La detenzione israeliana di minori palestinesi: uno spettacolo dell’orrore

Alcuni scorci di ciò che traspare nella camera di tortura dovrebbero essere sufficienti per confermare l’esecrabile maltrattamento dei palestinesi da parte di Israele.

Fonte: English version

Di Michelle Weinroth – 13 ottobre 2022 Immagine di copertina: Fawzi al-Juneidi in arresto. Foto scattata dal fotografo palestinese Wisam Hashlamoun, dicembre 2017.

Voglio che guardiate questa immagine. No, per favore non distogliete lo sguardo. Guardatela attentamente. Al di là dell’accozzaglia di pesanti figure militari, armate fino ai denti con le loro mitragliatrici, una premuta minacciosamente contro i fianchi del ragazzo, vedete quello vedo io? Ovviamente, uno scioccante abuso di potere: una folla di soldati, pronta a uccidere, se non aggredire, un bambino vulnerabile. Ma continuate a guardare. Il diavolo è nei dettagli. La postura del corpo del giovane dice molto. Il suo collo è teso, la testa inclinata all’indietro sotto costrizione; la spalla e la maglietta vengono tirate in modo che il colletto stringa il collo sotto il pomo d’Adamo. Spinto dalla forza dei corpi che lo premono da dietro, sembra barcollare. Bendato. Barcollante. La guancia e il mento insanguinati preannunciano il seguito. Verrà condotto sotto la minaccia delle armi verso una destinazione infernale: uno dei centri di detenzione israeliani per giovani palestinesi; e sarà sottoposto a torture e interrogatori spietati.

Il ragazzo nella foto, il sedicenne Fawzi al-Juneidi, è stato effettivamente arrestato nella città di Hebron in Cisgiordania nel dicembre 2017. È stato picchiato dai soldati durante il suo arresto e rilasciato su cauzione 20 giorni dopo. L’esercito israeliano esegue regolarmente questa sistematica pratica punitiva, che in genere comporta abusi indicibili. Le prove raccolte da una serie di ONG e organizzazioni per i diritti umani, come l’organizzazione israeliana HaMoked, lo dimostrano.

Bendati e ammanettati

Nel seguire l’arresto di bambini palestinesi da parte di Israele, dal momento in cui questi (spesso) giovani adolescenti vengono prelevati dalle loro case al momento in cui arrivano in una struttura per gli interrogatori, HaMoked rileva uno schema ricorrente. I giovani detenuti sono generalmente bendati e ammanettati, “di solito con le mani dolorosamente bloccate dietro la schiena”, e vengono portati su un veicolo militare. Nel riferire HaMoked osserva: “Durante la corsa, vengono spesso picchiati, umiliati e ingiuriati dai soldati”. I giovani vengono percossi con i calci dei fucili, calci e pugni. Le lesioni hanno incluso la rottura della mascella di un adolescente con l’uso del calcio di un fucile.

Alcuni scorci di ciò che traspare nella camera di tortura dovrebbero essere sufficienti per confermare l’esecrabile maltrattamento dei palestinesi da parte di Israele. Il livello di crudeltà a cui sono scese le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e il suo intero apparato penale dovrebbero scioccare i canadesi, tutti i canadesi. Infatti, la regolarità del maltrattamento dei bambini palestinesi da parte dell’IDF e la natura sistemica di tale abuso dovrebbero causare orrore e angoscia diffusi nello stesso modo in cui la scoperta di fosse comuni di bambini delle scuole residenziali ha fatto inorridire e disgustato l’opinione pubblica mondiale.

La cosa più inquietante è la natura sistematica e premeditata della violenza contro i minori. L’arresto e la detenzione di giovani adolescenti nella Palestina occupata non sono casuali; è una pratica statale normalizzata e di lunga data, applicata dal personale dell’intero apparato burocratico militare, addestrato a infliggere sofferenze a giovani vulnerabili. L’ipocrisia di un esercito che si considera il più morale del mondo mentre mutila, ferisce e umilia intenzionalmente i bambini palestinesi è incredibile. La ragione stenta a dare un senso a tutto questo.

Alcuni hanno concluso che gli atti di odio e la violenza fisica inflitti dai militari israeliani ai bambini palestinesi sono il risultato di un intenso indottrinamento. Il sistema educativo israeliano instilla nella sua popolazione il mito razzista che tutti i palestinesi (compresi i bambini) sono terroristi, meritevoli di punizioni, umiliazioni, incarceramento, negligenza medica, fame, ecc. Con questa psicosi ideologica, il torturatore dell’IDF (in collusione con un apparato di amministratori, compreso il personale medico) si libera la coscienza giustificando il commettere atti di abuso in nome dell’eliminazione della forza minacciosa che vede incarnata nel bambino.

Il 30 settembre 2022, Giornata Nazionale Canadese per la Verità e la Riconciliazione, sono state ascoltate le testimonianze dei sopravvissuti alle scuole residenziali, ricordando pubblicamente il tormento dei loro primi anni e rivendicando la loro umanità contro i terribili abusi subiti per mano delle chiese cristiane. Nel 2022, i canadesi non nativi hanno finalmente riconosciuto la violenza del loro Stato coloniale, che ha lacerato e umiliato i popoli delle Prime Nazioni per oltre due secoli. Con questo riconoscimento pubblico, è necessario che questi stessi canadesi traggano le conclusioni, per vedere che un processo comparabile (sebbene non identico) di colonialismo dei coloni che attualmente affligge la Palestina è assolutamente inconcepibile ed ugualmente riprovevole.

Per essere chiari, il colonialismo dei coloni non è specifico di uno Stato-Nazione. In quanto flagello politico, segna lo sviluppo interconnesso degli Stati-Nazione nel 19° secolo in tutto il mondo. Per cui anche la sua eliminazione deve quindi essere globale. Infatti, se la libertà, il riconoscimento e il risarcimento devono essere concessi ai sopravvissuti delle Prime Nazioni del 20° secolo, lo stesso deve essere concesso ai bambini palestinesi del 21° secolo e alle loro famiglie. A tal fine, i sistemi di razzismo e i loro amministratori ovunque devono essere denunciati e ritenuti responsabili.

Tale attività politica è già in corso. Le organizzazioni in tutto il Nord America agiscono come tribune della giustizia sociale. Le mozioni parlamentari hanno invitato il governo canadese a difendere i diritti dei minori palestinesi di fronte alle violazioni di Israele. Il caso eclatante dell’incarcerato Ahmad Manasra, arrestato con false accuse all’età di tredici anni, condannato a nove anni e mezzo, e ora detenuto per mesi in isolamento, è rappresentativo di questo sforzo collettivo. Con il clamore rapidamente crescente attorno a questo terribile caso, c’è la speranza che il Canada venga spinto a chiedere la fine dell’aggressione atroce di Israele ai bambini della Palestina, un crimine contro l’umanità che ricorda fin troppo i mali inflitti alle popolazioni native di Turtle Island.

Michelle Weinroth è una scrittrice e insegnante che vive a Ottawa.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

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