La visione del Primo Ministro israeliano sulla Terra Promessa significa che il Genocidio di Gaza annuncia l’inizio di una Feroce Campagna Territoriale
Fonte: English version
Dì David Hearst – 18 agosto 2025
Quando il Sudafrica ha presentato l’accusa di Genocidio contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia, la Corte ha concesso a Israele nove mesi per presentare la sua replica. Tale termine è scaduto alla fine di luglio.
Il Collegio di 17 giudici ha accolto la tesi di Israele secondo cui necessitava di più tempo per preparare il caso a seguito di “problemi probatori” nella causa del Sudafrica. Di conseguenza, l’impunità di Israele dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia è stata prorogata di altri sei mesi. Si ritiene ora che la Corte Internazionale di Giustizia non si pronuncerà sulla questione prima del 2027.
In questi nove mesi, più di 250 palestinesi, quasi la metà dei quali bambini, sono Morti di Fame, una fame espressamente creata come Arma di Guerra dal governo israeliano. La Carneficina è continuata senza sosta. Migliaia di civili sono stati Uccisi dai bombardamenti e decine di migliaia sono destinati a morire se le forze israeliane riconquisteranno Gaza.
Una fuga di notizie sui verbali di una riunione di gabinetto del 1° marzo, pubblicata di recente da Canale 13 Israele, ha rivelato come il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro per gli Affari Strategici Ron Dermer, ora a capo del gruppo negoziale israeliano, abbiano sostenuto con successo, contro il parere dei massimi funzionari militari e di sicurezza israeliani, che Israele avrebbe dovuto affamare Gaza fino alla sottomissione.
Netanyahu decise di rompere il cessate il fuoco allora in vigore e di interrompere tutti gli aiuti a Gaza per “costringere Hamas alla resa”, si legge nella fuga di notizie.
La scorsa settimana, tuttavia, Netanyahu ha affermato che nulla di tutto ciò è accaduto. La politica di affamare per la quale aveva votato in quella riunione di gabinetto a marzo era una finzione, parte di una denigrazione di massa degli ebrei. Giorni dopo, l’esercito israeliano si è unito alla campagna di negazione, sostenendo che non vi erano segni di malnutrizione diffusa a Gaza.
In altre parole, l’Unicef, il Programma Alimentare Mondiale e tutti gli altri esperti che affermano che a Gaza si sta verificando una Carestia stanno mentendo. Le immagini di bambini ridotti a pelle e ossa sono false. Fa tutto parte di una “calunnia del sangue” contro gli ebrei.
Sovvertire il corso della giustizia
Se la Corte Internazionale di Giustizia rimane paralizzata, lo stesso vale per la sua corte gemella, la Corte Penale Internazionale (CPI). I mandati di arresto contro Netanyahu e il suo ex Ministro della Difesa, Yoav Gallant, sono stati di fatto neutralizzati.
Ciò è avvenuto attraverso una campagna di diffamazione organizzata e orchestrata che ha costretto il Procuratore Capo britannico, Karim Khan, a congedarsi, in attesa dell’esito di un’indagine esterna sulle accuse di violenza sessuale, accuse che Khan nega fermamente.
I mandati di arresto contro altri due ministri del governo israeliano, il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, giacciono sulle scrivanie di due procuratori aggiunti a prendere polvere.
Secondo le nostre fonti, sono pronti e, se notificati, rappresenterebbero la prima volta che il Crimine di Apartheid viene perseguito presso la CPI.
Una fonte interna alla CPI ha dichiarato: “Se le richieste di Ben Gvir e Smotrich dovessero semplicemente scomparire, l’opportunità di perseguire uno degli esempi più palesi di Apartheid nel mondo odierno andrebbe probabilmente persa per sempre”.
Non mi aspetto che accada qualcosa. Gli Stati Uniti hanno sanzionato Khan a febbraio e a giugno hanno sanzionato quattro giudici della CPI, due dei quali hanno approvato la richiesta di mandati di arresto di Khan.
Questa campagna per deviare il corso della giustizia internazionale sembra funzionare.
Qualunque cosa accada a Khan, Israele e gli Stati Uniti hanno già raggiunto il loro obiettivo primario: paralizzare la Corte. Esiste ancora di nome. Ma ha smesso di esistere per quanto riguarda i Crimini quotidiani di Pulizia Etnica, Fame e Apartheid commessi da Israele.
La notizia dei mandati d’arresto e del caso del Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia ha innescato un’ondata di ottimismo negli ambienti dei diritti umani che si è rivelata prematura. All’epoca si sosteneva che il mondo avrebbe dovuto sospendere il giudizio sulla questione se a Gaza si stesse verificando un Genocidio, per permettere finalmente alla giustizia internazionale di girare.
Con entrambe le corti paralizzate, questa argomentazione non è più valida. Diversi Paesi hanno aderito all’azione del Sudafrica, ma anche questa è diventata una politica di facciata.
Persino il Sudafrica continua a vendere carbone a Israele. La Turchia, la cui retorica su Gaza è feroce, continua a consentire al petrolio azero di passare attraverso Ceyhan per alimentare l’aviazione israeliana.
Sostiene di non avere sovranità sull’oleodotto e il trasferimento di petrolio azero alle petroliere dirette in Israele avviene sul mercato spot in acque internazionali. Ma Ankara permetterebbe al petrolio di passare attraverso i suoi porti se fosse destinato all’aviazione greca che in quel momento stava bombardando Cipro del Nord? Non credo.
“Caso da manuale di genocidio”
Il Medio Oriente non può semplicemente restare a guardare mentre questo Genocidio si consuma.
Genocidio è un termine giuridico, definito nel Diritto Internazionale. Per diversi mesi, abbiamo sollecitato il parere di decine di esperti di Diritto Internazionale e studi sul Genocidio. Alcuni sono esperti dell’Olocausto.
Ci sono opinioni divergenti su quando questo Genocidio sia iniziato, ma tutti sono unanimi nella loro conclusione: ciò che si sta verificando a Gaza raggiunge la soglia di un Genocidio. Questo include l’uccisione di membri di un gruppo, il causare gravi lesioni personali e l’imposizione di misure volte a provocare la distruzione del gruppo o della società.
Vorrei citare alcune di queste opinioni di esperti.
Raz Segal, professore associato di studi sull’Olocausto e il Genocidio all’Università Stockton nel New Jersey, è stato uno dei primi a usare il termine per riferirsi all’attacco a Gaza. Sulla rivista Jewish Currents del 13 ottobre 2023, ha descritto l’attacco di Israele come un “caso da manuale di Genocidio”.
Ha dichiarato: “Come studioso israeliano-americano di storia ebraica e dell’Olocausto, prendo sul serio l’imperativo morale del ‘Mai Più’. Negli studi sull’Olocausto e sul Genocidio, insegniamo agli studenti a identificare i primi segnali di allarme del Genocidio: processi che si intensificano, segnali d’allarme che richiedono un intervento”.
Segal ha aggiunto: “I critici mi hanno chiesto perché ho usato il termine ‘Genocidio’ così presto. La mia risposta: perché stavamo già vedendo indicatori chiave. Eticamente e legalmente, l’obbligo di prevenire il Genocidio sorge in presenza di un rischio significativo, non solo quando la distruzione è pienamente evidente”.
Segal ha sostenuto che l’ordine di Israele del 13 ottobre 2023, che imponeva a oltre un milione di palestinesi di recarsi nella Striscia di Gaza meridionale entro 24 ore, era un indicatore di un chiaro rischio di Genocidio. “Ho sostenuto allora, e continuo a sostenere, che questo ha segnato una transizione verso il Genocidio, o quantomeno un rischio significativo di Genocidio, che, ai sensi della Convenzione sul Genocidio, è sufficiente per attivare l’obbligo di prevenzione”.
Indiscutibile
Le espressioni di intenti sono fondamentali per provare un caso di Genocidio.
A questo proposito, Barry Trachtenburg, professore di storia ebraica e studi sull’Olocausto all’Università Wake Forest nella Carolina del Nord, ha affermato: “Fin dall’inizio, abbiamo assistito a dichiarazioni Genocide da parte dei dirigenti israeliani, a cui sono seguite presto azioni in linea con tali dichiarazioni di intenti”.
Ha aggiunto: “Nella maggior parte dei casi di violenza Genocida, non abbiamo dichiarazioni esplicite da parte di dirigenti politici e militari che affermino che prenderanno di mira i civili, che si rifiuteranno di distinguere tra combattenti e non combattenti, o che riterranno responsabile un’intera popolazione. Ma in questo caso abbiamo visto esattamente questo”.
Per Omer Bartov, professore di studi sull’Olocausto e il Genocidio all’Università Brown, gli obiettivi di guerra sono stati fondamentali per la sua determinazione di Genocidio:
“Sono giunto alla conclusione che gli obiettivi di guerra dichiarati da Israele, ovvero distruggere Hamas e liberare gli ostaggi entro la primavera del 2024, si sono rivelati non essere i veri obiettivi di guerra”, ha dichiarato. “L’esercito israeliano non stava effettivamente cercando di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi. Quello che stava cercando di fare era rendere Gaza inabitabile per la sua popolazione”.
Non esitiamo quindi a definire Genocidio ciò che Israele continua a fare a Gaza e nella Cisgiordania Occupata.
Non si tratta più di un “Genocidio Plausibile”, come ha stabilito per la prima volta la Corte Internazionale di Giustizia. Non si tratta più di un Genocidio tra virgolette. È Genocidio, punto e basta.
SPAURACCHI COMODI
Le fila dei politici occidentali che per 22 mesi hanno sostenuto il “diritto di Israele all’autodifesa”, e tra questi figurano, tra gli altri, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro britannico Keir Starmer, che ora fingono orrore per la Carestia in atto, stanno concentrando tutta la colpa su Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich.
È vero, ci sono prove più che sufficienti per incriminarli per Crimini di Guerra. Ma questi sono spauracchi comodi. Concentrarsi solo su di loro crea un’altra finzione comoda.
Il mito è che se Netanyahu e i Sionisti religiosi perdessero il potere, Israele si ritroverebbe con una dirigenza priva di intenzioni egemoniche.
Questi capi di Stato occidentali suggeriscono che un Israele guidato dal più pragmatico Naftali Bennett negozierebbe con Hamas il ritorno degli ostaggi e la fine della guerra a Gaza. Col tempo, nascerebbe uno Stato Palestinese.
Una volta ripresi i negoziati con la dirigenza palestinese, l’Arabia Saudita firmerebbe gli Accordi di Abramo e tutto tornerebbe magicamente al 6 ottobre 2023, il giorno prima dell’attacco di Hamas.
Anche questo è un sogno.
Coloro che si definiscono “amici di Israele”, e che ora devono chiedersi se vogliono essere ricordati come “amici” dell’Apartheid e del Genocidio, hanno sostenuto ostinatamente che Israele ha il diritto di difendere i propri confini.
Ma a 22 mesi dall’inizio di questa campagna a Gaza, si scopre che gli attuali confini di Israele sono solo una tappa intermedia nel viaggio collettivo verso l’obiettivo finale: la biblica Terra di Israele.
Mentre le sue forze hanno sconfitto a turno ogni vicino, prima Gaza, poi il Libano, poi l’Iran e ora anche la Siria, e mentre le forze israeliane occupano Gaza, avamposti in Libano e una vasta area della Siria meridionale, le mappe hanno iniziato a riemergere rivendicando aree ben oltre i confini dove le loro forze conquistatrici si sono fermate.
Espansione dei confini
Non è un caso di tempismo. Durante un’intervista della scorsa settimana con i24 News, in cui gli è stato donato un amuleto raffigurante una mappa della Terra Promessa, a Netanyahu è stato chiesto se si sentisse connesso a questa visione del Grande Israele. Ha risposto “moltissimo”.
Netanyahu ha affermato di essere in missione per le generazioni passate e future: “Ci sono generazioni di ebrei che hanno sognato di venire qui e generazioni di ebrei che verranno dopo di noi. Quindi, se mi chiedete se ho un senso di missione, storicamente e spiritualmente, la risposta è sì”.
La mappa in sé è stata timidamente nascosta agli spettatori, ma è ben nota. La Terra Promessa comprenderebbe tutti i Territori Palestinesi, insieme a parti di Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita.
L’anno scorso, Smotrich è stato filmato mentre sosteneva l’espansione dei confini di Israele per includere Damasco.
L’idea non è nuova. Nel gennaio 2024, il politico israeliano Avi Lipkin ha affermato che “alla fine, i confini di Israele si estenderanno dal Libano al Grande Deserto, che è l’Arabia Saudita, e poi dal Mediterraneo all’Eufrate.
“E chi c’è dall’altra parte dell’Eufrate? I Curdi! E i Curdi sono amici”, ha continuato. “Quindi abbiamo il Mediterraneo alle nostre spalle, i Curdi davanti a noi, il Libano, che ha davvero bisogno dell’ombrello di protezione di Israele, e poi prenderemo, credo che prenderemo la Mecca, Medina e il Monte Sinai, e purificheremo quei luoghi”.
È ora di svegliarsi
Theodor Herzl, il padre del Sionismo politico, scrisse nei suoi diari che lo Stato Ebraico dovrebbe estendersi “dal torrente d’Egitto all’Eufrate”. La frase è tratta dal Libro della Genesi, dove Dio concede ad Abramo e ai suoi discendenti una vasta distesa di terra.
Alcuni israeliani fanno riferimento a una visione più ristretta menzionata nel Libro del Deuteronomio. Altri invocano il Libro di Samuele, che descrive le terre conquistate dai Re Saul e Davide, tra cui la Palestina, il Libano e parti della Giordania e della Siria. Per tutti, tuttavia, la ricerca del Grande Israele è l’adempimento di un mandato divino.
Niente di tutto ciò è nuovo. La novità è che Israele ha i mezzi militari per trasformare in realtà la sua visione della Terra Promessa.
Il Genocidio perpetrato contro i palestinesi non è la conseguenza involontaria di un popolo occidentalizzato che si è arricchito grazie alla terra che ha occupato. Né è opera esclusiva dei Sionisti religiosi, che rappresentano solo una parte dello spettro politico.
Piuttosto, il Genocidio rappresenta la realizzazione di un sogno molto più profondo: il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa.
L’unico ostacolo è il popolo palestinese, che, armato o meno, si rifiuta di lasciare le terre che gli appartengono di diritto.
Se l’attacco di Netanyahu venisse fermato ora, la sospensione sarebbe temporanea. Nessun dirigente israeliano ordinerebbe la ritirata dalla Siria o dal Libano. Le Alture del Golan sono perse per sempre. Nessun dirigente israeliano tirerebbe fuori un milione di coloni dalla Cisgiordania Occupata e da Gerusalemme Est.
I vicini di Israele sono insensibili alla minaccia che devono affrontare. Questa non è una minaccia che può essere negoziata, né una minaccia che Washington farà qualcosa per fermare.
Solo un patto di sicurezza regionale, imposto da eserciti moderni che si aiutano a vicenda, fermerà l’espansione di Israele e proteggerà i giovani Stati nazionali del Medio Oriente. Dovrebbero svegliarsi, e presto.
David Hearst è co-fondatore e caporedattore di Middle East Eye. È commentatore e relatore sulla Regione e analista sull’Arabia Saudita. È stato editorialista della rubrica esteri del Guardian e corrispondente in Russia, Europa e Belfast. È entrato a far parte del Guardian dopo aver lavorato per The Scotsman, dove era corrispondente per l’istruzione.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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