Il ricercatore di questioni israeliane Mohannad Mustafa ha descritto Israele come “militarmente brutale ma moralmente fragile”. Ha affermato che Israele sa bene che la giustificazione per il suo crimine non è convincente, aggiungendo che la realtà di Gaza, in particolare la campagna per la fame, ha messo a nudo la fragilità di Israele. “Anas al-Sharif e i suoi colleghi hanno mostrato al mondo questi crimini.
Quds News Network Editing Team, 11 Agosto 2025
Le forze israeliane hanno ucciso domenica i corrispondenti di Al Jazeera Anas al-Sharif e Mohammed Qreiqa. Altri quattro giornalisti sono rimasti uccisi nello stesso attacco. L’attacco aveva come obiettivo una tenda utilizzata dai giornalisti fuori dall’ospedale al-Shifa di Gaza.
Gli omicidi sono seguiti a settimane di incitamento pubblico contro lo staff di Al Jazeera. Il portavoce dell’esercito israeliano per i media arabi, Avichay Adraee, ha ripetutamente preso di mira al-Sharif, accusandolo di “diffondere falsa propaganda” e di sostenere “cellule terroristiche”.
Dopo l’attacco, Israele ha ammesso il crimine e ha rilasciato dichiarazioni contrastanti. I funzionari hanno definito al-Sharif un “militante dell’unità Nukhba”, un “soldato”, un “comandante di gruppo” e un “combattente”. Un’altra affermazione lo ha descritto come “capo cellula dell’unità anticarro di Hamas” e “capo di una cellula lanciarazzi”.
La narrazione israeliana ha portato avanti queste contraddizioni senza nemmeno cercare di sembrare convincente.
Mettere a tacere i media stranieri
Il giornalista palestinese ed ex detenuto Mohammad Alqeeq ha dichiarato a Quds News Network che l’assassinio mirava a scoraggiare i giornalisti stranieri. “Netanyahu ha detto che avrebbe permesso ai media di entrare a Gaza per vedere i fatti”, ha osservato Alqeeq. “L’obiettivo principale era quello di inviare un messaggio: non esiste un posto sicuro e chiunque insista nel dire la verità verrà braccato”.
Uccidere il Messaggero
Il ricercatore di questioni israeliane Mohannad Mustafa ha descritto Israele come “militarmente brutale ma moralmente fragile”. Ha affermato che Israele sa bene che la giustificazione per il suo crimine non è convincente, aggiungendo che la realtà di Gaza, in particolare la campagna per la fame, ha messo a nudo la fragilità di Israele. “Anas al-Sharif e i suoi colleghi hanno mostrato al mondo questi crimini. La debolezza di Netanyahu è emersa chiaramente nella sua conferenza stampa di ieri ai media internazionali. Israele ha deciso di uccidere la verità e il suo messaggero”.
Mustafa ha aggiunto che Israele ora vede tutto a Gaza attraverso la lente della sicurezza. “Persino la sopravvivenza della popolazione di Gaza è vista come una minaccia. Per Israele, la verità è più pericolosa dei combattenti”.
Un preludio a un crimine più grande
Il ricercatore Saeed Ziad ha definito l’assassinio “un preludio al genocidio più grande che Israele sta preparando contro coloro che sono ancora vivi a Gaza”. Ha affermato che Israele voleva “stroncare la voce prima di compiere il crimine”.
L’analista politico Ahmed al-Heila ha sottolineato che questo faceva parte di una strategia più ampia. “L’occupazione ha ucciso 236 giornalisti a Gaza in 22 mesi”, ha detto. “Durante la Seconda Guerra Mondiale, solo circa 150 giornalisti sono stati uccisi in sei anni. Israele vuole uccidere la verità prima della sua prossima operazione militare”.
Al-Heila ha anche notato il deliberato attacco a una tenda stampa. “Hanno bombardato i giornalisti all’ospedale al-Shifa per nascondere cosa avrebbe potuto portare il loro imminente attacco”.
L’omicidio di Anas al-Sharif non è stato casuale. È stato un attacco calcolato contro coloro che documentavano la realtà di Gaza. Gli esperti concordano: un Israele fragile voleva distruggere la storia e chi la raccontava.
Traduzione a cura di: Nicole Santini
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