20-06-2025 – di: Tomaso Montanari da Volere la Luna
I genocidi cominciano con le parole. È dal 1843 che si dice che la Palestina fosse una «terra senza popolo». Oggi quella menzogna propagandistica rischia di avverarsi: distruggendo il popolo palestinese.
I genocidi cominciano con le parole. Smettendo di chiamare le cose con il loro nome: per esempio, smettendo di chiamare ‘umani’ i Palestinesi, e iniziando in ogni modo a degradarli fino a rendere accettabile l’idea di ucciderli tutti. I genocidi si possono fermare con le parole. Noi non abbiamo altra forza, se non quella delle parole. Noi siamo ai margini, siamo i senza potere: siamo i 50.000 sudari, e le luci di notte. Siamo qui, non nei palazzi romani: per ricordare incessantemente, a chi il potere ce l’ha, cosa dice la Costituzione, cosa dice la nostra comune umanità.
Se vogliamo che il nostro Governo, e i governi occidentali, ci ascoltino, e fermino lo Stato di Israele, allora dobbiamo chiamare genocidio il genocidio. Perché così diremo che i nostri ministri finiranno un giorno alla sbarra come complici, del genocidio, per la mancata prevenzione cui l’Italia era obbligata, in quanto alleato di Israele. E dobbiamo chiamare genocidio il genocidio anche per onorare i morti: uccisi anche in culla SOLO per il fatto di essere palestinesi.
Ma quando si usa questa parola, nel discorso pubblico italiano scatta una censura. E proprio qua, nei luoghi di uno dei più atroci eccidi nazisti, bisogna avere il coraggio di parlare chiaramente. Un’intera classe dirigente (giornalisti, politici, professori…) impedisce che si riferisca quella parola a Israele perché questo sarebbe ‘antisemita’ e offenderebbe i sopravvissuti all’Olocausto. È un argomento falso, e oscenamente strumentale.
Ci siamo educati a vicenda – per anni, ogni Giorno della Memoria – a ripetere “mai più”. Ci siamo detti che se Auschwitz fosse stato sotto gli occhi del mondo, il mondo sarebbe insorto. Ebbene, oggi accade di nuovo: davanti ai nostri occhi. Perché, come diceva Hannah Arendt, il male dell’Olocausto non fu assoluto e senza paragoni, ma invece fu banale, comune, ripetibile all’infinito: perché profondamente umano. Perché la disumanità sta nel cuore dell’uomo: e nessuno ne è immune per appartenenza nazionale.
Le dichiarazioni dei capi di Israele non lasciano dubbi. Il presidente Herzog, ha detto che «è un’intera nazione là fuori responsabile. Questa retorica sui civili non consapevoli, non coinvolti, non è assolutamente vera». Poco prima, il ministro della Difesa Gallant aveva giustificato la decisione di tagliare acqua, cibo, elettricità e benzina a Gaza, affermando che «stiamo combattendo con animali umani, e agiamo di conseguenza».
Accanto alle parole, così chiare nel loro atroce progetto di soluzione finale, ci sono i fatti. Dei 5 indicatori che prevede la Convenzione sul Genocidio del 1948, a Gaza ne ricorrono certamente 4. Cui si aggiunge la distruzione sistematica del patrimonio culturale: chiaro segno di volontà di sradicamento definitivo di un popolo dalla faccia della terra. Ebbene, Israele ha pianificato e sta compiendo un genocidio: lo ha detto anche la presidente della Società internazionale di studi sul genocidio. Contraddire la scienza è negazionismo, terrapiattismo morale.
Davvero possiamo pensare che nascondere questa terrificante evidenza oggettiva sia un modo di difendere la memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati dal nazismo? Chi può arrogarsi il diritto di parlare per loro? Israele non ha questo mandato storico e morale, e anzi con ciò che compie a Gaza oltraggia sanguinosamente la memoria delle vittime della Shoah. Meno ancora questo mandato ce l’hanno i poteri occidentali: che usano la Shoah per proteggere i propri interessi coloniali.
Pensiamo davvero di onorare le 1830 vittime del nazismo in questa terra, tacendo su quello che succede a Gaza? Pensiamo davvero di nascondere la verità, e peggio ancora di farlo in nome di chi entrò nelle camere a gas naziste? Pensiamo di onorare la nostra promessa di ‘mai più’ facendolo avvenire ancora?
Giuseppe Dossetti fondò la sua comunità accanto alle vittime del nazismo, perché per sempre si meditasse sulla Shoah. E prese casa a Gerico, per essere accanto al popolo palestinese: denunciando con forza i crimini di Israele. Due cose tra le quali non c’è contraddizione, ma perfetta coerenza. Siamo qua per ricordarlo. E anche per esercitare quella «resistenza individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione», che Dossetti avrebbe voluto mettere nella Costituzione stesso come «diritto e dovere di ogni cittadino».
Oggi il Governo italiano è di fatto complice del genocidio a Gaza, violando innumerevoli principi della sua, della nostra, Costituzione. Siamo qui per dirlo forte. Siamo qui per praticare il diritto e dovere di resistenza. Siamo qui per resistere per Gaza: e la nostra resistenza è la parola che dice la verità. La parola che dice lo scandalo indicibile: e cioè che il Governo italiano, continuando a vendere armi a Israele, è co-autore del genocidio.
Il sangue di Gaza ricade anche su di noi, cittadini liberi di una democrazia che può scegliere da che parte stare. Per questo non possiamo, non dobbiamo, tacere. In nome di tutte le vittime di ogni genocidio, in nome dei morti che giacciono sepolti in questa terra, vi scongiuriamo, signori del Governo italiano: fermate il genocidio del popolo palestinese – questo genocidio israeliano, europeo, occidentale. Fatelo ora, perché non c’è più tempo!
È l’intervento svolto in occasione della marcia da Marzabotto a Monte Sole per Gaza del 15 giugno

