I comuni di Gaza, Khan Yunis e della Striscia di Gaza Centrale hanno avvertito di un imminente disastro sanitario e ambientale, tra cui la diffusionHe di gravi epidemie e malattie, dovuto all’accumulo di rifiuti, alla sospensione dei generatori di pompaggio dell’acqua e allo straripamento di acque reflue non trattate in strade, aree residenziali e rifugi.
Fonte: English version
Del Centro Palestinese per i Diritti Umani – 26 giugno 2025
Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) avverte dell’imminente collasso delle restanti strutture vitali operative nella Striscia di Gaza, in particolare i servizi sanitari e le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. Ciò avviene in un contesto di sistematica distruzione delle infrastrutture essenziali, compresi i settori energetico ed elettrico, e di rafforzamento dell’assedio sulla Striscia. Il PCHR sottolinea che l’oscuramento elettrico in corso da oltre 20 mesi e il continuo divieto di ingresso delle forniture di carburante necessarie al funzionamento di questi settori riflettono una deliberata politica israeliana volta a smantellare le fondamenta della vita collettiva, imporre i massimi livelli di sottomissione e devastazione e privare i palestinesi dei beni essenziali rimanenti per la loro sopravvivenza. Tutto ciò si inserisce nel più ampio Crimine di Genocidio perpetrato in tutta la Striscia di Gaza.
Il PCHR conferma che le condizioni umanitarie sopportate dai palestinesi hanno raggiunto livelli critici, mentre le politiche israeliane continuano a spingere con la forza la popolazione verso il collasso totale. Il Genocidio in corso è andato oltre lo sfollamento forzato, includendo la distruzione diffusa e brutale di intere città, quartieri residenziali e infrastrutture vitali, un assedio soffocante e la fame deliberata.
Secondo le rilevazioni del PCHR, il settore elettrico ed energetico è stato uno degli obiettivi principali dell’aggressione israeliana, poiché le Forze di Occupazione Israeliane hanno deliberatamente utilizzato l’oscuramento elettrico e la privazione dell’accesso all’energia come arma nell’ambito della loro più ampia Campagna Genocida contro i due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza. Con ciò, le Forze di Occupazione Israeliane intendono strangolare ulteriormente Gaza e aumentare le sofferenze della sua popolazione nell’ambito di una politica di Punizione Collettiva brutale e illegale. Fin dal primo giorno di guerra, le autorità israeliane hanno interrotto la fornitura di elettricità a Gaza attraverso le linee elettriche principali e hanno tagliato circa 10 linee ad alta tensione che in precedenza fornivano alla Striscia 120 megawatt. Inoltre, hanno vietato l’ingresso del gasolio industriale necessario per il funzionamento dell’unica centrale elettrica di Gaza. Queste azioni sono state intraprese in seguito all’annuncio del Ministro della Difesa israeliano di un assedio totale di Gaza, che ha comportato anche la negazione di cibo, medicine e carburante. Ciò ha portato alla chiusura della centrale elettrica e a un oscuramento totale in tutta la Striscia di Gaza.
In continuità con questa politica, le Forze di Occupazione Israeliane hanno lanciato attacchi mirati e intensificati volti a distruggere le infrastrutture elettriche ed energetiche. Questi attacchi hanno causato devastazioni su larga scala e perdite ingenti senza alcuna giustificazione. Secondo le prime stime della Società di Distribuzione di Energia Elettrica di Gaza (GEDCO), Israele ha deliberatamente distrutto la maggior parte delle infrastrutture elettriche di Gaza nel corso di oltre 600 giorni di aggressione continua. GEDCO afferma che il 90% dei componenti del settore elettrico è stato distrutto, inclusi 3780 chilometri di reti e cavi elettrici in tutta la Striscia di Gaza, 2105 trasformatori di distribuzione elettrica e la distruzione totale o parziale di oltre il 70% degli edifici e delle sedi centrali dell’azienda. Inoltre, il 90% dei magazzini, delle officine di manutenzione e dei macchinari pesanti del settore è stato distrutto. Questi attacchi hanno causato perdite stimate di oltre 450 milioni di dollari (384 milioni di euro) solo al settore elettrico.
Questa enorme devastazione si inserisce nel contesto di una prolungata sofferenza, poiché la Striscia di Gaza attraversa una cronica crisi elettrica da 18 anni. Questa crisi è stata causata dall’attacco alla centrale elettrica e dalla distruzione dei trasformatori, aggravata dalla chiusura imposta da Israele e dalle severe restrizioni all’ingresso del combustibile necessario al funzionamento della centrale. Durante gli anni di chiusura, la fornitura media di elettricità è variata dalle 6 alle 8 ore al giorno, con interruzioni di durata compresa tra 16 e 18 ore. Questa persistente carenza era direttamente collegata alla limitata fornitura di elettricità a Gaza che, al suo picco, non superava i 180 megawatt al giorno. Questa quantità soddisfa solo un terzo del fabbisogno effettivo della popolazione, stimato in circa 600 megawatt. Attraverso le sue linee dirette, Israele forniva a Gaza 120 megawatt, mentre la centrale elettrica di Gaza, una volta operativa e con una quantità sufficiente di gasolio, poteva generare altri 60 megawatt.
Mentre le famiglie di Gaza hanno fatto ricorso a fonti energetiche alternative per soddisfare il minimo fabbisogno quotidiano, utilizzando quotidianamente punti di ricarica ad energia solare per ricaricare cellulari, batterie, dispositivi elettronici, pompare acqua e fornire un’illuminazione minima, queste alternative sono diventate esse stesse bersaglio degli attacchi israeliani. Israele prende deliberatamente di mira gli impianti a energia solare installati sui tetti di edifici residenziali, scuole, strutture sanitarie e rifugi in tutta Gaza. Secondo le dichiarazioni del Centro Satellitare delle Nazioni Unite UNOSAT, oltre 1.695 pannelli solari sono stati distrutti durante l’aggressione in corso. Questi attacchi riflettono una politica sistematica e deliberata di Israele volta a sommergere Gaza nell’oscurità e privare la sua popolazione di qualsiasi fonte di energia, con l’obiettivo di aggravare giorno dopo giorno la crisi umanitaria.
Le ripercussioni di questa distruzione sistematica hanno avuto un impatto catastrofico su tutti gli aspetti della vita. Le continue interruzioni di corrente hanno gravemente compromesso le funzioni principali di settori vitali, che ora sono sull’orlo del collasso totale, come sanità, aiuti umanitari, servizi comunali, telecomunicazioni e istruzione. La carenza di carburante e la mancanza di fonti energetiche locali stabili hanno costretto queste strutture a operare a capacità estremamente limitata, insufficiente a soddisfare anche i bisogni più elementari.
In questo contesto, il settore sanitario è tra i più fragili e gravemente colpiti. Le interruzioni di corrente hanno ridotto significativamente i servizi medici forniti dagli ospedali e interrotto l’attività di reparti critici come le unità di terapia intensiva, le sale operatorie, le unità di terapia intensiva neonatale, le unità di dialisi e gli impianti di refrigerazione per farmaci e vaccini. Ciò mette a rischio la vita di decine di migliaia di pazienti e feriti.
Gli impatti catastrofici si sono estesi anche al settore idrico e igienico-sanitario. Gli impianti di desalinizzazione e di trattamento delle acque reflue hanno cessato le loro attività e i pozzi d’acqua hanno smesso di funzionare, costringendo i residenti a fare affidamento su fonti d’acqua contaminate a causa della grave carenza di acqua potabile. L’approvvigionamento idrico pro capite è drasticamente diminuito, attestandosi a 3-12 litri al giorno, un valore ancora al di sotto degli standard minimi raccomandati a livello internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che le persone necessitino fino a 100 litri al giorno. La mancanza di elettricità a Gaza ha ulteriormente aggravato la crisi fognaria, portando allo scarico di acque reflue non trattate in mare, nelle aree residenziali e nei rifugi. Ciò ha aumentato significativamente i livelli di inquinamento e la diffusione di malattie ed epidemie trasmesse dall’acqua, in particolare in un ambiente in cui i sistemi igienici e di prevenzione sono al collasso.
A seguito di ingenti sforzi da parte dell’UNICEF e dell’Unione Europea, a metà novembre 2024 una singola linea elettrica è stata parzialmente ricollegata all’impianto di desalinizzazione gestito dai Servizi Idrici dei Comuni Costieri e all’impianto di trattamento delle acque reflue nella Striscia di Gaza centrale. Tuttavia, il 9 marzo 2025, le autorità israeliane hanno nuovamente interrotto la fornitura di elettricità alla linea, con conseguente chiusura di entrambi gli impianti e privando oltre 600.000 palestinesi dell’accesso all’acqua pulita.3
Inoltre, i servizi di telecomunicazione e internet sono stati gravemente compromessi, soprattutto quando la comunicazione è essenziale durante le emergenze. La disponibilità di internet e reti mobili è diminuita significativamente. La carenza di elettricità ha inoltre interrotto le attività educative svolte dalle istituzioni nella Striscia di Gaza, privando centinaia di migliaia di studenti del diritto di continuare le iniziative di apprendimento a distanza lanciate dall’UNRWA e dal Ministero dell’Istruzione Palestinese. Questo avviene in un contesto di diffusa distruzione di strutture scolastiche e accademiche durante il Genocidio e di chiusura di quelle rimaste, utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate in tutta la Striscia di Gaza.
A fronte della continua chiusura dei valichi di Gaza da parte delle Forze di Occupazione Israeliane dal 2 marzo 2025 e del blocco dell’ingresso di aiuti umanitari, incluso il carburante essenziale per il funzionamento di strutture vitali e di servizi pubblici, i comuni di Gaza, Khan Yunis e della Striscia di Gaza Centrale hanno recentemente annunciato la sospensione completa di tutti i servizi a causa dell’esaurimento del carburante. Hanno avvertito di un imminente disastro sanitario e ambientale, tra cui la diffusione di gravi epidemie e malattie, dovuto all’accumulo di rifiuti, alla sospensione dei generatori di pompaggio dell’acqua e allo straripamento di acque reflue non trattate in strade, aree residenziali e rifugi.
Mentre queste strutture affrontano un rischio imminente di collasso, le organizzazioni internazionali stanno fornendo quantità estremamente limitate di carburante, consentendo loro di operare al minimo indispensabile e ritardando temporaneamente la loro completa chiusura. Ciò sta accadendo nonostante le restrizioni israeliane all’ingresso di carburante, l’acuirsi delle operazioni militari e il deliberato e continuo attacco a strutture sanitarie e altre infrastrutture vitali.
Il PCHR afferma che il continuo diniego da parte di Israele dell’accesso all’elettricità costituisce una forma di Punizione Collettiva, esplicitamente vietata dall’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra e parte di una più ampia politica israeliana volta a distruggere la popolazione, privandola dei mezzi di sopravvivenza e costringendola a sfollare forzatamente, rendendo le condizioni di vita invivibili e accelerando il collasso di tutti i settori vitali. Le conseguenze di questa politica incarnano chiaramente gli elementi del Crimine di Genocidio come definito dalla Convenzione sul Genocidio, in particolare sottoponendo la popolazione a condizioni di vita volte a distruggerla in tutto o in parte e infliggendo gravi danni fisici e mentali; confermando così la natura criminale di tali atti.
Il PCHR sottolinea che queste pratiche costituiscono una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario, poiché le autorità israeliane non rispettano i propri obblighi in quanto Potenza Occupante. Sono legalmente tenuti a garantire la sopravvivenza dei civili, a proteggere i loro mezzi di sussistenza e a provvedere ai loro bisogni primari, come stabilito dall’Articolo 55 della Quarta Convenzione di Ginevra, obblighi che non possono essere adempiuti senza una fornitura continua di elettricità. Inoltre, ai sensi dell’Articolo 54 del Primo Protocollo Addizionale alle Convenzioni di Ginevra, l’attacco deliberato e la distruzione di beni civili indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, come le infrastrutture elettriche, quando non giustificati da necessità militari, costituiscono un atto proibito. Ai sensi dello Statuto di Roma, tali azioni sono considerate Crimini di Guerra e sono soggette a responsabilità.
Alla luce di questa catastrofica realtà, il PCHR ribadisce la sua ferma condanna per la continua negazione da parte delle Forze di Occupazione Israeliane del diritto della popolazione della Striscia di Gaza di accedere all’elettricità. Il PCHR afferma che l’attacco al settore energetico costituisce un Crimine a tutti gli effetti ai sensi del Diritto Internazionale e chiede che i funzionari israeliani siano chiamati a risponderne dinanzi alla Corte Penale Internazionale. Il PCHR denuncia inoltre il continuo deterioramento delle condizioni umanitarie, sanitarie e ambientali nella Striscia di Gaza.
Il PCHR invita le Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra ad adempiere ai propri obblighi legali e ad agire immediatamente per porre fine alle gravi violazioni commesse da Israele e alla continua brutale aggressione contro i palestinesi. Il PCHR esorta inoltre gli Stati Parte della Corte Penale Internazionale ad ampliare la portata delle indagini delle Nazioni Unite sui Crimini di Guerra israeliani nella Striscia di Gaza, a porre fine alla politica di impunità e a garantire la responsabilità degli autori di tali Crimini. Ciò è particolarmente rilevante dato che la Corte Penale Internazionale ha precedentemente emesso mandati di arresto contro diversi leader israeliani nell’ambito delle indagini in corso sui Crimini di Guerra e sugli Atti di Genocidio commessi nella Striscia di Gaza.
Il PCHR invita inoltre la comunità internazionale, comprese le organizzazioni umanitarie, in primo luogo le Nazioni Unite, ad agire con urgenza ed esercitare pressioni per ripristinare immediatamente le linee elettriche a Gaza, interrotte dalle autorità israeliane, e a garantire la ripresa della fornitura di carburante necessaria al funzionamento della centrale elettrica e delle strutture di servizio vitali. Il PCHR sottolinea la necessità di aprire un corridoio sicuro per l’ingresso dei materiali e delle attrezzature necessari per la riabilitazione delle infrastrutture energetiche distrutte, inclusi generatori, trasformatori, cavi, pali, macchinari pesanti e veicoli. Chiede inoltre la fornitura di supporto urgente per consentire alle squadre specializzate di avviare la manutenzione e la gestione della rete elettrica nella Striscia di Gaza.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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