Qual è la parola Cristiana di fronte al Genocidio?”: il nuovo documento di Kairos Palestina chiede il ripudio del Sionismo

Ciò che sta accadendo in Palestina oggi è il vero volto dell’ideologia Sionista che sta trasformando l’esistenza palestinese in un inferno insopportabile”, dichiara il documento di Kairos Palestina, recentemente pubblicato, “Un momento di verità: la fede in tempo di Genocidio”.

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Di Jeff Wright – 20 dicembre 2025 

Il mese scorso, 300 persone, guidate dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese in Palestina, si sono riunite a Betlemme per lanciare il secondo Documento di Kairos Palestina: Un momento di verità: la fede in tempo di Genocidio. 140 palestinesi e 160 internazionali hanno trascorso la giornata analizzando le descrizioni teologiche e politiche delle condizioni che i palestinesi affrontano e rispondendo all’appello della chiesa locale alla Resistenza Palestinese e alla solidarietà Cristiana. La conferenza è stata organizzata da Kairos Palestina, il più grande movimento ecumenico nonviolento Cristiano palestinese per la libertà e la giustizia.

Mays Nassar, membro del personale di Kairos Palestina, ha presentato il documento di 14 pagine, affermando: “Con l’inizio della Guerra Genocida a Gaza e il peggioramento della realtà dell’Apartheid e della Pulizia Etnica in Cisgiordania, abbiamo raggiunto una svolta morale e teologica decisiva. I nostri cuori sono stati spinti a riflettere sul significato della fede in un momento di tale orrore. Ci siamo chiesti cosa dobbiamo dire ora al nostro popolo? Qual è la parola Cristiana di fronte al Genocidio?”

Kairos II non usa mezzi termini.

Nella prima parte del documento, “La realtà: Genocidio, Colonizzazione e Pulizia Etnica”, gli autori lamentano: “Alziamo questo grido dal cuore dell’assalto a Gaza, una guerra che ha lasciato dietro di sé centinaia di migliaia di martiri e feriti, e quasi due milioni di sfollati. Molti sono stati sepolti sotto le macerie, bruciati vivi, torturati a morte nelle prigioni o costretti a lasciare le proprie case più di una volta. Altri hanno sofferto la fame, presi di mira anche mentre correvano in cerca di cibo. Decine di migliaia di bambini sono stati uccisi nei modi più orribili. I settori sanitario, educativo, economico e ambientale di Gaza, di fatto, ogni componente della vita, sono stati distrutti”.

“Oggi viene svelato”, afferma il documento, “il vero volto dell’ideologia Sionista: un sistema che nel corso di decenni ha consolidato un Regime di Apartheid organizzato e sofisticato, supportato da tecnologie avanzate che esercitano un controllo totale su ogni aspetto della vita palestinese, frammentando il territorio, dividendo il suo popolo e trasformando l’esistenza palestinese in un inferno insopportabile”.

Il Genocidio è sia un processo cumulativo, secondo il documento, “iniziato nelle menti delle Potenze Coloniali d’insediamento europee quando negarono l’immagine di Dio negli altri e legittimarono la Morte, il Dominio e la Schiavitù”, sia un “peccato strutturale contro Dio, contro l’Umanità e contro il Creato”.

“Consideriamo lo Stato di Israele, fondato nel 1948”, sostiene Kairos II, “una continuazione di quella stessa Impresa Coloniale fondata sul Razzismo e sull’ideologia della Superiorità etnica o religiosa”.

Gli autori del documento affermano che “la Guerra Genocida ha messo a nudo l’ipocrisia del mondo occidentale, i suoi valori vuoti e le sue vane millanterie di impegno per i diritti umani e il diritto internazionale. In verità, il mondo occidentale ci ha sacrificati, rivelando Razzismo e doppi criteri nei confronti del nostro popolo”.

Passando alla realtà globale del Sionismo Cristiano, il documento descrive l’ideologia come una “teologia del Razzismo, del Colonialismo e della Supremazia etnica, una teologia che ha prodotto l’Apartheid, la Pulizia Etnica e il Genocidio dei popoli nativi”.

“Il Sionismo Cristiano invoca un dio tribale e Razzista della Guerra e della Pulizia Etnica, insegnamenti completamente estranei al nucleo della fede e dell’etica Cristiana”, continua Kairos II. “Il Sionismo Cristiano deve quindi essere chiamato per quello che è: una distorsione teologica e una corruzione morale”.

In quello che alcuni potrebbero considerare l’appello più controverso del documento, Kairos II insiste sulla necessità di porre fine al dialogo religioso e interreligioso con i Sionisti Cristiani.

“Dopo che tutti gli sforzi per invitare i Sionisti Cristiani a un autentico pentimento sono stati esauriti”, si legge in Kairos II, “la responsabilità morale, ecclesiale e teologica richiede che siano ritenuti responsabili e che la loro ideologia venga respinta e boicottata. È giunto il momento per le chiese del mondo di ripudiare la teologia Sionista e di dichiarare chiaramente la loro posizione sulla Palestina: questo è un caso di Colonialismo di Insediamento e di Pulizia Etnica di un popolo indigeno”.

Il documento prosegue descrivendo le azioni sempre più violente dei coloni: “In tutta la Cisgiordania Occupata devastano la terra, distruggono i raccolti, avvelenano o sequestrano le risorse idriche e attaccano i residenti, il tutto sotto la protezione, il sostegno e persino la partecipazione dell’esercito israeliano ad atti di violenza, uccisioni, demolizioni di case e sfollamenti forzati”.

Riguardo ai palestinesi che vivono all’interno dello Stato di Israele, il documento afferma: “Persistono palesi Razzismo e Discriminazione. Le comunità palestinesi subiscono intimidazioni, criminalizzazione della libertà di espressione e persecuzione di qualsiasi tentativo di difendere i diritti dei palestinesi, insieme alla deliberata negligenza da parte di Israele nei confronti della dilagante criminalità organizzata nelle città palestinesi. A coloro che furono sfollati all’interno di Israele nel 1948, le cui terre furono confiscate, viene ancora negato il diritto di tornare ai loro villaggi e ricostruire le loro case. Le comunità beduine rimangono vittime di sfollamenti sistematici e Pulizia Etnica”.

Il documento non esita a menzionare le difficili condizioni interne che si sono aggravate sempre di più a causa dei 77 anni di espropriazione e Occupazione da parte di Israele:

La divisione politica, la rivalità e l’esclusione si sono aggravate. La maggioranza dei palestinesi ha perso fiducia nella propria dirigenza politica. A seguito degli Accordi di Oslo e delle loro conseguenze, l’Autorità Nazionale Palestinese è rimasta intrappolata nel Servire gli interessi dell’Occupante.

I segnali di disordine sono diventati parte della nostra realtà, in gran parte a causa dell’assenza o della scarsa applicazione dello Stato di Diritto. Ciò ha portato a un aumento delle intimidazioni, dell’invasione territoriale, del tribalismo, del favoritismo e della corruzione nelle sue varie forme a scapito del bene comune, aggravando la frustrazione e la disperazione della gente. In mezzo alla vasta distruzione e al Genocidio a Gaza, atti di violenza, vendetta, caos e furti non hanno fatto che aumentare la sofferenza del popolo palestinese.

Il documento descrive anche una preoccupante realtà esterna.

Negli ultimi anni, la nostra Regione, il Medio Oriente, ha subito importanti trasformazioni politiche e regionali, plasmate da un piano deliberato per imporre il Dominio militare israeliano sull’intera area con il sostegno delle potenze occidentali, disegnando una nuova mappa politica e demografica. Sostenuto sistematicamente dai suoi alleati, Israele ha attaccato molti Paesi della Regione, violando la loro sovranità e quella dei loro popoli, violando il Diritto Internazionale e arroccandosi come uno Stato aggressivo e prepotente, come se fosse al di sopra di tutte le leggi e le convenzioni, spingendo la Regione e il mondo intero sull’orlo della catastrofe.

La seconda parte di Kairos II, “Un momento di verità per noi”, è incentrata sulla società palestinese. “Di fronte a questa dura realtà e in questo momento decisivo, innalziamo questo grido, prima di tutto a noi stessi, ai figli e alle figlie delle nostre chiese e congregazioni, e a tutto il nostro popolo in patria e nella Diaspora”.

Il documento chiede “una rivalutazione nazionale completa della nostra realtà per trarre insegnamenti e intuizioni che portino a una visione unitaria e collettiva e a una chiara strategia per l’azione futura all’interno di un legittimo quadro rappresentativo” e mette in guardia “contro l’attribuzione alla nostra lotta nazionale di un carattere religioso o la sua trasformazione in una questione religiosa che contrappone le religioni l’una all’altra”.

In una prosa quasi lirica, Kairos II si rivolge:

Alla donna palestinese, “la spina dorsale inflessibile, compagna di lotta, che tiene insieme casa, terra, memoria e futuro, tutto in una volta. Non può esserci vera liberazione senza la sua piena partecipazione a ogni livello del processo decisionale e della costruzione della nazione”.

Alla Chiesa palestinese: “Siamo figli e figlie della prima Chiesa, coloro che hanno coltivato questa terra, costruito le sue città e i suoi villaggi e bevuto le sue acque. Non viviamo ai margini di questa terra. Siamo intrecciati nel suo tessuto. Portiamo con noi la sua storia e la sua eredità. Il suo stesso suolo ci conosce come suoi. Molti imperi hanno dominato questa terra e sono scomparsi, sepolti nella polvere della storia, eppure le campane delle nostre chiese continuano a suonare, testimoniando la verità e proclamando la resurrezione ogni giorno”.

“Alla nostra gioventù”: “Voi siete la Chiesa vivente. Vediamo la vostra rabbia, il vostro dolore, la vostra paura. Vediamo anche la vostra forza. Non vi chiamiamo a un ingenuo ottimismo, ma a una speranza radicata nell’azione. Esprimetevi. Scrivete. Cantate. Create. Organizzatevi. Resistete con la vostra umanità in un mondo che cerca di privarvi di essa”.

“Alla nostra gente nella Diaspora”: “Potreste essere geograficamente lontani dalla Palestina, ma la Palestina vive dentro di voi. La vostra voce ha il potere di cambiare le realtà. Condividete la nostra sofferenza e le nostre storie di fermezza e successo. Non perderemo il nostro sogno di riunificazione, né abbandoneremo il nostro Diritto al Ritorno”.

Nella terza parte del documento, “Un appello al pentimento e all’azione”, gli autori rivolgono il loro appello alle persone di tutto il mondo.

Ai Cristiani: “lavorando insieme alle coalizioni religiose e laiche fate pressione sui vostri governi affinché isolino Israele, lo chiamino a rispondere delle sue azioni, insistete per il perseguimento dei Criminali di Guerra, chiunque essi siano, assicurate riparazioni al popolo palestinese, lavorate per l’immediato ritorno degli sfollati attraverso la ricostruzione di Gaza e il rafforzamento della fermezza del suo popolo.

Agli uomini di coscienza: “credenti in Dio di ogni fede e persone di convinzione, unitevi in ​​coalizioni che salvaguardino l’Umanità da un’ulteriore discesa nella realtà dell’ingiustizia, della Tirannia e del Dominio”.

“Chiediamo un movimento teologico globale costruito sui pilastri del Regno di Dio, un movimento che nasca dai contesti e dalle lotte dei popoli che soffrono a causa del Colonialismo, del Razzismo, dell’Apartheid e della povertà strutturale prodotta da sistemi economici e politici corrotti che servono gli interessi degli imperi mondiali”.

Alle voci ebraiche che si oppongono alla guerra e affrontano il Sionismo partendo da convinzioni morali, basate sulla fede e sull’Umanità: “Troviamo in voi alleati nella nostra comune umanità e nella lotta per la libertà e la dignità umana, alleati anche nel dialogo religioso e politico.

Rifiutando la confusione tra ebreo e Sionista, il documento traccia una netta distinzione. Dichiara: “Non tutti gli ebrei sono Sionisti e non tutti i Sionisti sono ebrei”.

Al centro dell’appello del documento a tutti c’è un forte appello alla solidarietà costosa, al rischio di sé stessi per il bene dell’altro. “Per sua stessa natura”, insiste il documento, “la vera solidarietà è costosa. Ha un prezzo. È una posizione basata sulla fede, un impegno umano e una responsabilità morale. La vera solidarietà è anche l’incarnazione della nostra comune umanità e fratellanza. O viviamo insieme, o moriamo insieme. Oggi è la Palestina. Domani saranno altri popoli emarginati e oppressi”.

L’ultima sezione, “Fede in un tempo di Genocidio”, è la più breve e offre una riaffermazione della salda fede dei Cristiani palestinesi e questa onesta valutazione delle possibilità di pace:

Parlare di una soluzione politica oggi è inutile se prima non ci impegniamo seriamente a riconoscere e correggere i torti del passato, a partire dal riconoscimento dell’ingiustizia storica commessa nei confronti dei palestinesi fin dall’ascesa del Movimento Sionista e dalla Dichiarazione Balfour. Qualsiasi vero inizio deve comportare lo smantellamento del Colonialismo d’Insediamento e del Sistema di Apartheid fondato sulla Supremazia ebraica. Ciò che serve è un’azione e una protezione internazionali. Soluzioni durature non si baseranno sulla logica della forza, ma sui fondamenti della giustizia, dell’uguaglianza e del diritto all’autodeterminazione. Nel suo discorso alla conferenza, la Dottoressa Muna Mushahwer, oftalmologa e membro del consiglio di amministrazione di Kairos Palestina, ha riconosciuto: “Sì, siamo arrabbiati, persino furiosi. Gesù stesso si arrabbiò al Tempio, come leggiamo in Matteo 21:12-13. Si arrabbiò perché la casa del Signore doveva essere una casa di preghiera, ma fu trasformata in una spelonca di ladri. Quanto pensate che sia arrabbiato ora che la terra del Signore è stata trasformata in un luogo di morte e desolazione? Ma da questa angoscia e da questo dolore nasce questo momento di verità per noi. Mentre scriviamo in Kairos II, innalziamo questo grido, un grido di fermezza”.

“La fede in tempo di Genocidio” sarà affiancata da confessioni Cristiane scritte in altri periodi di crisi, come la Dichiarazione di Barmen durante l’ascesa del Nazismo (1934), la Lettera di Martin Luther King dal carcere di Birmingham durante il Movimento per i Diritti Civili negli Stati Uniti (1963) e il Documento Kairos del Sudafrica durante la lotta per porre fine all’Apartheid in Sudafrica (1985).

Jeff Wright è un ministro ordinato della Chiesa Cristiana (Discepoli di Cristo).

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Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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