L’indignazione per l’attacco iraniano all’Ospedale Soroka è in netto contrasto con il silenzio globale sulla decimazione del sistema sanitario di Gaza.
Fonte: English version
Di Ghada Majadli – 19 giugno 2025
Giovedì mattina, i missili iraniani hanno colpito l’Ospedale Soroka a Beersheba, scatenando espressioni di indignazione da parte dei funzionari israeliani.
Il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha paragonato il Regime iraniano a “Nazisti che lanciano missili contro ospedali, anziani e bambini”. Il Presidente Isaac Herzog ha evocato l’immagine di un neonato in terapia intensiva e di un medico che corre da un letto all’altro.
Il Ministro della Cultura Miki Zohar ha dichiarato sui social media che “solo la feccia della terra lancia missili contro bambini ricoverati e anziani nei loro letti di degenza”. Il presidente dell’associazione medica israeliana, Zion Hagay, ha condannato l’attacco come un Crimine di Guerra e ha esortato la comunità medica internazionale a condannarlo.
Questa condanna rapida e unanime da parte della domenica politica e medica israeliana sottolinea una sorprendente contraddizione: questi stessi attori non solo hanno ignorato, ma hanno apertamente giustificato la distruzione degli ospedali di Gaza negli ultimi due anni.
Dal 7 ottobre 2023, attacchi aerei e invasioni terrestri israeliani hanno decimato le infrastrutture sanitarie di Gaza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato circa 700 attacchi contro strutture sanitarie. I principali ospedali, tra cui l’al-Shifa, il Nasser e l’Ospedale Indonesiano, sono stati assediati, bombardati e demoliti.
I funzionari israeliani definiscono questi ospedali come obiettivi militari e “Scudi” di Hamas. L’al-Shifa, il più grande ospedale di Gaza, è stato posto sotto assedio e poi invaso, con l’attacco salutato dai media israeliani come una vittoria.
Nel frattempo, l’Associazione Medica Israeliana è rimasta in silenzio. In una delle sue rare dichiarazioni dopo un anno e mezzo di ripetuti e mirati attacchi israeliani contro ospedali e infrastrutture civili, l’associazione ha fatto eco alla narrativa dello Stato, affermando che le strutture sanitarie e il personale non devono essere presi di mira “a meno che non vengano utilizzati come base per attività terroristiche”.
INDIGNAZIONE MORALE SELETTIVA
Ciò che colpisce di più in questo momento è l’indignazione morale selettiva dei funzionari israeliani. Gli stessi ministri che hanno giustificato lo smantellamento sistematico del sistema sanitario di Gaza ora descrivono un attacco a un ospedale israeliano come una linea invalicabile, un Crimine di Guerra.
Le immagini sentimentali di Herzog di medici che corrono da un letto all’altro evocano la cruda realtà di Gaza, dove gli operatori sanitari sono stati colpiti e bombardati nelle sale operatorie, imprigionati o costretti ad abbandonare i loro pazienti sotto il fuoco nemico.
Le voci della medicina internazionale hanno assecondato il loro operato. Mentre molti medici e operatori sanitari hanno parlato, molti altri sono rimasti in silenzio, senza che venissero intraprese azioni concrete per ritenere Israele responsabile.
Sarebbe un errore considerare queste dichiarazioni ufficiali come distaccate dallo stato d’animo pubblico in Israele. La maggior parte degli israeliani ha difeso la distruzione delle infrastrutture sanitarie di Gaza. Il dibattito pubblico ha normalizzato l’idea che gli ospedali palestinesi siano obiettivi militari legittimi, arrivando persino a celebrarne la distruzione in alcuni casi.
Questa normalizzazione non è casuale. Fa parte di una più ampia Disumanizzazione dei palestinesi, dove persino un bambino sotto anestesia in una sala operatoria di Gaza non è visto come una vittima, ma come un danno collaterale o uno “Scudo”.
L’indignazione per Soroka rivela quindi una verità più profonda: agli occhi di molte istituzioni e del pubblico, alcune vite sono intrinsecamente più preziose di altre. Quando gli ospedali israeliani vengono colpiti, il mondo reagisce con empatia e urgenza. Quando gli ospedali palestinesi vengono demoliti, pazienti uccisi nei loro letti, medici arrestati a metà intervento, il mondo esita, razionalizza o rimane in silenzio.
Non si tratta semplicemente di un doppio criterio; riflette una radicata gerarchia di chi ha importanza per la propria sofferenza.
I dirigenti israeliani parlano oggi di limiti morali, di civili e bambini, di ospedali come santuari. Eppure, per quasi due anni, questi stessi valori sono stati sistematicamente violati a Gaza, senza quasi un sussurro di rammarico. Questa situazione rivela non solo ipocrisia, ma anche la cinica fiducia che deriva dall’impunità. Riflette come i confini del dolore e dell’indignazione israeliani siano tracciati in modo ristretto attorno alle vite degli ebrei israeliani, fondati sulla certezza che Israele non subirà conseguenze.
Questo momento mette alla prova il sistema internazionale. Mentre alcuni gruppi medici e umanitari hanno espresso preoccupazione, la maggior parte degli attori internazionali è rimasta in silenzio di fronte alla distruzione dell’intero sistema sanitario di Gaza.
Le riviste mediche, le associazioni internazionali e gli organismi delle Nazioni Unite risponderanno all’attacco a un ospedale israeliano con la stessa rapida condanna e le stesse azioni concrete che non hanno intrapreso quando gli ospedali di Gaza sono stati bombardati? Il mondo avrebbe dovuto agire quando la prima sala operatoria è stata colpita a Gaza. Non dovrebbe essere necessario che una struttura israeliana venga presa di mira per ricordare loro che gli ospedali sono pensati per essere spazi protetti.
Se un attacco a un ospedale rappresenta una linea invalicabile, questo deve valere per tutti gli ospedali, non solo per quelli che servono gli israeliani. Se il Diritto Internazionale ha un significato, deve proteggere tutti, applicando gli stessi criteri a ogni violazione. Qualsiasi forma di violazione non è solo ipocrisia, è Complicità.
Ghada Majadli è una ricercatrice e analista politica di Al-Shabaka. Ha conseguito un dottorato in diritti umani e giustizia di transizione presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Il suo lavoro si concentra principalmente sulla salute e i diritti umani dei palestinesi, con particolare attenzione al sistema multilivello di controllo e gestione della salute dei palestinesi da parte del Regime israeliano.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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