Le federazioni sportive internazionali si rifiutano di sospendere israele nonostante la distruzione degli sport a Gaza e l’uccisione di centinaia di atleti

È inaccettabile che le amministrazioni delle federazioni sportive internazionali e continentali si sottopongano a pressioni politiche o favoritismi, o applichino doppi criteri nell’affrontare le violazioni dei diritti umani.

Fonte: English version

Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 11 agosto 2025 

Territorio Palestinese – Il rifiuto delle federazioni sportive internazionali e continentali di sospendere l’adesione di Israele, 22 mesi dopo il Genocidio perpetrato nella Striscia di Gaza, costituisce una palese violazione dei valori e dei principi che affermano di sostenere. Riflette un’applicazione selettiva e a doppio criterio delle regole che regolano la partecipazione di Stati, club e singoli individui alle competizioni internazionali e continentali, siano esse ufficiali o amichevoli.

La Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche (FIFA), l’Unione delle Associazioni Calcistiche Europee (UEFA), il Comitato Olimpico Internazionale e altre federazioni internazionali continuano ad astenersi dall’agire contro Israele, nonostante l’uccisione di 664 atleti palestinesi dall’inizio del Genocidio nella Striscia di Gaza nell’ottobre 2023 e le violazioni dei regolamenti e delle norme in materia di diritti umani, pace e non discriminazione.

Dall’inizio del Genocidio, Israele ha preso di mira tutti gli aspetti della vita nella Striscia di Gaza, compreso il settore sportivo. Secondo la Federcalcio palestinese, l’esercito israeliano ha distrutto 264 impianti sportivi, 184 completamente e 81 parzialmente.

Le attività sportive nella Striscia di Gaza sono state completamente sospese dall’ottobre 2023 a causa del diffuso e sistematico attacco alle infrastrutture sportive, che sono state quasi completamente distrutte.

Gli atleti sono stati uccisi o, come la maggior parte della popolazione di Gaza, sono stati costretti a dedicare tempo e sforzi alla ricerca di riparo e cibo, nel mezzo di continui attacchi militari israeliani, ripetuti sfollamenti e politiche di fame e blocco che hanno lasciato l’intera popolazione in condizioni di insicurezza alimentare e causato la morte per denutrizione di circa 220 persone fino ad oggi.

Solo a luglio, l’esercito israeliano ha ucciso 40 atleti e osservatori, la stragrande maggioranza nella Striscia di Gaza, secondo il Comitato Olimpico Palestinese.

L’influenza globale delle federazioni calcistiche, in particolare FIFA e UEFA, impone loro una doppia responsabilità: rispettare i principi dei diritti umani ed escludere le federazioni nazionali i cui Stati membri sono implicati in crimini gravi. È ingiustificabile che la nazionale israeliana continui a partecipare ai tornei FIFA, o che i club israeliani competano nei tornei UEFA, mentre Israele uccide quasi un atleta palestinese ogni giorno.

Il continuo disprezzo delle federazioni sportive internazionali e continentali per i propri regolamenti e la loro incapacità di adottare misure disciplinari nei confronti di Israele costituiscono una violazione dei loro obblighi etici e istituzionali e le espongono a responsabilità, in particolare se Israele sfrutta la sua partecipazione sportiva internazionale per insabbiare le violazioni dei diritti umani e promuovere le sue attività sportive come copertura per le atrocità commesse dal suo esercito contro i civili palestinesi.

La normalizzazione, da parte delle federazioni sportive, della partecipazione di rappresentanti di uno Stato che commette un Genocidio non è solo una violazione giuridica, ma anche un fallimento morale senza precedenti. Consentire agli atleti israeliani di esibirsi davanti a un pubblico di centinaia di milioni di persone fuorvia l’opinione pubblica e consente a Israele di utilizzare gli eventi sportivi come un potente strumento per influenzare l’opinione pubblica globale.

In molti casi, gli stessi atleti israeliani sono implicati in gravi violazioni contro i civili palestinesi, con stime coerenti che indicano che circa 30 membri della delegazione israeliana alle Olimpiadi di Parigi del 2024 hanno prestato servizio nell’esercito israeliano o hanno pubblicamente sostenuto il Genocidio nella Striscia di Gaza.

Sebbene non esistano dati ufficiali sugli atleti israeliani che hanno prestato servizio nell’esercito, la politica israeliana di coscrizione obbligatoria rende ragionevole ritenere che la maggior parte delle persone in età sportiva abbia prestato servizio come soldati riservisti e possa aver partecipato ai Crimini commessi durante il Genocidio nella Striscia di Gaza, soprattutto considerando l’ampio e duraturo ricorso dell’esercito alle forze di riserva per distruggere i civili e le infrastrutture nell’enclave.

I regolamenti della FIFA forniscono chiare basi per punire Israele. L’Articolo 3 dello Statuto FIFA afferma che “la FIFA si impegna a rispettare tutti i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e si impegna a promuovere la tutela di tali diritti”. L’Articolo 16 autorizza inoltre il Consiglio FIFA, “senza il voto del Congresso, a sospendere temporaneamente e con effetto immediato una federazione affiliata che violi gravemente i propri obblighi”.

Analogamente, l’Articolo 11 del Regolamento Disciplinare UEFA stabilisce che “tutte le entità e le persone soggette a questo regolamento devono rispettare le Regole del Gioco, nonché gli Statuti, i regolamenti, le direttive e le decisioni della UEFA, e conformarsi ai principi di condotta etica, lealtà, integrità e sportività”. L’Articolo 14 stabilisce che “qualsiasi entità o persona soggetta a questo regolamento che offenda la Dignità Umana di una persona o di un gruppo di persone per qualsiasi motivo, inclusi il colore della pelle, la razza, la religione, l’origine etnica, il genere o l’orientamento sessuale, incorre in una sospensione della durata di almeno dieci partite o di un periodo di tempo specificato, o in qualsiasi altra sanzione appropriata”.

Su questa base, Israele potrebbe essere punito e i suoi club potrebbero essere esclusi dalle competizioni europee per aver violato i principi di non discriminazione e integrità, per aver adottato comportamenti contrari ai valori UEFA, in particolare includendo nel suo campionato club provenienti da insediamenti israeliani illegali in territorio palestinese, e per il comportamento Razzista e discriminatorio di alcuni giocatori israeliani.

Per quanto riguarda il Comitato Olimpico Internazionale, il Principio 1 dei Principi Fondamentali dell’Olimpismo nella Carta Olimpica afferma che “l’Olimpismo mira a creare uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo e sul rispetto dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale”. L’Articolo 1 dei Principi Fondamentali del Codice Etico Olimpico stabilisce anche il “rispetto della dignità umana”. Di conseguenza, il Comitato può punire Israele sospendendo la sua iscrizione per aver violato questi e altri principi.

È inaccettabile che le amministrazioni delle federazioni sportive internazionali e continentali si sottopongano a pressioni politiche o favoritismi, o applichino doppi criteri nell’affrontare le violazioni dei diritti umani.

La FIFA ha rapidamente sospeso la Russia e le sue squadre di calcio dalle attività ufficiali dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, seguita dalla UEFA che ha escluso le squadre russe dai campionati europei e ha proibito le partite sul suolo russo. Anche il Comitato Olimpico Internazionale è intervenuto, citando accuse di violazioni dei diritti umani, aggressione alla sovranità di uno Stato indipendente e distruzione di infrastrutture civili.

Le federazioni sportive internazionali e continentali devono adottare una posizione decisa e immediata, sospendendo l’adesione di Israele a tutte le attività sportive, vietando gli eventi sul suo territorio, ponendo fine al suo trattamento di Stato al di sopra della legge e imponendo tutte le misure disciplinari per il Genocidio che sta commettendo nella Striscia di Gaza. Devono inoltre impedire a Israele di usare lo sport per insabbiare gravi violazioni dei diritti umani e normalizzare le sue azioni illegali a livello internazionale.

La Federcalcio israeliana deve essere costretta a rimuovere le squadre degli insediamenti nei Territori Palestinesi Occupati dalle sue competizioni nazionali, in linea con le regole della giurisdizione territoriale e del non riconoscimento dell’annessione illegale.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo invita le federazioni sportive internazionali e continentali a formare comitati indipendenti per documentare la distruzione delle infrastrutture sportive e l’Uccisione di atleti palestinesi, a fare pressione su Israele affinché ricostruisca le strutture distrutte, a risarcire gli atleti colpiti e a fornire supporto di emergenza alle federazioni palestinesi per garantire la continuità delle loro attività attraverso sedi temporanee, attrezzature e registri sicuri e programmi di riabilitazione.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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