Ecco la strategia di Israele per continuare la guerra a Gaza: trovare un pretesto, non importa quanto infondato, usarlo per uccidere decine di civili e combattenti, fermare il fuoco e affermare di rispettare il cessate il fuoco. Poi rifarlo.
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Di Tareq S. Hajjaj – 29 ottobre 2025
L’esercito israeliano ha annunciato che un soldato è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Rafah martedì. Prima che la fonte degli spari potesse essere confermata, Netanyahu ha attribuito la colpa ad Hamas e ha dato ordine all’esercito di lanciare “attacchi potenti” su Gaza. La ripresa dei bombardamenti israeliani ha ucciso oltre 100 persone, 46 delle quali bambini e 20 donne, secondo quanto dichiarato mercoledì dal Ministero della Salute di Gaza.
Hamas ha rilasciato una dichiarazione affermando di non avere nulla a che fare con l’incidente e di rimanere pienamente impegnata a rispettare l’accordo di cessate il fuoco in tutte le aree. Ciononostante, l’esercito israeliano ha effettuato gli attacchi in diverse località di Gaza. In un comunicato successivo, l’esercito ha affermato che le forze israeliane avevano colpito “30 terroristi che occupavano posizioni di comando” nella Striscia.
Più tardi, mercoledì, l’esercito israeliano ha annunciato di “riprendere l’accordo di cessate il fuoco” dopo aver ucciso oltre 100 persone in una sola notte. L’uccisione del soldato israeliano e la campagna di bombardamenti sono arrivati sulla scia di giorni di retorica da parte dei politici israeliani, che hanno accusato Hamas di aver violato il cessate il fuoco a causa del lento ritorno dei corpi dei prigionieri israeliani deceduti, un fatto che Hamas ha attribuito alla mancanza di equipaggiamento e alle enormi quantità di macerie da rimuovere a Gaza.
Gli attacchi aerei di martedì non sono stati i primi bombardamenti di Israele su Gaza durante l’accordo di cessate il fuoco in corso, con il pretesto che Hamas avesse violato il cessate il fuoco. Il 19 ottobre, l’esercito israeliano ha dichiarato che Hamas aveva violato il cessate il fuoco in seguito a un’esplosione a Rafah che ha causato la morte di due soldati israeliani. Israele ha rivendicato la responsabilità di Hamas, nonostante il gruppo di Resistenza abbia negato l’accusa e la successiva diffusione di notizie secondo cui l’esplosione sarebbe stata causata da un bulldozer israeliano che avrebbe investito ordigni inesplosi. L’esercito ha ucciso oltre una dozzina di persone nella sua “ritorsione”.
Lo stesso giorno, Israele ha assassinato Yahya al-Mabhouh, un comandante delle Brigate al-Qassam che aveva preso parte all’attacco del 7 Ottobre e che guidava anche un battaglione d’élite a Est del campo profughi di Jabalia, secondo quanto riportato dai giornalisti locali. Israele ha anche assassinato Ramez Zaqout, un altro combattente che aveva partecipato all’attacco il 7 Ottobre.
Questi attacchi fanno parte di un modello emergente in cui Israele continua a inventare pretesti per lanciare una raffica di attacchi in tutta la Striscia, prendendo di mira sia civili che membri di Hamas.
Mondoweiss ha esaminato i registri delle persone uccise nei bombardamenti aerei dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le prove indicano una tattica israeliana di assassinare combattenti della Resistenza che erano riusciti a sfuggire all’individuazione durante la guerra, con il pretesto della “ritorsione” per presunte violazioni del cessate il fuoco da parte di Hamas. In sostanza, Israele continua a condurre la sua guerra durante il cessate il fuoco.
Durante l’attacco di martedì, l’esercito israeliano ha approfittato del presunto attacco di cecchini per assassinare diversi combattenti della Resistenza, sebbene le autorità locali indichino che la maggior parte delle vittime siano civili.
Tra le vittime figurano il comandante Hatem al-Qudra, capo delle Brigate al-Qassam, e Abdullah al-Liddawi, comandante del Battaglione Occidentale della Brigata Gaza Nord, anch’egli preso di mira quattro volte durante la guerra ma sopravvissuto fino agli attacchi di ieri sera, secondo fonti locali.
L’esercito israeliano ha dichiarato che tra i combattenti presi di mira figuravano tre comandanti di battaglione, due vicecomandanti di battaglione e sedici comandanti di compagnia, oltre ad aver preso di mira posti di osservazione e siti di lancio di razzi. L’esercito ha indicato al-Qudra come uno dei partecipanti all’attacco del 7 Ottobre.
L’attacco è avvenuto dopo una settimana di tensione in Israele, caratterizzata da una serie di visite di alti funzionari statunitensi che cercavano di garantire il rispetto del cessate il fuoco, che ha scatenato una crisi interna negli ambienti politici israeliani.
Secondo l’Ufficio Stampa del Governo di Gaza, il 28 ottobre l’esercito israeliano ha commesso 125 violazioni del cessate il fuoco. L’Ufficio Stampa ha aggiunto che l’esercito israeliano ha effettuato 52 sparatorie, nove incursioni in quartieri residenziali con veicoli militari oltre la linea di ritiro designata, 55 bombardamenti e 11 demolizioni di edifici civili.
Dal cessate il fuoco del 10 ottobre, Israele ha ucciso 211 palestinesi e ne ha feriti 597, secondo il Ministero della Sanità di Gaza. La maggior parte erano civili.
Famiglie bruciate vive nelle loro tende
Tra i civili uccisi negli attacchi di martedì c’erano intere famiglie. All’Ospedale Nasser di Khan Younis, la famiglia Al-Shawaf ha pianto cinque martiri, marito, moglie e i loro quattro figli, tutti uccisi all’interno della loro tenda. In una testimonianza video, un’anziana donna che si è identificata come la nonna afferma che la famiglia era sola nella tenda, senza alcun legame con la Resistenza o con l’attività militare.
Testimoni hanno affermato che nello stesso attacco sono stati uccisi anche tre uomini che si trovavano in una tenda adiacente alla loro, anche se le loro origini restano sconosciute.
La zia dei bambini uccisi, Huda al-Shawaf, ha raccontato che la famiglia dormiva nella loro tenda nella zona di Mawasi, considerata relativamente sicura anche durante la guerra.
“Mi stavo preparando per la preghiera dell’alba nella mia tenda e, prima di pregare, ho sentito il rumore di un intenso bombardamento”, ha raccontato in una testimonianza video. “Sapevo che i bombardamenti erano molto vicini alla nostra posizione, quindi mi sono coperta gli occhi e le orecchie e mi sono seduta per terra per evitare di vedere o sentire lo stesso orrore che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Ma dopo l’esplosione, mio padre ha urlato, dicendo: ‘Sono i figli di Muhammad, la loro tenda sta bruciando'”.
Si è precipitata verso la loro tenda mentre il fuoco ardeva ancora, racconta Huda.
“La bambina di sette anni era stata fatta a pezzi. Il razzo l’aveva colpita e ridotta a brandelli”, continua. “Non potevo sopportare di guardare quella scena. Sono stata la prima ad arrivare e ho visto tutti i corpi mutilati e bruciati. Sono andata da mia cognata, che stava esalando l’ultimo respiro, pronunciando la shahada. Poi sono andata dagli altri due bambini, erano ancora vivi. Li ho trascinati fuori dalla tenda, lontano dal fuoco, e li ho confortati, dicendo: ‘Siete al sicuro, starete bene’. Hanno risposto e hanno parlato un po’”.
La bambina di sette anni è poi morta a causa delle ferite, chiarisce Huda.
“Poi sono andata dal figlio maggiore, che ha 17 anni, che aveva terminato la scuola negli ultimi mesi e ora stava cercando una borsa di studio per studiare ingegneria all’estero. Era stato ucciso nel suo letto, così come le sue sorelle minori”.
Tareq S. Hajjaj è il corrispondente da Gaza per Mondoweiss.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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