Il diritto all’autodifesa

Non agendo contro la punizione collettiva dei palestinesi da parte di Israele, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Unione Europea non rispettano un obbligo previsto dal diritto internazionale enunciato in una sentenza del 2004 della Corte Internazionale di Giustizia.

Fonte: English version

Di Craig Murray – 11 novembre 2023Immagine di copertina: La Corte Internazionale di Giustiza dell ‘Aia

Israele ha il diritto all’autodifesa, ma solo esattamente nello stesso modo in cui lo hanno gli altri Paesi. Infatti, l’unicità di Israele è che è l’unico Paese ad essere stato ritenuto dalla Corte Internazionale di Giustizia colpevole di aver abusato e superato il concetto di diritto all’autodifesa, nel trattamento dei palestinesi.

Nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia, in un parere consultivo all’Assemblea Generale dell’ONU, ha dichiarato illegale la costruzione da parte di Israele del Muro di Separazione, che è una parte fondamentale del Sistema di Apartheid israeliano. La Corte ha considerato l’argomentazione dell’autodifesa di Israele e ha stabilito che ciò non giustificava le numerose violazioni del diritto internazionale rappresentate dal Muro:

“Mentre Israele ha il diritto, anzi il dovere di rispondere ai numerosi e mortali atti di violenza diretti contro la sua popolazione civile, al fine di proteggere la vita dei suoi cittadini, le misure adottate sono tenute a rimanere conformi al diritto internazionale applicabile. Israele non può invocare il diritto all’autodifesa o lo stato di necessità per escludere l’illegittimità della costruzione del Muro. La Corte ritiene pertanto che la costruzione del Muro, e il regime ad essa associato, violino il diritto internazionale”.

Ne consegue che Israele non può usare l'”autodifesa” come pretesto per stracciare il diritto internazionale nell’attuale situazione in Palestina. L’uso della punizione collettiva contro una popolazione civile, anche attraverso la fame, la sete e la privazione di medicinali, i bombardamenti a tappeto, l’uso del fosforo bianco, gli attacchi alle strutture sanitarie e al personale medico, l’esecuzione di prigionieri, le azioni chiaramente genocide, nessuno di questi Crimini di Guerra è classificabile come “autodifesa”.

La cooperazione militare dei governi di Stati Uniti, Regno Unito e Australia, in un attacco che sanno essere impegnato nel commettere eclatanti Crimini di Guerra, espone anche i responsabili ad accuse di Crimini di Guerra per la loro complicità attiva e addirittura cospirazione.

Inoltre, esiste di fatto un dovere giuridico per gli Stati di agire contro Israele in considerazione del suo rifiuto di smantellare il Muro e il Sistema di Apartheid nei Territori Occupati, compresi i diffusi insediamenti criminali e il furto di terra che quel sistema incarna. Questa è la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sugli obblighi degli altri Stati:

“Dato il carattere e l’importanza dei diritti e degli obblighi in questione, la Corte è del parere che tutti gli Stati hanno l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale risultante dalla costruzione del Muro nei Territori Palestinesi Occupati, compreso all’interno e nei dintorni Gerusalemme Est. Hanno inoltre l’obbligo di non prestare aiuto o assistenza per mantenere la situazione creata da tale costruzione.

Spetta inoltre a tutti gli Stati, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, vigilare affinché sia eliminato qualsiasi ostacolo, derivante dalla costruzione del Muro, all’esercizio da parte del popolo palestinese del suo diritto all’autodeterminazione. Inoltre, tutti gli Stati parte della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione della popolazione civile in tempo di guerra del 12 agosto 1949 hanno l’obbligo, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, di garantire il rispetto da parte di Israele del diritto umanitario internazionale sancito da tale Convenzione”.

Leggete quel paragrafo con molta attenzione. Israele non ha intrapreso nessuna delle azioni specificate dalla Corte Internazionale di Giustizia e anzi ha costruito più insediamenti e imposto maggiori restrizioni. È assolutamente chiaro che il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Unione Europea non solo non adempiono al loro dovere nel diritto internazionale stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia, ma agiscono direttamente in modo opposto al loro obbligo nel diritto internazionale ai sensi della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia.

Il movimento BDS agisce esattamente in linea con gli obblighi stabiliti dalla Corte Internazionale di Giustizia, mentre gli Stati che tentano di bandire il movimento BDS agiscono proprio contro gli obblighi imposti loro dalla Corte Internazionale di Giustizia.

Infine, la sentenza deve implicare che i palestinesi abbiano effettivamente il diritto all’autodifesa. Perché non si può avere il “diritto all’autodeterminazione”, che la Corte riconosce, senza il diritto all’autodifesa. Perché è impossibile esercitare l’autodeterminazione se qualcun altro può rimuovere la tua integrità fisica a suo piacimento.

Tale diritto all’autodifesa deve necessariamente essere esercitato da chiunque abbia di fatto il controllo del territorio palestinese in quel momento.

 9 dicembre 2006: Contadini palestinesi aspettano di essere fatti rientrare attraverso il Muro dell’Apartheid nel loro villaggio in Cisgiordania dopo essere tornati nelle loro terre. (FREEPAL, Flickr, CC BY-NC-SA 2.0)

Sono in debito con un certo numero di funzionari e delegati nazionali delle Nazioni Unite a Ginevra per avermi sottolineato l’importanza della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 2004 nel contesto attuale.

Spero che vi aiuti a capire perché le bugie del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, del Primo Ministro britannico Rishi Sunak, del leader laburista britannico Keir Starmer, del Presidente francese Emmanuel Macron ecc. sono davvero bugie.

Oggetto di una “indagine antiterrorismo”, non ritengo attualmente sicuro per me tornare nel Regno Unito. Se l’indagine si riferisca al mio sostegno a WikiLeaks o al mio sostegno alla Palestina, o a entrambi, non lo so, poiché la polizia non ha detto perché sono indagato.

Onestamente credo che non sto combattendo per me stesso, ma contro l’autocrazia invadente nelle società occidentali. È per la libertà da uno Stato di Polizia sempre più presente e da una classe politica che cerca di imporre il monopolio dell’informazione al pubblico. La mia lotta può continuare solo con il sostegno finanziario degli straordinari lettori di questo blog, e di questo gliene sono grato.

Craig Murray è un autore, giornalista e attivista per i diritti umani. È stato ambasciatore britannico in Uzbekistan dall’agosto 2002 all’ottobre 2004 e rettore dell’Università di Dundee dal 2007 al 2010. La sua attività dipende interamente dal supporto dei lettori.

Traduzione di Beniamino Rocchetto -Invictapalestina.org