Le flottiglie della libertà non sono azioni isolate da giudicare in base alla loro capacità di raggiungere Gaza. Sono invece una parte vitale di un intricato processo globale che porterà infine al profondo isolamento di Israele sulla scena internazionale, un processo che è già iniziato.
Fonte: English version
Di Ramzy Baroud – 8 settembre 2025
Basta esaminare le azioni e la retorica del governo israeliano per comprendere appieno il profondo significato delle flottiglie solidali dirette a Gaza. Con la partenza della Global Sumud Flotilla (Flottiglia Globale di Resilienza), l’ultima e più significativa di queste iniziative, la settimana scorsa, il tono ostile di Israele si è intensificato, espresso con particolare forza dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir.
Il ministro estremista ha dichiarato in modo minaccioso che tutti i volontari della flottiglia sono “terroristi”, promettendo che saranno trattati come tali. Per comprendere il significato agghiacciante del trattare gli attivisti nonviolenti come terroristi, bisogna considerare una recente inchiesta del quotidiano The Guardian. Il suo rapporto ha rivelato che tutti i 6.000 palestinesi detenuti a Gaza durante i primi 19 mesi del Genocidio erano detenuti in base a una legge che li classifica come “combattenti illegali”, quindi terroristi, consentendo la detenzione a tempo indeterminato.
Questa inchiesta ha rivelato che la stragrande maggioranza delle persone incarcerate da Israele sono in realtà civili, tra cui operatori sanitari, insegnanti, giornalisti, funzionari pubblici e bambini. Il fatto che Israele estenda la stessa drastica definizione agli attivisti internazionali, la cui missione dichiarata è quella di rompere l’assedio di Gaza, sottolinea con forza il valore politico e strategico di queste missioni agli occhi di Israele.
Il profondo timore di Israele del coinvolgimento della società civile nella sua Occupazione Militare e nella Guerra Contro il Popolo Palestinese non è un fenomeno recente. Il Genocidio in corso ha semplicemente evidenziato il totale fallimento del sistema giuridico e politico internazionale e, di conseguenza, la crescente importanza della società civile.
Quando la prima nave solidale, inviata dal Movimento Gaza Libera, raggiunse Gaza nel 2008, Israele si infuriò. Gli attivisti ricoprirono il ruolo di ambasciatori cruciali, informando le loro comunità sull’assedio israeliano della Striscia. Nel 2010, la risposta di Tel Aviv alla Gaza Freedom Flotilla (Flottiglia della Libertà per Gaza), che includeva la MV Mavi Marmara, fu letale. Le forze speciali israeliane uccisero 10 attivisti, inviando un messaggio chiaro: Israele non avrebbe tollerato alcuna interferenza, nemmeno da parte di note e rispettate organizzazioni benefiche occidentali, nella sua guerra contro i palestinesi.
Da allora, trattare gli attivisti come criminali è diventata una prassi consolidata, rafforzata dal fatto che nessun israeliano è mai stato ritenuto responsabile per l’oltraggiosa violenza contro i civili. Questo, tuttavia, non ha scoraggiato gli attivisti solidali, che hanno tentato di salpare più e più volte: nel 2011, nel 2015 e nel 2018. La scarsa frequenza di queste missioni non è dovuta a una mancanza di interesse, ma piuttosto al fatto che alcuni Paesi europei, in coordinamento con Israele, hanno fatto tutto il possibile per impedire agli attivisti di salpare.
Questa dinamica è cambiata radicalmente con l’attuale Genocidio. La solidarietà con i palestinesi di Gaza è cresciuta e ora domina molte società europee, ottenendo infine il sostegno di diversi governi, tra cui la Spagna, da cui è imbarcata la Global Sumud Flotilla. Partendo da Barcellona, decine di imbarcazioni saranno raggiunte da altre lungo il percorso. Trasporteranno collettivamente rifornimenti vitali a Gaza, ben sapendo che le loro probabilità di essere intercettati e sequestrati, insieme al loro carico salvavita, sono molto più alte delle loro possibilità di raggiungere la striscia costiera assediata.
Questa cruda realtà è stata rafforzata dai recenti eventi. La Flotilla Conscience (Flottiglia di Coscienza), ad esempio, è stata presa di mira dai droni al largo di Malta a maggio. Nel frattempo, le imbarcazioni Madleen e Handala sono state sequestrate e confiscate rispettivamente a giugno e luglio. Prima dell’attacco alla Madleen, il Ministro della Difesa Israel Katz ha descritto Greta Thunberg, la nota attivista internazionale che si è unita alla flottiglia, come “antisemita”. Ha lanciato un avvertimento: “Dovreste tornare indietro, perché non raggiungerete Gaza. Israele agirà contro qualsiasi tentativo di rompere il blocco o di assistere organizzazioni terroristiche”.
Questa furia riecheggia il linguaggio rabbioso e le azioni violente costantemente utilizzate dai governi israeliani contro qualsiasi persona o entità che osi sfidare l’assedio di Gaza. Ma perché tanta furia? Queste piccole iniziative sottofinanziate sono, da sole, difficilmente sufficienti a rompere l’assedio di Gaza o a sfamare i 2 milioni di persone che oggi stanno vivendo sia il Genocidio che la Carestia.
Israele è pienamente consapevole della potenza dell’azione della società civile nel caso della Palestina. Infatti, la maggior parte della difesa dei diritti dei palestinesi a livello globale non proviene da coloro che pretendono di rappresentare il popolo palestinese, ma dalla società civile in generale. Ciò include un’ampia gamma di azioni: difesa politica che fa pressione sui governi, difesa legale che chiede agli Stati di rispondere del Diritto Internazionale, pressione economica attraverso iniziative di disinvestimento e boicottaggio, boicottaggi culturali e accademici e una massiccia mobilitazione popolare.
Le flottiglie di solidarietà sono quindi una potente espressione di quanto la società civile sia disposta a spingersi per svolgere il lavoro che dovrebbe essere di responsabilità dei governi e delle istituzioni internazionali. La minaccia esplicita di Ben-Gvir di trattare gli attivisti come terroristi riflette i timori israeliani ed è, paradossalmente, un forte riconoscimento della crescente influenza del Movimento di Solidarietà Internazionale.
Sebbene in ultima analisi siano il popolo palestinese, la sua “Sumoud” (Fermezza) e la sua Resilienza a sconfiggere lo stratagemma israeliano, non bisogna sottovalutare il ruolo cruciale della solidarietà internazionale. Le flottiglie della libertà non sono azioni isolate da giudicare in base alla loro capacità di raggiungere Gaza. Sono invece una parte vitale di un intricato processo globale che porterà infine al profondo isolamento di Israele sulla scena internazionale, un processo che è già iniziato.
Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di The Palestine Chronicle. È autore di sei libri. Il suo ultimo libro, curato insieme a Ilan Pappé, è “La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano”. Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell’Università Zaim di Istanbul (IZU).
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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