Accordo Iran-Arabia Saudita: perché Israele vuole che le tensioni restino alte

I conflitti regionali vanno a vantaggio di Israele, aiutandolo a mantenere la superiorità strategica e vendere armi.

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Di Feras Abu Helal – 3 aprile 2023Immagine di copertina: Un grande striscione raffigurante il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Tel Aviv il 1° aprile 2023 (Reuters)

La maggior parte dei Paesi del mondo ha accolto con favore il recente accordo Iran-Arabia Saudita, in cui i rivali regionali hanno ripreso le relazioni diplomatiche, con la notevole eccezione di Israele, che è stato scosso dal riavvicinamento. Molti analisti se lo aspettavano, poiché i due Paesi sono stati a lungo rivali e Israele considera l’Iran una grave minaccia alla sua “sicurezza nazionale”.

Ma questo da solo non può spiegare la posizione israeliana, poiché Israele ha svolto un ruolo chiave in molti conflitti in Medio Oriente dal 1948, a volte per ragioni opportunistiche, a volte nel tentativo di indebolire gli Stati arabi alimentando i propri conflitti interni.

Nel 1956, Israele si accordò con la Gran Bretagna e la Francia per attaccare l’Egitto nella famigerata crisi di Suez. A quel tempo, l’Egitto appena decolonizzato non rappresentava una minaccia per Israele, ma Tel Aviv mirava a prendere il controllo di Gaza, indebolire il Presidente nazionalista egiziano Gamal Abdel Nasser e ottenere aiuto dalla Francia per il suo programma nucleare.

La partecipazione di Israele a questo assalto fu quindi un tentativo opportunistico di trarre vantaggio da un conflitto tra un nuovo Paese indipendente e due imperi in declino, piuttosto che un’azione difensiva contro qualsiasi minaccia reale dall’Egitto.

Nella Regione del Golfo, Israele ha mantenuto per anni buoni rapporti con lo Scià d’Iran, vedendo sia l’Unione Sovietica che il pan-arabismo come minacce. Ma dopo la rivoluzione iraniana del 1979, anche se la retorica negativa si è intensificata da entrambe le parti, Tel Aviv ha sostenuto Teheran con le armi durante la guerra Iran-Iraq.

Mentre costruiva l’unica potenza nucleare militare in Medio Oriente, Israele ha contemporaneamente creato conflitti e alimentato guerre nella regione, con l’obiettivo di impedire ad altri Paesi di mettersi al passo. Nel 1981, Israele ha attaccato un sito nucleare iracheno.

La lobby israeliana negli Stati Uniti ha svolto un ruolo nella decisione americana di invadere l’Iraq nel 2003 e ha lavorato per impedire un accordo nucleare tra l’Occidente e l’Iran. Israele è stato anche accusato di attacchi e operazioni di assassinio contro scienziati nucleari iraniani.

Per quanto riguarda l’Egitto, coinvolto in un conflitto con l’Etiopia per la costruzione della Grande Diga Rinascimentale Etiope, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso di sostenere l’Etiopia nello sviluppo delle sue risorse idriche migliorando i suoi sistemi agricoli.

Storia dell’intervento

Israele ha anche una lunga storia di interventi nelle guerre civili in Medio Oriente. Durante la Guerra Civile Libanese, l’invasione israeliana del 1982, con l’obiettivo dichiarato di prendere di mira l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, alimentò il conflitto, permettendo a una milizia libanese-cristiana di compiere il massacro di Sabra e Shatila, in cui furono uccise fino a 3.500 persone.

Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran Ali Shamkhani parla con il Ministro di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Arabia Saudita Musaad bin Mohammed Al Aiban durante un incontro a Pechino, Cina, il 10 marzo 2023 (Reuters)

Le armi israeliane sono confluite anche nel Sud Sudan, dove sono state utilizzate nella guerra civile che ha seguito l’indipendenza del Paese dal Sudan nel 2011. E in Iraq, Tel Aviv si è inserita nel conflitto tra i curdi e Baghdad, sostenendo la spinta indipendentista curda.

Il Medio Oriente è una regione tesa con conflitti prolungati, a causa della natura della creazione di nuovi Stati dopo il colonialismo. Ma Israele ha esacerbato questa situazione per diversi motivi.

Primo, Israele cerca di mantenere la superiorità strategica nella regione, e può farlo solo indebolendo altri Paesi. Questo può spiegare perché ha sostenuto l’Iran contro l’Iraq negli anni ’80 e perché Israele ha svolto un ruolo di basso profilo ma importante nel conflitto siriano, effettuando continui attacchi aerei contro obiettivi legati all’Iran in Siria fino ad oggi, incluso il bombardamento dei suoi principali aeroporti.Secondo, in quanto Stato imperiale, Israele mira a trarre vantaggio dalla vendita di armi e sa che più conflitti ci sono in Medio Oriente, più armi può vendere.

Terzo, Israele ha creato una narrativa in Occidente per affermare di essere l’unica democrazia del Medio Oriente, un Paese prospero e moderno nel mezzo di una giungla. Altri conflitti e guerre civili nella regione stanno a convalida di tale affermazione.

La posizione globalmente unica di Israele sul riavvicinamento Iran-Arabia Saudita non è sorprendente. Israele vuole che il conflitto tra Iran e Paesi arabi continui a indebolire entrambe le parti, mentre mantiene la propria superiorità, stringendo accordi di sicurezza con gli Emirati Arabi Uniti e contribuendo a contrastare la reciproca “minaccia iraniana”.

Oggi, con un governo di estrema destra al potere in Israele, tali politiche tossiche si espanderanno ben oltre l’Iran. Tra le continue provocazioni alla Moschea di Al-Aqsa, le tensioni con la Giordania potrebbero aumentare, soprattutto dopo che il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha recentemente parlato davanti a una mappa che annetteva la Giordania a Israele, affermando che i palestinesi non esistevano.

Israele ha motivi per preferire una regione tesa con conflitti infiniti; spetta ai Paesi arabi lavorare per un Medio Oriente più pacifico.

Feras Abu Helal è il caporedattore del sito web Arabi 21.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org