Premiando l’impunità per il Genocidio, il cessate il fuoco di Trump dimostra perché è necessario un tribunale guidato dalla società civile per garantire la responsabilità e documentare la lotta della Palestina per la giustizia.
Fonte: English version
Di Richard Falk – 20 ottobre 2025
Il Tribunale di Gaza, un tribunale popolare, è stato istituito un anno fa in risposta al fallimento dell’ordine mondiale costituito da Stati sovrani e istituzioni internazionali nel fermare quello che esperti e gente comune riconoscevano sempre più come Genocidio a Gaza.
Il Tribunale di Gaza terrà la sua sessione finale dal 23 al 26 ottobre 2025 presso l’Università di Istanbul.
La nostra iniziativa trae ispirazione da un precedente impegno della società civile durante la Guerra del Vietnam, quando i principali intellettuali pubblici Bertrand Russell e Jean-Paul Sartre istituirono il Tribunale Russell, che tenne udienze nel 1966 e nel 1967.
La sua missione era quella di denunciare i crimini internazionali commessi dagli Stati Uniti e di legittimare il crescente sentimento anti-guerra in Occidente.
La premessa di fondo era che quando il sistema statale non riesce a rispettare il Diritto Internazionale o a garantire l’accertamento delle responsabilità per gravi crimini che compromettono la pace e la sicurezza globali, le persone possiedono un’autorità residua e la responsabilità di agire.
Nei cinquant’anni trascorsi da allora, molti tribunali simili sono emersi in tutto il mondo. Il loro scopo comune è dire la verità al potere e legittimare iniziative di solidarietà che mirano a esercitare pressione su governi e istituzioni affinché intervengano.
Questi tribunali popolari mirano anche a incoraggiare l’attivismo della società civile, come il Movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) lanciato dalle ONG palestinesi nel 2005.
A differenza dei tribunali nazionali o internazionali, i tribunali popolari non rivendicano autorità legale.
Sono apertamente di parte, guidati dalla coscienza morale piuttosto che da procedure formali. Offrono una piattaforma per le testimonianze dei sopravvissuti e l’analisi di esperti, con l’obiettivo di mobilitare l’attivismo globale nella ricerca della giustizia.
Il loro obiettivo si estende oltre la responsabilità legale per abbracciare una più ampia responsabilità morale e politica. Il tribunale incarna questi principi attraverso la sua Giuria di Coscienza: individui di diversa estrazione e nazionalità che condividono l’impegno per l’integrità morale e per denunciare il calvario palestinese a Gaza.
Alla ricerca della verità
Per certi aspetti, il lavoro del tribunale assomiglia a quello dei meccanismi di ricerca della verità delle Nazioni Unite, come i rapporti del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi. Questi hanno documentato in modo convincente prove di Intenti Genocidi da parte di Israele e dei suoi alleati Complici.
Tuttavia, a differenza del tribunale, i Relatori delle Nazioni Unite operano come esperti neutrali, professionalmente tenuti a seguire le prove ovunque portino.
In un atto di ritorsione senza precedenti, l’attuale Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, è stata personalmente sanzionata dal governo degli Stati Uniti, le è stato negato l’ingresso nel Paese nonostante le sue credenziali e i suoi beni americani sono stati congelati.
Questa risposta punitiva alla verità dichiarata dalle Nazioni Unite sottolinea la necessità di sforzi indipendenti della società civile per denunciare la realtà della sofferenza umana causata dalle politiche illegittime e immorali di Israele.
Fin dalla sua istituzione, il tribunale ha promesso la completa indipendenza dalle interferenze governative, senza alcun politico o funzionario attivo coinvolto nel suo lavoro.
È in questo contesto che alcuni potrebbero sostenere che i recenti sviluppi, in particolare la tanto pubblicizzata diplomazia del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il conseguente fragile cessate il fuoco a Gaza, rendano il tribunale superfluo.
Potrebbero vedere il tribunale come una distrazione inutile dal presunto lavoro di costruzione della pace, o dalla paralisi delle Nazioni Unite di fronte a due anni di Genocidio in un Territorio Occupato, dove hanno una speciale responsabilità istituzionale.
La realtà, tuttavia, è che tali sviluppi rendono il tribunale più essenziale che mai. Quando i governi e le istituzioni internazionali abbandonano la giustizia, spetta alla gente comune sostenerla.
Illusioni di pace
L’attenzione dedicata negli ultimi giorni al cosiddetto ultimatum di Trump ad Hamas, la cui accettazione ha portato al ritorno di tutti gli ostaggi israeliani entro 72 ore, rifletteva la natura coercitiva del processo.
Ad Hamas è stato detto di obbedire o di affrontare una ripresa israeliana del Genocidio, sostenuta dagli Stati Uniti, che Trump, con il suo linguaggio infuocato, ha definito “l’apertura delle porte dell’inferno”.
Hamas ha consegnato diligentemente tutti gli ostaggi ancora in vita e tutti i resti dei morti che è riuscita a recuperare. In risposta, Israele ha rilasciato quasi 2.000 palestinesi imprigionati senza accusa dal 7 Ottobre 2023, di fatto ostaggi a loro volta.
Questo scambio di prigionieri ha prodotto un cessate il fuoco a Gaza, accompagnato da celebrazioni in Israele limitate al ritorno degli ostaggi e a Gaza, che hanno espresso gioia per il cessate il fuoco, il rilascio dei palestinesi detenuti e il ritiro parziale delle forze israeliane.
Allo stesso tempo, gli accordi presentavano numerose lacune se visti da una prospettiva palestinese.
La transizione proposta verso un futuro di pace, delineata nel Piano in 20 punti e decantata da Trump in termini altisonanti, sembra nella migliore delle ipotesi prematura e, più probabilmente, destinata a non realizzarsi mai.
Le recenti dichiarazioni e i comportamenti dei dirigenti e dell’opinione pubblica israeliani appaiono più determinati che mai a perseguire un approccio Disumanizzante e punitivo nei confronti della presenza palestinese, ancora sgradita, a Gaza e in Cisgiordania.
Le violazioni israeliane del cessate il fuoco nei primi giorni hanno causato almeno 10 morti palestinesi e il blocco di metà delle consegne umanitarie concordate a una popolazione che sta morendo di fame, è colpita da malattie, priva di acqua potabile e di servizi sanitari e medicinali.
La popolazione palestinese, sconvolta e devastata da due anni di Genocidio che ha deliberatamente distrutto strutture sanitarie e igienico-sanitarie, nonché oltre il 90% delle strutture residenziali, continua a soffrire in condizioni catastrofiche.
Vivere senza bombe, anche temporaneamente, è sicuramente una benedizione. Eppure, vivere in tendopoli di fortuna, senza servizi igienici né cucine, in mezzo a macerie contenenti i corpi dispersi di amici, vicini e parenti, dovrebbe essere considerato un rallentamento dell’assalto Genocida, ma non la sua fine, o addirittura la sua sostituzione con una fase post-Genocidio simile all’Occupazione in stile Apartheid precedente al 7 Ottobre 2023.
Un processo interrotto
In questo clima, resta imperativo denunciare le dure politiche e pratiche di Israele che continuano a imporre condizioni di emergenza e Disumanizzanti e vulnerabilità alla popolazione intrappolata di Gaza.
Si dice che Israele abbia fornito supporto materiale a clan e bande anti-Hamas per aggravare le gravi condizioni che persistono.
Sebbene il cessate il fuoco e la prospettiva di un futuro pacifico possano essere accolti con favore, è degno di nota che i risultati positivi siano stati ottenuti facendo affidamento su un ultimatum illegale che minacciava un’intensificazione della violenza.
Oltre a ciò, l’intero processo è stato guidato e sbilanciato a favore di Israele e degli Stati Uniti, i due Stati più strettamente identificati con la perpetrazione di due anni di Genocidio incessante.
Di fatto, gli attori politici colpevoli di Genocidio sono stati ricompensati con l’incarico di controllare il processo di pace a proprio vantaggio.
Questa è una distorsione della giustizia. Immaginate l’indignazione se i dirigenti Nazisti sopravvissuti fossero stati autorizzati a presiedere il processo di pace del secondo dopoguerra.
La “guerra della legittimità”
Il tribunale non rivendica un’importanza storica, ma la sua rilevanza rimane intatta. Esiste per convalidare l’accusa di Genocidio e per riaffermare la lotta palestinese per l’autodeterminazione e la sovranità nazionale.
Entrambe le dimensioni dell’attuale realtà di Gaza sono state cancellate dall’enfasi autocelebrativa della diplomazia di Trump.
I responsabili del Genocidio finora non solo hanno eluso qualsiasi forma di responsabilità formale per i loro Crimini, ma ne hanno anche tratto beneficio, se non nella misura in cui Israele sta ora sperimentando un’erosione della sua legittimità come Stato sovrano ed è ampiamente considerato un paria.
Questa dinamica di delegittimazione si è verificata nonostante la totale incapacità della comunità internazionale di applicare parametri di responsabilità sotto forma di riparazioni o di un processo di riconciliazione che sostituisca il riconoscimento dei crimini passati con l’amnistia.
Che altri, piuttosto che i responsabili e i loro complici, debbano sostenere i costi della ricostruzione di Gaza è un attacco alla nozione stessa di responsabilità morale e legale.
Ciò che il tribunale cerca di ottenere è l’affinamento di uno strumento populista che costruisca un archivio e una narrazione accurati del passato e del presente.
Le sue valutazioni contribuiscono alla rilevanza delle voci della coscienza nella società civile, una forma di politica simbolica che influenza le questioni di legittimità.
A questo proposito, la parte che ha vinto la “guerra di legittimità” per il controllo della narrativa morale e legale ha generalmente determinato l’esito politico delle lotte anticoloniali dell’ultimo mezzo secolo, pur essendo militarmente inferiore.
Queste sono lezioni che gli Stati Uniti avrebbero dovuto imparare in Vietnam e Israele nel suo lungo confronto con il popolo palestinese.
Sebbene il futuro sia altamente incerto, non c’è dubbio che, ad oggi, i palestinesi abbiano vinto la guerra di legittimità, un risultato che sarà certificato dai procedimenti del Tribunale di Gaza.
Nella loro lotta contro il Colonialismo Sionista, i palestinesi hanno ottenuto una notevole vittoria simbolica dal 7 Ottobre 2023, e Israele una corrispondente sconfitta.
Registrare e documentare questo risultato a Gaza è di per sé sufficiente a giustificare la convocazione della sessione finale del Tribunale di Gaza nei prossimi giorni.
Richard Falk è Professore Emerito di Diritto Internazionale della Fondazione Albert G. Milbank presso l’Università di Princeton, detentore di una Cattedra di Diritto Globale presso l’Università Queen Mary di Londra e Ricercatore Associato del Centro di Studi Globali di Orfalea, UCSB. Nel 1965 ha agito come difensore dell’Etiopia e della Liberia nei casi dell’Africa sudoccidentale davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Un recente libro (Re)Immaginare una Dirigenza Globale Umana ([Re]Imagining Humane Global Governance – 2014) propone una valutazione orientata al valore dell’ordine mondiale e delle tendenze future. I suoi libri più recenti sono: Intervento Umanitario e Guerre di Legittimità (Humanitarian Intervention and Legitimacy Wars – 2014) Palestina: La Legittimità Della Speranza (Palestina: The Legitimacy of Hope – 2014) e Caos e Controrivoluzione: Dopo la Primavera Araba (Chaos and Counterrevolution: After the Arab Spring – 2015). Nel 2001 ha fatto parte di una Commissione d’inchiesta sui diritti umani per i Territori della Palestina composta da tre persone, nominata dalle Nazioni Unite e, in precedenza, membro della Commissione Internazionale Indipendente sul Kosovo. Tra il 2008 e il 2014 Falk è stato Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nella Palestina occupata. Tra i suoi primi libri ci sono Religione e Dirigenza Umana Globale (Religion and Humane Global Governance – 2001); Orizzonti dei Diritti Umani (2000); Sulla Dirigenza Umana: Verso Una Nuova Politica Globale (Sulla governance umana: verso una nuova politica globale – 1995); Esplorazioni ai Confini del Tempo (1993) Rivoluzionari e Funzionari (1988); La promessa dell’Ordine Mondiale (1988); Armi Indifendibili (1983); Diritti Umani e Sovranità Statale (Diritti umani e sovranità statale – 1981); Uno Studio sui Mondi Futuri (Uno Studio sui Mondi Futuri – 1975); Questo Pianeta in Via di Estinzione (This Endangered Planet – 1973); e coeditore di Crimini di Guerra (2006). Attualmente dirige presso l’UCSB un progetto sui cambiamenti climatici, la sicurezza umana e la democrazia e ricopre il ruolo di vicepresidente senior del consiglio di amministrazione della Fondazione per la Pace nell’Era Nucleare (Nuclear Age Peace Foundation).
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

