrano via aeroporto di Tel Aviv sono forniti di una scheda di ingresso nel passaporto. Quindi, a differenza della gente del posto, ti verrà permesso di viaggiare dove vuoi.

La sicurezza dell’aeroporto di Tel Aviv, tuttavia, è leggendaria. C’è da aspettarsi che chiedano lo scopo del tuo soggiorno e se intendi fare un viaggio in Cisgiordania. Se risponderai ‘sì’ potresti essere trattenuto per qualche tempo, per questo molti visitatori scelgono di non rivelare che una singola parte della loro vacanza.”

Sarebbe stato produttivo e cruciale per Banksy, per adempiere la sua missione educativa, fare menzione dei milioni di palestinesi nella diaspora, nell’impossibilità per loro di tornare in patria. Questo esperimento monumentale con un sito intriso di storia biblica e contemporanea in divenire congeda la realtà del vivere oggi in tali circostanze. In un commento sulla geografia, si risponde a un’altra domanda sulla pagina:

 

Perchè aprire un hotel lì? Cosa c’è di sbagliato con Shoreditch?

 

“Questo luogo è il centro dell’universo – ogni volta che Dio viene sulla terra sembra che accada qui vicino. L’architettura e il paesaggio sono mozzafiato, il cibo delizioso e l’attuale situazione notevole e toccante. Questo è un luogo di grande significato spirituale e politico – e dai molto buoni falafel. Garantiamo che non rimarrete delusi *.

** Realtà non giuridicamente vincolante ”

L’hotel di Banksy è una forma di gentrificazione che sfrutta la sofferenza palestinese e impone uno “spazio d’arte” che prospera realizzando nel viaggio un esempio di pura fantasia, allo scopo di documentare zone di guerra come divertimento educativo e storico in cui tutto ciò, in realtà, è molto presente e accade in tempo reale. Come al solito, ai palestinesi è ancora una volta negato il mandato di parlare della propria sofferenza. Vi è una nozione orientalista in questa negazione. E, visitare il sito le dà una sorta di ringiovanimento, rigenerazione.

 Concludo con un verso di Mahmoud Darwish dalla sua amata poesia, “Passaporto.”

Scrive: “La mia ferita hanno aperto e ne hanno fatto un museo per turisti.”
 

traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: http://mondoweiss.net/2017/03/banksys-walled-gentrification/

 

‘Un martire della penna delle armi’: le forze di occupazione israeliane uccidono Basil Al-Araj

 

Il 6 marzo, durante un raid avvenuto poco prima dell’alba in un’abitazione in Cisgiordania, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso il noto attivista e leader del movimento giovanile palestinese Basil Al-Araj, 31 anni, originario del villaggio di Alwalaja, dopo una sparatoria durata circa due ore.

Secondo fonti di informazione locali, Al-Araj si è battuto contro i soldati e ha risposto al fuoco per due ore, prima di essere ucciso.

La casa degli Al-Araj era stata oggetto di numerose incursioni da parte delle forze israeliane, ma i suoi familiari non conoscevano il suo attuale indirizzo, fino al momento della morte.

 

Al-Araj era uno dei sei giovani palestinesi rilasciati dalle carceri dell’ANP dopo 6 mesi di prigionia, in seguito a uno sciopero della fame.

I cinque compagni di cella erano stati arrestati nuovamente da Israele dopo il rilascio, nel dicembre del 2016, ma Al-Araj era latitante e le forze di polizia lo stavano cercando.

Al-Araj era attivo su più fronti, tra cui quello della ricerca nella storia orale della Palestina: era stato in prima linea nelle proteste contro la segregazione razziale insita nella politica dei trasporti in Cisgiordania ed era costantemente impegnato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla storia della Palestina e dei suoi villaggi, oltre che sui crimini legati all’occupazione israeliana.

 

Uno dei suoi motti era: “Gli intellettuali devono essere impegnati, o il loro lavoro non ha alcun valore.”

All’annuncio dell’uccisione di Basil Al-Araj, un’ondata di rabbia si è subito diffusa sui social media: i palestinesi lo hanno descritto come un vero eroe e un intellettuale autentico, che ha pagato con la vita la scelta di non rinunciare a ciò in cui credeva; un uomo capace di usare la penna e le armi per liberare la Palestina.
Trad. Romana Rubeo – Invictapalestina. Org
Fonte: PalestineChronicle.com

Le intenzioni politiche di Banksy

banksy
Foto Activestills.org

4 marzo 2017

Per quelli che fanno domande circa le intenzioni politiche di Banksy che stanno dietro l’hotel si prega di leggere la dichiarazione che si trova all’ingresso del museo del Muro, all’interno dell’hotel.

Così vengono per capire, ma “non scegliere da che parte stare”, e i palestinesi vivono in “grande svantaggio”!!?

Nessuna occupazione pare. Si fa in Cisgiordania, ma non si dice ‘Palestina’. Se molti israeliani sono “contrari alle crudeltà create dal muro” allora perché esiste?

E l’occupazione? gli israeliani temono per la loro sicurezza: e per quanto riguarda il senso di sicurezza palestinese?

Come parte della dichiarazione, c’è scritto che l’hotel è “aperto agli israeliani” in quanto si trova in zona C… – Grande! – gli israeliani che occupano già una gran parte di Betlemme, attraverso gli insediamenti, i check point e il muro, possono anche venire a godersi il piccolo spazio che viene lasciato per la gente di Betlemme.

I palestinesi sono felici di questo? I palestinesi bloccati nella Striscia di Gaza e i profughi possono esservi ospitati e godere della vasca con idromassaggio della suite presidenziale? Il muro non è una bugia e il suo non è uno scherzo.

Cosa i palestinesi pensano di questa iniziativa è assente dal discorso dei media, ma hey! Elton John canta per “unire le persone”. Ah! solo per i prescelti, su invito, e per i ‘locali’ che hanno contribuito all’hotel.

Fonte:https://www.facebook.com/anne.paq.7?lst=100001375710558%3A100007678813387%3A1488701996

 

Il nuovo albergo a Betlemme firmato da Banksy. Con vista sul muro

C’è un nuovo albergo a Betlemme, The Walled Off Hotel, l’ultima ‘creazione’ del misterioso artista britannico Banksy. Il suo coinvolgimento salta agli occhi immediatamente guardando i murales dipinti nelle stanze, quella street art che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

E non manca la sua consueta ironia, come quando scherza sulla “peggiore vista al mondo” che si ha dall’albergo, costruito accanto al contestato muro di divisione tra Israele e Territori palestinesi.

Non una performance artistica ma un vero e proprio business

Non si tratta di una performance artistica sui generis ma di un vero e proprio business: l’albergo, già presentato alla stampa, l’11 marzo aprirà al pubblico, mettendo sul mercato le sue 9 stanze più la suite.

Banksy non è nuovo a Betlemme: l’aveva frequentata già nel 2005 e nel 2007, dipingendo alcune delle sue opere più note sul muro di divisione tra Israele e Territori palestinesi. Tanto da diventare un’attrazione internazionale per i turisti che si recano a visitare la città della natività.

Aiutare il dialogo tra israeliani e palestinesi

Anche questa volta, l’artista vuole cercare di aiutare il dialogo tra le due popolazioni. In particolare, l’obiettivo è richiamare in città i giovani israeliani, dando loro la possibilità di gettare un occhio su una realtà a loro pressoché sconosciuta. Per ovviare al divieto che gli impedisce di recarsi nella città palestinese, l’hotel è situato nella zona sotto il controllo israeliano, accanto alla controversa barriera. E negli spazi comuni verranno anche organizzate delle mostre di artisti palestinesi, un modo per far conoscere la cultura ma anche dare loro la possibilità di far circolare le opere.

http://www.agi.it/estero/2017/03/03/news/il_nuovo_albergo_a_betlemme_firmato_da_banksy_con_vista_sul_muro-1546583/

 

 

 

trad. Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org