Nessuno Stato ha il “diritto” di esistere, men che meno uno Stato di Apartheid e Genocida come Israele.

Dopo che i Verdi hanno approvato una mozione che dichiara “il Sionismo è Razzismo”, improvvisamente tutti i giornalisti dell’apparato mediatico fanno finta di niente sulle questioni più elementari del Diritto Internazionale.

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Di Jonathan Cook – 12 ottobre 2026

Israele non ha il diritto di esistere. Questa è la posizione del Diritto Internazionale. Non ha nulla a che vedere con l’odio per Israele o l’antisemitismo.

In realtà, nessuno Stato, nessuno, ha il “diritto” di esistere, compresi gli Stati che si affannano a esaltare le proprie credenziali democratiche.

Se il Regno Unito avesse il “diritto” di esistere, ad esempio, significherebbe che alla Scozia non potrebbe essere permesso di votare per l’indipendenza. Perché? Perché un voto del genere disgregherebbe il Regno Unito. Sarebbe una violazione del presunto “diritto” del Regno Unito di esistere come Regno Unito.

Ed è proprio per questo che il Regno Unito non ha il “diritto” di esistere.

I popoli hanno il diritto di esistere. Quando questo diritto viene abusato, si configurano invariabilmente gravissime violazioni del Diritto Internazionale, spesso attraverso crimini come l’Apartheid, la Pulizia Etnica o il Genocidio.

Gli Stati, al contrario, non hanno un “diritto” ad esistere. Semplicemente esistono di fatto, finché improvvisamente non cessano di esistere. Come il Sudafrica dell’Apartheid. Come la Rhodesia. Come la Cecoslovacchia. Come la Jugoslavia. Come la Germania Nazista.

È talmente ovvio che non dovrebbe nemmeno essere necessario specificarlo.

Se gli Stati avessero un “diritto” ad esistere, fattori del tutto arbitrari come i loro confini, la composizione demografica e le istituzioni politiche sarebbero sacrosanti. Inviolabili. Sarebbe impossibile per le minoranze secedere, per i territori essere trasferiti, per le strutture dell’Apartheid essere rovesciate. Qualsiasi cambiamento di questo tipo costituirebbe una violazione del “diritto all’esistenza” dello Stato così com’è.

Eppure, ogni singolo giornalista impiegato da un organo di stampa tradizionale fa improvvisamente finta di niente su questa questione elementare. Sono stati tutti improvvisamente sottoposti a una lobotomia collettiva. Insistono sul fatto che Israele debba essere l’eccezione alla regola secondo cui nessuno Stato ha il “diritto” di esistere.

Guardate, ad esempio, Nick Robinson della BBC che rimprovera il leader del Partito dei Verdi, Zack Polanski, per essersi rifiutato di affermare il “diritto di esistere” di Israele. Polanski sostiene, giustamente, che israeliani e palestinesi hanno il diritto di vivere in condizioni di uguaglianza.

Stupidità incendiaria

Perché tutta questa stupidità incendiaria da parte dei nostri giornalisti, che si suppone siano i più brillanti e capaci?

La loro ottusità non è casuale.

Una mozione del Partito dei Verdi della scorsa settimana ha stabilito che il Sionismo, l’ideologia che ha creato e sostiene Israele, è Razzismo. Ciò ha portato un’attenzione molto indesiderata sulla questione di che tipo di Stato sia Israele.

Non è vergognoso che il Partito dei Verdi abbia adottato una mozione che equipara il Sionismo al Razzismo durante la sua conferenza annuale del partito, lo scorso fine settimana.

Ma ciò su cui Robinson e il resto dei media insistono è un’eccezione unica per Israele. Sostengono che Israele abbia un diritto eccezionale, un diritto di cui nessun altro Stato gode, ad esistere così com’è e in perpetuo.

L’implicazione, quella che vogliono far intuire senza che debbano esplicitarla, è che qualsiasi tentativo di porre fine a Israele come Stato Razzista e di riformarlo in una democrazia in cui israeliani e palestinesi abbiano pari diritti, costituisce una violazione del suo presunto “diritto all’esistenza”.

Vogliono anche far credere che chiunque neghi il “diritto di esistere” di Israele stia invocando lo Sterminio di Massa, il Genocidio, degli ebrei israeliani, e forse di tutti gli ebrei.

Secondo loro, tra coloro che invocano lo Sterminio degli ebrei figurano Zack Polanski, il leader ebreo dei Verdi, e Stephen Kapos, un anziano sopravvissuto all’Olocausto e uno dei promotori della mozione.

Ciò che questi giornalisti stanno facendo non ha nulla a che vedere con la protezione della popolazione ebraica che vive in Israele. Si tratta di consolidare uno Stato fortemente militarizzato che soggioga i palestinesi, sia nei Territori Occupati che all’interno di Israele stesso, che si rifiuta di definire i propri confini, che è stato giudicato Colpevole di Apartheid dalla più alta corte del mondo e che sta perpetrando un Genocidio a Gaza, secondo il consenso unanime di autorità legali e per i diritti umani, nonché di studiosi del Genocidio.

Se il Sudafrica dell’Apartheid non aveva il “diritto” di esistere, neanche Israele ha il “diritto” di esistere. I suoi crimini sono di gran lunga più gravi di quelli del Sudafrica dell’Apartheid, come osservò in modo emblematico il compianto arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace, dopo aver viaggiato nei Territori Occupati, e lo fece molto prima che Israele iniziasse a perpetrare il Genocidio a Gaza.

Come quell’altro famoso Stato di Apartheid, Israele deve essere ricostituito come una democrazia affinché non rappresenti più un pericolo per il popolo palestinese che ha espropriato, oppresso e ora genocidato per decenni.

‘Stato di Gaza’

Ogni volta che espongo questa tesi sui social media, gli apologeti di Israele esclamano eccitati che sono caduto nella mia stessa trappola. Se Israele non ha diritto di esistere, blaterano, allora nemmeno uno Stato Palestinese deve avere diritto di esistere.

Sì, avete capito bene. Ripeto: nessuno Stato ha il “diritto” di esistere.

E questo potrebbe rivelarsi un’ottima cosa per il popolo palestinese.

Immaginate che il Consiglio per la Pace di Donald Trump decida di ricostruire la piccola enclave di Gaza secondo il suo piano dichiarato: come un complesso residenziale di lusso tipo Mar-a-Lago sul Mediterraneo, dove i palestinesi vivono di fatto come lavoratori ospiti, al servizio dei ricchi arabi del Golfo con ristoranti, centri dati per l’Intelligenza Artificiale, casinò e bordelli. Trump potrebbe decidere di chiamare questo manicomio Stato di Gaza.

E immaginiamo che, sotto l’intensa pressione internazionale, Israele permetta finalmente ai restanti lembi di territorio della Cisgiordania non colonizzati con insediamenti illegali di tenere elezioni strettamente regolamentate da ufficiali militari israeliani. Il governo frammentato della Cisgiordania non ha alcun controllo sui propri confini o sul proprio spazio aereo, non ha contiguità territoriale, non ha un esercito, è separato da Gaza e Gerusalemme Est e non ha accesso al mondo esterno senza il permesso di Israele. Israele decide di chiamare questo inferno Stato di Palestina.

Questo “Stato di Gaza” ha il “diritto” di esistere? Anche lo “Stato di Palestina” ha il “diritto” di esistere?

Qualsiasi lotta dei palestinesi che vivono lì per esercitare un controllo reale su uno di questi Stati e riformarli violerebbe il “diritto all’esistenza” di tali Stati?

Per il bene del popolo palestinese, speriamo di no.

Ma questo è proprio l’argomento che viene avanzato dagli apologeti di Israele. Se l’attuale Stato di Israele ha un sacrosanto “diritto di esistere” così com’è, allora qualsiasi ipotetico Stato che Trump imponga al popolo palestinese, a qualunque condizione, godrebbe di un analogo “diritto di esistere”.

Dignità e sicurezza

L’errore che si commette qui è quello di associare lo Stato, così come esiste, al popolo che dovrebbe rappresentare.

Gli israeliani hanno il diritto di esistere, hanno il diritto di non essere oppressi, sottoposti a Pulizia Etnica o Genocidio, e lo Stato che li rappresenta è legittimo finché il suo ruolo è quello di proteggerli da questo tipo di minacce. Finché garantisce loro un certo grado di dignità e sicurezza.

Ma gli israeliani perdono il diritto di mantenere il loro Stato così com’è se questo Stato viene utilizzato per opprimere, praticare la Pulizia Etnica o Genocidiare un altro popolo, come i palestinesi. In tal caso, diventa uno Stato illegittimo, proprio come il Sudafrica dell’Apartheid o la Germania Nazista. Deve essere ricostituito in modo da riconquistare la sua legittimità.

Questo non significa “prendere di mira” Israele.

I palestinesi non hanno mai avuto uno Stato moderno. Hanno vissuto sotto diversi occupanti, tra cui gli Ottomani, gli Inglesi e Israele. Sono stati completamente esclusi dal processo di decolonizzazione successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Non si può giudicare se abbiano uno Stato legittimo o illegittimo perché non ne hanno uno. Hanno bisogno di uno Stato proprio per proteggersi dall’oppressione, dalla Pulizia Etnica e dal Genocidio perpetrati dallo Stato che rappresenta gli israeliani.

I gruppi armati a Gaza non sono uno Stato, e non lo sono nemmeno i cosiddetti “moderati” in Cisgiordania. Non sono nemmeno dei veri e propri governi. Sono traditori o movimenti di Resistenza che lottano per la liberazione del loro popolo, un diritto riconosciuto al popolo palestinese dal Diritto Internazionale. I palestinesi lottano per avere uno Stato che li rappresenti, per rimuovere un occupante che li maltratta e li uccide.

Questa rappresentanza potrebbe concretizzarsi attraverso uno Stato Palestinese, oppure attraverso uno Stato confederale o unitario in cui israeliani e palestinesi godano di pari diritti.

Nemmeno quello Stato avrà il diritto di esistere. Dovrà guadagnarsi un posto nei cuori di israeliani e palestinesi proteggendo la loro dignità e sicurezza collettiva meglio di qualsiasi altro assetto.

Questa è una lezione che faremmo tutti bene a ricordare mentre riflettiamo se gli Stati che affermano di rappresentarci lo facciano davvero.

– Jonathan Cook è il vincitore del Premio Speciale Martha Gellhorn per il giornalismo. I suoi libri includono “Israele e lo Scontro di Civiltà: Iraq, Iran e il Piano per Ricostruire il Medio Oriente” (Pluto Press) e “Palestina Scomparsa: Gli Esperimenti di Israele Nella Disperazione Umana” (Zed Books).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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