La Knesset spinge per l’approvazione della legge sulla pena di morte, mentre crescono gli allarmi di esecuzioni di massa.

La commissione parlamentare israeliana della Knesset sta portando avanti un disegno di legge sulla pena di morte per i prigionieri palestinesi, suscitando una condanna globale e preoccupazioni per possibili esecuzioni.

Fonte: English version

Palestine Chronicle staff; 25 Marzo 2026.

Principali sviluppi

La commissione della Knesset approva la seconda e la terza lettura del disegno di legge sulla pena di morte. La legge prevede l’esecuzione dei prigionieri palestinesi senza grazia o consenso giudiziario. Le organizzazioni palestinesi mettono in guardia contro le esecuzioni di massa e chiedono un intervento internazionale urgente.

La Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset approva la legge sulla pena di morte

La Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset israeliana ha approvato martedì una bozza di legge che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi accusati di aver partecipato ad operazioni in cui sono stati uccisi israeliani.

Il disegno di legge è stato ora trasmesso all’Assemblea Generale della Knesset per la seconda e terza lettura la prossima settimana, avvicinandosi così all’approvazione definitiva.

Secondo una dichiarazione ufficiale della Knesset, la commissione ha respinto oltre 2.000 obiezioni presentate durante le deliberazioni prima di approvare la bozza.

La legge è stata presentata dalla deputata Limor Son-Harmalk, con il sostegno del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e approvata sotto la presidenza di Zvika Vogel.

Esecuzione obbligatoria senza possibilità di grazia

Secondo il testo, la legge prevede la pena di morte per chiunque “causi deliberatamente la morte di un colono in un atto classificato come resistenza”.

Il disegno di legge elimina completamente la possibilità di grazia, rendendo la condanna definitiva e irrevocabile.

Elimina inoltre il requisito del consenso giudiziario e affida la responsabilità dell’esecuzione al Servizio Penitenziario Israeliano, specificando che l’esecuzione per impiccagione avverrà entro un periodo non superiore a 90 giorni dalla sentenza.

La legge concede inoltre al capo del governo israeliano l’autorità di richiedere un rinvio dell’esecuzione in “circostanze speciali”, a condizione che il rinvio totale non superi i 180 giorni.

Applicazione discriminatoria

Il disegno di legge stabilisce un quadro giuridico differenziato tra le diverse aree geografiche. Nella Cisgiordania occupata, la pena di morte è prevista come pena principale, mentre i tribunali militari possono imporre l’ergastolo solo in “circostanze speciali”.

L’autorità di definire queste eccezioni è legata alle direttive emanate dalla leadership militare israeliana, ponendo di fatto la politica in materia di condanne sotto il controllo esecutivo. La legge si applica esplicitamente ai palestinesi accusati di azioni “nazionalistiche o motivate da ragioni di sicurezza”, escludendo al contempo gli autori ebrei, rafforzando i timori di un’applicazione discriminatoria.

La decisione giunge in un contesto di sistematica escalation contro i prigionieri palestinesi.

L’Ufficio stampa dei prigionieri ha affermato che il disegno di legge rappresenta “un’escalation senza precedenti” e “una flagrante violazione di tutte le leggi e convenzioni internazionali”, avvertendo che riflette “intenzioni premeditate di commettere un crimine organizzato contro il movimento dei prigionieri”.

Ha aggiunto che la legge mira a trasformare le carceri in spazi di “liquidazione fisica” dopo anni di quella che ha definito una lenta uccisione attraverso la tortura, la privazione e la negligenza medica.

Percorso verso le “esecuzioni di massa”

I gruppi politici palestinesi hanno lanciato forti allarmi sulle implicazioni della legge.

Il movimento di resistenza palestinese Hamas ha descritto il disegno di legge come “un pericoloso passo terroristico che apre la strada all’esecuzione di omicidi e crimini di liquidazione contro i nostri prigionieri”, avvertendo che mira a trasformare le carceri in arene di esecuzione diretta.

Ha affermato che far male ai prigionieri costituisce una “linea rossa” che potrebbe innescare un confronto più ampio.

Il portavoce di Fatah, Abdel Fattah Dawla, ha dichiarato che la legge rappresenta “un pericoloso passo nel processo di legalizzazione dell’omicidio”, aggiungendo che istituisce “un sistema legale basato sulla vendetta al di fuori del quadro della giustizia”.

Ha sottolineato che il provvedimento viola il diritto internazionale umanitario e tenta di fornire copertura legale a pratiche che minano il diritto alla vita.

Anche il Movimento dei Mujahidin Palestinesi ha descritto il disegno di legge come una “pericolosa escalation” che riflette quella che ha definito una “mentalità fascista e brutale”, avvertendo che potrebbe portare a esecuzioni su larga scala.

Appelli all’intervento internazionale

Istituzioni e gruppi politici palestinesi hanno chiesto un’azione internazionale urgente per impedire l’entrata in vigore della legge.

L’Ufficio stampa dei prigionieri ha esortato le organizzazioni per i diritti umani e gli organismi internazionali a intervenire immediatamente, avvertendo delle gravi conseguenze che potrebbero derivare dalla legge sia all’interno che all’esterno delle carceri. Fatah ha chiesto alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di “adempiere alle proprie responsabilità legali e morali”, intervenire per bloccare la legge e garantire la protezione dei prigionieri palestinesi.

Diversi gruppi hanno sottolineato che la legislazione giunge in un clima di silenzio e distrazione internazionale, soprattutto in un momento in cui l’attenzione globale è concentrata sulla guerra regionale in corso.

(PC, QNN, media israeliani)

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Traduzione a cura di: Nicole Santini 
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